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La grammatica dei legami

· ​Il Vangelo di domenica 12 maggio, IV di Pasqua ·

Appartenere, sinonimo del verbo amare. Lo sanno bene gli innamorati e tutti coloro che, almeno una volta, hanno permesso alla vita di forzare il cancello serrato del loro cuore, e spalancare le porte a un legame, un’amicizia, una gioia condivisa. Amare significa appartenere — in un legame di libertà e non di possesso — a colui o colei che si ama, cioè conoscere nel profondo, ascoltare la sua voce anche nel silenzio, seguire l’altro fino in fondo e ovunque.

Ecco i tre verbi che Gesù usa, in questi pochi versetti del Vangelo, anzitutto per dirci che la fede è un racconto d’amore, è la storia di un incontro personale tra un Dio innamorato e la tua vita. Siamo noi ad averla spesso ridotta a norma, a doveri, a sacrifici da compiere ma, invece, il nostro Dio si presenta come colui che riempirci di vita. Come un pastore con le sue pecore, Egli ci conosce per nome e nella nostra unicità, ascolta le domande e i desideri che si levano dal nostro cuore, ci segue nel cammino della vita come discreto compagno di viaggio, qualunque sia la strada che percorriamo. Allo stesso tempo, Egli ci chiama: siamo conosciuti e amati, perciò siamo chiamati ad ascoltarLo. A fidarci della sua promessa d’amore: niente e nessuno ti strapperà dalla mia mano. E, dietro questa promessa di felicità, seguirLo.

Ricordo le parole del cardinale Martini: «Per conoscere bene una persona non ci si può accontentare del sentito dire: dobbiamo dialogare con lei a quattr’occhi. La cosa straordinaria del nostro dialogo con Dio è che se all’inizio sembriamo noi incominciare a parlare con Lui… infine scopriamo che pregare è ascoltare Dio che parla con noi».

In queste tre parole, allora, c’è la mappa della nostra vita. L’annuncio straordinario che, alla fine, vivere è una questione di legame: conoscerci, ascoltarsi, seguirsi l’un l’altro nella gioia della condivisione e della cura reciproca. Vale nei confronti di Dio, ma anche nelle nostre relazioni umane: nelle famiglie, nelle amicizie, nelle comunità religiose, nella società, assistiamo alla dissoluzione dei legami o, tuttalpiù, legami fragili, frammentati, spesso feriti, talvolta spezzati. E invece la gioia consiste nel rinsaldare la relazione con Dio, con i fratelli, con il mondo che ci circonda. Ci sono miracoli — ha detto Papa Francesco pochi giorni fa in Bulgaria — che accadono quando siamo capaci di condividere.

Un invito per la nostra vita personale, ma anche per la Chiesa e per la società: impariamo di nuovo la grammatica dei legami. Lì c’è una promessa di felicità e di vita.

di Francesco Cosentino

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25 agosto 2019

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