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La giustizia è parte dell’Alleanza

· Nella Bibbia ·

Károly Ferenczy, «Il discorso della montagna» (1896)

Il tema della giustizia compare nella Bibbia già agli albori della creazione, nella grande benedizione impartita da Dio all’adam, creato maschio e femmina (Genesi 1, 26-29): in essa si fonda il diritto «naturale, originario e prioritario» di ogni uomo (Compendio della Dottrina Sociale della Chiesa § 172) alla destinazione universale dei beni della terra. Da questo principio discendono gli obblighi dell’anno sabbatico e del giubileo (Esodo 23; Levitico 25), che impegnano ad avere sollecitudine per gli indigenti del popolo. Le norme del Pentateuco indicano le modalità per praticare la giustizia, per tutelare i diritti del povero e dell’indifeso, sottolineando il dovere di non sfruttare il fratello in difficoltà e invitando a collocare al primo posto la relazione tra le persone. L’insistenza sull’argomento è forte nei libri profetici, ove la giustizia è parte dell’alleanza: si vedano le promesse per chi rispetta i poveri (Geremia 7, 5-7. 22, 3-5), le condanne che incombono su chi li maltratta (Ezechiele 22, 7-16; Malachia 3, 5) e i divieti sul tema (e.g. Zaccaria 7, 10). La relazione con Dio si nutre e si approfondisce nelle relazioni con i fratelli, e si manifesta nella disponibilità a lenire le sofferenze dell’orfano, della vedova, dello straniero, del povero, della sterile. In essi si incontra Dio: il Figlio dell’Uomo si è fatto come gli ultimi, per Lui «non c’era posto nell’albergo» (Luca 2, 7), e «non aveva dove posare il capo» (Matteo 8, 20; Luca 9, 58). Le beatitudini evangeliche (Matteo 5, 1-12; Luca 6, 20-23) prediligono quanti vivono allo stesso modo, affidati a Dio e capaci di realizzare la giustizia, e la pericope di Matteo 25, 31-46 assicura che il giudizio sarà sull’amore: il premio eterno è riservato a quanti hanno saputo accogliere il Signore negli ultimi della terra.

Questa è la giustizia secondo la Bibbia: il riconoscimento ai poveri di quanto loro spetta, dal momento che sono uomini, destinatari della stessa benedizione che ha investito ogni adam. Ed è interessante ricordare che la parola zedaqa, “giustizia”, in ebraico significa anche “elemosina”: se nelle lingue occidentali l’atto di dare al povero è connesso etimologicamente con la “pietà” e con la “carità”, in Israele si tratta di un atto dovuto nella consapevolezza che quanto si possiede è un dono di Dio e a Lui appartiene. Forti di questa certezza, le prime comunità cristiane mettevano in comune i beni materiali vivendo in piena fraternità (Atti 2, 44-45).

Nel discorso della montagna (Matteo 5-7) Gesù insiste sul tema della giustizia, e mostra che il Regno dei Cieli è destinato a chi non si acquieta di fronte alle iniquità del mondo. Le lettere cattoliche e pastorali riprendono gli stessi temi richiamando alla giustizia come criterio di vita sulla terra (Tito 2, 11-14; Filippesi 1, 9-11; Romani 13, 6-8).

La giustizia è nella Bibbia un atto sapienziale, prerogativa di re e capi ed elemento fondamentale della fede, che consente all’uomo di preparare i tempi messianici. I testi profetici e i Salmi regali affrontano con insistenza il tema dell’equità sulla terra: il Re Messia «consoliderà il trono di Davide mediante il diritto e la giustizia» (Isaia 9, 6; cfr. Isaia 11, 1-10; Geremia 23, 5-8; 33, 14-16; Salmi 72; 96, 13; Salmi 98; Salmi 103 ,6; Salmi 118, 9.19-21). Il tema ritorna nel messaggio di Giovanni il Battista (Luca 3, 2-18), che chiama a preparare la strada al Cristo-Messia «abbassando i monti e colmando le valli» (Luca 3, 4-5, citazione diretta di Is 40, 3-5; cfr. anche Isaia 35, 8; Baruc 5, 7), ossia combattendo gli squilibri sociali: l’obiettivo ultimo della giustizia sulla terra è consentire a ogni uomo, attraverso una vita dignitosa, di sperimentare e «vedere la salvezza di Dio» (Luca 3, 6). Giovanni invita a eliminare le disparità tra le persone operando nell’ordinarietà (cfr. Luca 3, 10-14), e mostra come la giustizia non sia atto eccezionale, ma impegno quotidiano e costante che passa per un uso corretto dei beni, delle ricchezze e dei carismi, e per la capacità di guardare con benevolenza alle esigenze e alle necessità del fratello. In questo modo, la giustizia non si discosta mai dalla misericordia, da un amore capace di comprensione e di perdono, come quello di Dio.

di Laura Paladino
Storica e biblista, docente di Ebraico biblico, Greco biblico ed Esegesi dell’Antico e del Nuovo Testamento presso la Pontificia Università Gregoriana e l’Università Pontificia Regina Apostolorum

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