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Il buon uso
delle nuove scoperte

· I cattolici francesi e gli stati generali della bioetica ·

Marc Chagall «Mère et enfant» (1969)

 «Noi crediamo ai benefici del progresso della conoscenza e della scienza, ma crediamo anche che la riflessione e il discernimento sul buon uso delle nuove scoperte siano alla base della capacità di costruire una società sempre più umana, al servizio dei più vulnerabili e dei più deboli». Lo scrive l’arcivescovo di Parigi, Michel Aupetit, nell’editoriale che accompagna il libretto della diocesi dedicato agli stati generali della bioetica apertisi in Francia il 18 gennaio, consultazione popolare voluta dal governo in vista della revisione delle leggi in materia in programma entro la fine dell’anno. Distribuito in centoventimila copie, il documento, cinquantasei pagine ricche di schede che approfondiscono le varie questioni, desidera fornire soprattutto ai cattolici un aiuto ad apprendere in maniera semplice i diversi argomenti affrontati da un dibattito «così importante per il futuro dei nostri figli». Per monsignor Aupetit, medico specializzato in bioetica, i cattolici, e più ampiamente l’insieme dei cittadini, devono sentirsi responsabili nel partecipare a «una riflessione seria che nutre la mente e allarga il cuore».

Ricerca sull’embrione umano, diagnosi prenatale, terapia genica, dono di organi e di gameti, big data, intelligenza artificiale, interazioni fra biologia e psiche, procreazione medicalmente assistita, gestazione per altri (surrogazione di maternità), fine vita: questi i principali problemi che verranno affrontati durante gli stati generali che termineranno ufficialmente il 7 luglio e che hanno come tema «Quel monde voulons-nous pour demain?». Un giorno scelto non a caso, quello del 7 luglio: la legge sulla bioetica è infatti datata 7 luglio 2011 e prevede di essere oggetto di revisione da parte del parlamento ogni sette anni, preceduta da un dibattito pubblico sotto forma di stati generali organizzati dal Comitato consultivo nazionale di etica.

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18 agosto 2019

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