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​La giornata dei poveri

· ​Al giubileo degli esclusi il Papa ricorda che non c’è pace quando manca la giustizia ·

«Vorrei che oggi fosse la “giornata dei poveri”»: lo ha auspicato Papa Francesco ricordando l’antica tradizione legata a san Lorenzo, che prima di subire il martirio «distribuì i beni» ai poveri, ritenuti i «veri tesori della Chiesa». E per lanciare questa provocazione il Pontefice ha scelto la messa domenicale del 13 novembre, in cui ha celebrato nella basilica vaticana il giubileo degli esclusi. Seimila persone, giunte da 23 Paesi del mondo, accompagnate e ospitate a Roma dalle organizzazioni di volontariato che se ne prendono cura, hanno partecipato all’avvenimento iniziato venerdì 11 con l’udienza nell’aula Paolo VI.

All’omelia il Papa ha preso spunto dalle letture della trentatreesima domenica del tempo ordinario, la penultima dell’anno liturgico, accostandone i contenuti all’immagine di un “setaccio”: esse «ci ricordano — ha spiegato — che quasi tutto in questo mondo passa, come l’acqua che scorre via; ma ci sono realtà preziose che rimangono». Due in particolare: «il Signore e il prossimo» che «sono i beni più grandi, da amare». Anche perché «tutto il resto — il cielo, la terra, le cose più belle, anche questa Basilica — passa».

Da qui l’invito «quando si parla di esclusione» a pensare a «persone concrete», in un mondo in cui «la persona umana, posta da Dio al culmine del creato, viene spesso scartata. E questo è inaccettabile — ha denunciato il Pontefice — ed è grave che ci si abitui a questo scarto; bisogna preoccuparsi, quando la coscienza si anestetizza e non fa più caso al fratello che ci soffre accanto o ai problemi seri del mondo, che diventano solo ritornelli già sentiti nelle scalette dei telegiornali».

Rivolgendosi quindi ai protagonisti della celebrazione, Francesco ha chiesto loro un aiuto «a sintonizzarci sulla lunghezza d’onda di Dio» e a guardare i «tanti poveri Lazzaro di oggi. Quanto ci fa male — ha constatato — fingere di non accorgerci di Lazzaro che viene escluso e scartato». Significa, ha ripetuto per ben due volte, «voltare la faccia a Dio» rivelando «un sintomo di sclerosi spirituale» da cui nasce «la tragica contraddizione dei nostri tempi: quanto più aumentano il progresso e le possibilità, il che è un bene, tanto più vi sono coloro che non possono accedervi. È una grande ingiustizia — ha ammonito — che deve preoccuparci. Perché non si può stare tranquilli in casa mentre Lazzaro giace alla porta; non c’è pace in casa di chi sta bene, quando manca giustizia nella casa di tutti».

Infine il Papa ha ricordato che nelle cattedrali e nei santuari di tutto il mondo si chiudevano le Porte della Misericordia a conclusione del giubileo straordinario. «Apriamo gli occhi — è stata la sua invocazione — dinanzi al fratello dimenticato ed escluso, al “Lazzaro” che giace davanti alla nostra porta. Lì punta la lente d’ingrandimento della Chiesa». Per questo occorre pregare il Signore affinché «ci distolga dagli orpelli che distraggono, dagli interessi e dai privilegi, dagli attaccamenti al potere e alla gloria, dalla seduzione dello spirito del mondo».

Successivamente il Papa ha recitato l’Angelus con i fedeli presenti in piazza San Pietro, lanciando — in occasione della giornata del ringraziamento celebrata dalla Chiesa italiana — un appello affinché «la madre terra sia sempre coltivata in modo sostenibile» .

L’omelia del Papa  

Le parole all’Angelus

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18 settembre 2019

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