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La gioia di essere perdonati

· Messa a Santa Marta ·

Il cristiano dev’essere sempre un testimone di gioia, perciò non può mai avere la «faccia da veglia funebre»: è questo in sintesi per Papa Francesco il messaggio della liturgia di giovedì 21 dicembre. Lo ha sottolineato all’omelia della messa mattutina celebrata a Santa Marta, evidenziando che si tratta di «un messaggio di speranza, ma anche di gioia forte: “Rallegrati, grida di gioia — dice il profeta — esulta e acclama con tutto il cuore”, sii gioioso, sii gioiosa».

Il riferimento è al brano di Sofonia (3, 14-17) proclamato nella prima lettura: «È la gioia — ha spiegato il Pontefice — che non è la gioia di una festa; è una gioia che viene da dentro e ci invita, la Chiesa, a trovare questa gioia che ci offre la redenzione del Signore: “Rallegrati, grida, grida di gioia, esulta e acclama con tutto il cuore”». In proposito il Papa ha invitato a pensare «al salmo che ricorda la liberazione del popolo da Babilonia, che dice: “Ma il nostro cuore era pieno di gioia, la bocca si riempì di risa”», perché «una bocca di sorriso, di risa, questa è la gioia che oggi ci invita ad avere».

Xiaoyang-Galas «Sii felice»

Successivamente Francesco ha individuato «tre punti collegati a questa gioia» suggeriti dalla stessa prima lettura. Anzitutto, ha detto, «“gioisci, rallegrati, grida di gioia perché il Signore ha revocato la tua condanna”. “Ha revocato la tua condanna”»; ovvero, ha chiarito, «ti ha perdonato, non sei colpevole, ha dimenticato tutto quello; gioisci, ti ha dato il perdono». A volte, ha osservato Francesco, «noi sappiamo che siamo stati perdonati», ma c’è un’incapacità di dimostrarlo: si preferisce restare in una «vita tiepida». Ma «se tu sei stato perdonato, sei stato guarito, rallegrati!», ha esortato il Papa. Del resto, «la gioia cristiana è questa, questa è la radice propria della gioia cristiana».

Francesco ha portato come di consueto alcuni esempi concreti: «pensiamo a un carcerato quando gli viene commutata la pena. Non ci può credere, non se l’aspettava e la gioia: “Mi hanno perdonato!”». Oppure «ricordiamo tante volte i malati guariti da Gesù nel Vangelo, quei paralitici che...: “Alzati, vai! Alzati”, e prendevano la barella e se ne andavano gioiosi». Mentre purtroppo, come cristiani, spesso «noi non siamo coscienti del perdono della redenzione, della giustificazione che ci ha portato Gesù: siamo stati perdonati!». Al punto che, ha ricordato, «un filosofo criticava i cristiani, lui si diceva agnostico o ateo, non sono sicuro, ma criticava i cristiani e diceva questo: “Ma quelli — i cristiani — dicono di avere un Redentore; io ci crederò, crederò nel Redentore quando loro avranno la faccia di redenti, gioiosi per essere redenti”».

Ma, ha osservato Francesco, «se tu hai faccia di veglia funebre, come possono credere che tu sei un redento, che i tuoi peccati sono stati perdonati?». Dunque «questo è il primo punto, il primo messaggio della liturgia di oggi: tu sei un perdonato, ognuno di noi è un perdonato». Da qui l’invito: «prendi questo perdono e vai avanti con gioia. “Ma sono peccatore...” Sì, ma se lui ti ha perdonato alla radice, ti perdonerà poi le cose che per debolezza tutti facciamo. Dio è il Dio del perdono, non dimenticare mai, e avere faccia di redenti, gioiosi».

Quanto al secondo punto, il Papa ha riproposto il passaggio in cui il profeta esorta: «Rallegrati perché il re di Israele, il Signore, è in mezzo a te, e tu non temerai più alcuna sventura». Di conseguenza, ha chiarito Francesco, occorre essere «non solo gioiosi perché siamo stati perdonati, ma gioiosi perché il Signore cammina con noi, è in mezzo a noi; è in mezzo alle nostre prove, alle nostra difficoltà, alla nostra vita, alle nostre gioie; è in mezzo a tutto. Il Signore è con noi, cammina con noi, come ha camminato dal momento che chiamò il nostro padre Abramo». E riguardo al «Dio che cammina con noi», il Pontefice ha osservato che «è bello durante la giornata dire qualche parola al Signore che è accanto a noi, è nella nostra vita: “Ma guarda, Signore, che bello questo, guarda Signore quale difficoltà, guarda questo, guarda l’altro...”». È bello, ha aggiunto, «parlare perché lui è in mezzo a noi, in mezzo al nostro popolo, in mezzo alla mia vita, e per questo, ci dice il profeta: “Gioisci, salta, grida, grida di gioia, balla di gioia”».

Infine, per ciò che concerne il terzo aspetto, il Papa ha rimarcato che Sofonia «poi ci dice un’altra cosa: “Ci saranno sventure nella vita, ma tu perché sei un perdonato e perché il Signore in mezzo a te — cosa ci dice? Terzo: —, non lasciarti cadere le braccia”». Infatti «quel pessimismo della vita non è cristiano. Nasce da una radice che non sa che è stata perdonata, nasce da una radice che non ha sentito mai le carezze di Dio». Mentre, di contro, «il Vangelo ci fa vedere questa gioia: “Maria gioiosa si alzò e andò in fretta”» come scrive Luca (1, 39-45). Infatti «la gioia ci porta anche fretta; sempre, perché la grazia dello Spirito Santo non conosce la lentezza. Lo Spirito Santo sempre va in fretta, sempre ci spinge: andare avanti; come il vento nella vela, nella barca... Vai avanti, forza».

Sempre con lo sguardo rivolto all’episodio evangelico del giorno, da ultimo il Papa ha dato risalto al fatto che «Maria, piena dello Spirito Santo, trova quell’altra donna; e quella donna», Elisabetta, «al saluto di Maria riceve la pienezza dello Spirito Santo. E anche lei gioisce, non solo lei: il bambino sussulta nel suo seno», ha chiosato accennando alla figura di Giovanni il battista. Insomma, ha concluso il Papa, «questa è la gioia che la Chiesa ci dice: per favore siamo cristiani gioiosi, facciamo tutto lo sforzo per far vedere che noi crediamo di essere redenti, che il Signore ci ha perdonato tutto e, se noi faremo qualche scivolata, lui perdonerà pure perché è il Dio del perdono; che il Signore è in mezzo a noi e che non ci lascerà cadere le braccia». Perché «questo è il messaggio di oggi: “Alzati”. Quell’alzati di Gesù, ai malati: “Alzati vai, grida di gioia, rallegrati, esulta e acclama con tutto il cuore”».

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