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La gioia della fede e il riscatto dal dolore

· Da Aparecida a Rio de Janeiro la giornata di Papa Francesco ·

«Mantenere la speranza, lasciarsi sorprendere da Dio, e vivere nella gioia»: in questi «tre semplici atteggiamenti», indicati soprattutto ai giovani «luci di speranza» per la Chiesa e per la società, c’è tutta la visione di fede di Papa Francesco, recatosi in pellegrinaggio ad Aparecida  mercoledì mattina, 24 luglio.  Vi era già stato sei anni fa da cardinale, per partecipare ai lavori della v conferenza generale del Celam presieduti dal  predecessore Benedetto xvi. Oggi è tornato  per  consacrare alla Vergine il suo pontificato e invocarne la protezione sul buon esito della  Giornata mondiale della gioventù e sulla vita dell’intero popolo latinoamericano.

E nel santuario mariano nazionale del Brasile, il più grande dell’America latina con le sue dimensioni di poco inferiori alla basilica di San Pietro, ha intenzione di ritornare in un futuro non lontano: lo ha confidato lui stesso al termine della messa, quando affacciatosi per benedire quanti avevano seguito il rito dai maxischermi, ha chiesto di pregare perché possa essere lì anche nel 2017, quando sarà celebrato il terzo centenario del ritrovamento della venerata statuina nera.

Dopo le precedenti visite di Giovanni Paolo ii (luglio 1980) e di Benedetto XVI (maggio 2007), quella di Papa Francesco è la terza di un Pontefice a questo luogo mariano fra i più frequentati e amati al mondo: oltre 11 milioni di pellegrini vi si sono recati solo nell’ultimo anno.

Percorsi in aereo e poi in elicottero i 200 chilometri che separano la cittadella mariana da Rio de Janeiro, il Pontefice è giunto ad Aparecida accolto dall’entusiasmo di  oltre duecentomila fedeli, presenti nonostante la pioggia caduta incessantemente e il freddo di queste giornate, che hanno ben poco del decantato  mite inverno carioca.

Dopo un bagno di folla a bordo della papamobile, con conseguente   ritardo di almeno mezz’ora sugli appuntamenti in programma, il Santo Padre è stato accolto dal rettore della stupenda basilica, il redentorista Domingos Sávio. Nella Sala dei dodici  Apostoli, dov’è custodita, ha pregato davanti alla venerata immagine, ripescata spezzata — prima fu trovato il corpo, poi la testa — da tre pescatori nel fiume Paraíba. Da allora è divenuta la protettrice degli oppressi, dapprima degli schiavi neri, poi di tutti quelli che soffrono per le ingiustizie. Nel 1930 è stata proclamata patrona del Brasile.

Al termine della preghiera in privato, il vescovo di Roma ha quindi celebrato all’interno della basilica la prima messa pubblica in terra brasiliana — utilizzando le letture della festa patronale del 12 ottobre — e ha letto in portoghese la prima omelia di questo viaggio. Con lui hanno concelebrato, con i paramenti bianchi, gli ecclesiastici del seguito e i vescovi della regione. Al termine il Pontefice ha impartito la benedizione stringendo tra le mani la riproduzione lignea della Vergine nera donatagli a nome dei devoti del santuario dal cardinale arcivescovo Damasceno Assis; poi dalla loggia del santuario ha ripetuto il gesto benedicente, dopo aver scambiato alcune battute con i fedeli  che lo attendevano all’esterno.

Per il pranzo Papa Francesco si è quindi trasferito al vicino seminario Bom Jesús,  noto come Colegião, dov’erano ad attenderlo i vescovi della provincia e i candidati al sacerdozio di diverse regioni del Paese. Nella struttura in stile rinascimentale, che nel 1980 ospitò per alcune ore Giovanni Paolo ii, Papa Francesco ha benedetto un’immagine di sant’Antonio de Santana Galvão  che sarà collocata nel santuario a lui dedicato a Guaratinguetá.  Il frate brasiliano fu canonizzato da Papa Ratzinger a San Paolo nel 2007.

Nel pomeriggio, rientrato in volo a Rio de Janeiro, il Pontefice ha chiuso l’intensa giornata con una visita all’Hospital São Francisco de Assis na Providência de Deus. Sorvolando la metropoli carioca, ha potuto vedere le stridenti contraddizioni tra i grattacieli in vetro e acciaio, i centri commerciali illuminati al neon e i campi da golf da una parte, e le colline dove si distendono le baracche delle favelas dall’altra. Mentre negli spostamenti in automobile si sono ripetute, nonostante il maltempo, le scene di gioia del giorno dell’arrivo; con tanta gente in festa lungo le strade, in questa circostanza meglio presidiate e transennate.

Nella struttura sanitaria che sorge nel quartiere Tijuca, il Pontefice ha inaugurato un reparto specializzato nella cura delle dipendenze chimiche: si chiama Polo di attenzione integrale per la salute mentale (Pai) e il suo ideatore, il francescano Francesco Bellotti, nel 1985 avviò con pochi volontari una realtà che oggi è diffusa in varie parti del Brasile, all’avanguardia nella cura dei “lebbrosi del ventunesimo secolo”: i fantasmi del crack, uomini e donne che fumano gli scarti della lavorazione della coca. Nel Paese sono oltre due  milioni, seimila dei quali solo nelle favelas di Rio. Che non a caso sono chiamate anche crackolandias: luoghi in cui i poveri annegano le sofferenze quotidiane in questo veleno chimico che annienta, un po’ come avviene nelle vilas miserias di Buenos Aires, dove dilaga il paco, ottenuto con rimasugli della pasta di coca.

Grazie anche al contributo della Conferenza episcopale italiana, il Pai può ora garantire 40 nuovi posti letto, che vanno ad aggiungersi ai 500 del nosocomio, offrendo oltre alla prima emergenza anche un progetto integrale di recupero. Dopo la degenza, infatti, i malati proseguono un percorso di recupero nei centri riabilitativi dell’arcidiocesi. La realizzazione di questo progetto  vuole essere un segno sociale tangibile per ricordare il raduno mondiale delle nuove generazioni a Rio.

La cerimonia si è svolta all’insegna della semplicità francescana: dopo aver pregato nella cappella del nosocomio, il Santo Padre ha offerto in dono un completo liturgico composto da calici e ampolle in ceramica decorata a mano. Successivamente nel cortile, tra canti e numerosi applausi, prima del discorso del Santo Padre hanno preso la parola l’arcivescovo Tempesta, il coordinatore del progetto e vicario della Pastorale della carità nell’arcidiocesi carioca, padre Manoel de Oliveira Manangão, due pazienti e il direttore della struttura, fra Francisco Bellotti. Particolarmente significative le parole dei due giovani, che con la loro testimonianza di dolore e di speranza hanno commosso il Papa e tutti i presenti. Tra questi anche alcuni ex tossicodipendenti che hanno confezionato le sedie utilizzate nell’occasione. Da parte sua il Pontefice ha ammonito i mercanti di morte che diffondono la piaga del narcotraffico e ribadito la sua contrarietà alla liberalizzazione delle droghe, di cui si sta discutendo in varie parti dell’America latina.

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