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La fiducia degli affetti

· Nella serie televisiva «This is Us» ·

«Mi piace che abbiate preso il limone più aspro che la vita possa offrire e lo abbiate trasformato in una bella limonata». Lo dice un ginecologo emozionato a Jack e Rebecca: due giovani sposi che aspettavano tre gemelli, ma uno di questi non ce l’ha fatta. Commenta così, il medico, la decisione della coppia di adottare un bimbo di colore abbandonato, giunto in ospedale proprio quando uno dei tre neonati smetteva di respirare. 

Una scena della serie tv americana «This is Us»

Sta in questa metafora una delle chiavi per comprendere e amare l’americana This is Us, candidata ai Golden Globe 2017 come miglior serie drammatica e trasmessa in Italia su Fox Life, canale di Sky, dal 21 novembre 2016 al 17 aprile 2017. Sta nel modo in cui i protagonisti trasformano gli imprevisti della vita in bellezza, nella loro capacità di prendere la propria storia, anche dolorosa, e di modellare un capolavoro di fertilità, ribaltando le esperienze negative in occasione evolutiva, convertendole in insegnamento al pari di quelle positive.
Non senza un tempo per la sofferenza, non senza un’impegnativa interrogazione sul modo migliore di spendere la vita. Capiranno, i protagonisti di questa serie corale, ironica e commovente sul tema della famiglia e dell’essere umani prima di tutto, che nessuna vita vale come quella versata per edificare il bene, per fecondare altre esistenze partendo dalla propria. Sono tutti in viaggio, ognuno col proprio passo, ognuno in un percorso di crescita non sempre lineare. Abitano tutti un trascinante andirivieni temporale che va dall’alba degli anni Ottanta ai giorni nostri, da quando Jack e Rebecca sono un girotondo di baci appassionati, a quando i loro tre figli, Kevin, Kate e Randall, sbattono contro le mille prove della vita, sperimentando il pendio, il bivio e la caduta, con le ferite inevitabili di chiunque attraversi questo mondo.
Dal cubo di Rubik e le canzoni di Madonna fino a Notting Hill e al regista Ron Howard, mentre Randall, quello dei tre adottato, avanza cercando di essere perfetto, col terrore che se molla è fregato: di nuovo abbandonato. Mentre Kate convive col problema dell’obesità, e tutta la sua vita è una questione di peso: vestiti, sedie, viaggi, relazioni. Mentre Kevin, protagonista di una sit-com famosissima, non sa ancora se ha talento, e per capirlo deve piegare le sbarre di una popolarità ormai senza sapore, accettando trepidante nuove sfide.
Ogni dubbio e sofferenza di questi ragazzi ormai trentaseienni, però, è alleviata dal lavoro dei loro genitori: da quel Jack che nonostante un padre alcolizzato e innamorato più del football che del figlio, ha saputo trasformarsi nel supereroe più normale d’America, e da quella Rebecca che non ha mai smesso di essere madre e moglie nonostante il talento e la passione per il canto. Hanno intessuto relazioni autentiche coi figli, Jack e Rebecca, guardandoli negli occhi e usando parole, sorrisi e carezze come pronto ed efficiente soccorso ai ragazzi che intanto crescevano. «Quando vedeva il football in televisione — spiega Jack a sua moglie — mio padre mi permetteva di stargli vicino, a patto che mi sedessi per terra e non facessi chiasso. I miei figli potranno sedersi sul divano e fare tutto il chiasso che vogliono».

di Edoardo Zaccagnini

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