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La gioia dei bambini albanesi

· Iniziativa vocazionale dei Rogazionisti ·

Anche quest’anno le famiglie religiose di sant’Annibale Maria Di Francia, i padri Rogazionisti e le suore Figlie del Divino Zelo, hanno vissuto con una trentina di giovani il Campo missione vocazionale in terra albanese.

Da oltre dieci anni la “Terra delle aquile”, l’Albania, ospita i giovani missionari italiani che accettano di rinunciare a una parte delle proprie vacanze per mettersi in gioco in una terra ancora segnata dalla violenza del regime dittatoriale comunista. L’Albania ormai è molto cambiata, non è più come negli anni ’90, messa letteralmente in ginocchio dopo decenni di regime che, oltre ad aver impoverito la bella nazione balcanica, ha impedito ogni forma di religione. Durante il comunismo, non importava se si fosse cattolici, ortodossi o musulmani, perché in ogni caso il regime era completamente ateo. Così una delle cose che rimane impressa al giovane missionario che per la prima volta attraversa il mar Adriatico per sbarcare in Albania è la testimonianza soprattutto degli anziani albanesi, che ricordano come anche un semplice segno di croce diventava un pericolo per tutta la famiglia.

Ma oggi il Paese è molto cambiato, non ci sono più quelle povertà estreme che non garantivano nemmeno il necessario per vivere, anche se permangono situazioni difficili dovute all’assenza di lavoro e a servizi che ancora mancano. Perciò il popolo albanese per certi aspetti continua a soffrire, ad attendere il proprio riscatto sociale per vivere in una maniera dignitosa, come tante altre nazioni europee.

Questo è quanto sperimentano i giovani missionari che vivono insieme ai padri e alle suore ogni anno in occasione del Campo missione vocazionale. Quest’anno il ricco gruppo dei missionari ha risalito l’Albania, alla volta di un piccolo villaggio, Kalivaç, sull’altopiano della zona cristiana chiamata Mirdita.

Il campo missione ha visto i giovani mettersi in gioco, alla scuola di sant’Annibale, organizzando momenti di preghiera, catechesi, danze e giochi per i piccoli e i meno piccoli del povero villaggio in provincia di Lezhë.

Il villaggio ha accolto con gioia i giovani missionari ed è stata subito amicizia. La lingua? Problema superabile: con qualcuno che traduce, qualche albanese che conosce l’italiano oppure comunicando in inglese. Quello che conta non sono tanto le parole, quanto i piccoli e grandi gesti d’amore.

Rotto il ghiaccio con le famiglie del villaggio, subito è iniziata una vera e propria “corsa all’ospitalità”: gli abitanti del posto, malgrado le condizioni povere, hanno da subito cominciato a condividere quello che avevano. Così i missionari hanno potuto assaggiare i prodotti della terra coltivati in quei luoghi, il buon formaggio locale, piatti tipici e molto altro. Una cosa è certa: gli albanesi sono un popolo molto, molto ospitale.

Ma non sono solo gli albanesi che hanno raggiunto il luogo della missione; anche i giovani italiani, sfidando il torrido caldo estivo, si sono messi in marcia per visitare alcune famiglie della zona. Anche lì l’ospitalità ha fatto da padrona: i missionari sono stati accolti davvero con il cuore. Malgrado la vita povera e semplice, l’ospite va accolto con cura, offrendo una bibita fresca o un bicchierino di “raki”, grappa che gli albanesi stessi producono in casa.

Visitando le famiglie, ci si accorge della vita semplice e povera che gli albanesi di quelle zone sperimentano. Una vita modesta ma dignitosa, ritmata dalle attività agricole e dall’allevamento di animali: capre, mucche, pecore. Se una famiglia albanese possiede una mucca, la si può ritenere una famiglia agiata.

Il paesaggio della Mirdita ti penetra dentro: fiumi, ruscelli, strade fatte di terra, animali di allevamento e selvatici, alberi. Basta camminare un po’ per strada e non è difficile incontrare una tartaruga, “breshkë” in albanese. E poi i bambini. Sì, perché l’Albania è un paese con tanti, tanti bambini. A loro è dedicata la missione rogazionista. Perché sorprende la gioia di quei bambini che, pur avendo una vita così semplice e povera, dispensano sorrisi e timidi abbracci che fanno capire a ogni giovane missionario che la vera ricchezza non sta nel denaro o nella carriera, bensì nell’amore, quell’amore che ti spinge a fare della tua vita un dono per gli altri.

Il campo missione rogazionista è “vocazionale”, studiato e organizzato principalmente per quei giovani alla scoperta del “sogno” che Dio ha su ciascuno di loro. I giovani missionari che ogni anno vi prendono parte anzitutto gustano in Albania la bellezza di donarsi ai piccoli e ai poveri, così come ha fatto il santo fondatore, padre Annibale. Ma è data loro occasione anche di mettersi in profondo ascolto della voce di Dio. Il non avere distrazioni (social, internet o altro) che appartengono alla nostra vita quotidiana e gli intensi momenti di preghiera permettono ai ragazzi di scendere nel profondo di loro stessi per incontrare Dio. Infatti, oltre l’apostolato tra la gente, il campo missione prevede la celebrazione dell’Eucaristia tutti i giorni, l’adorazione eucaristica per una notte intera e, al termine di ogni giornata, la liturgia penitenziale e diversi incontri formativi che spronano alla ricerca di Dio e della sua chiamata.

Il campo missione che i rogazionisti vivono ogni anno è anzitutto esperienza di Dio, che parla nella sua Parola, nel silenzio della preghiera, nel sorriso dei bambini, nell’accoglienza dei poveri. Non è una “missione umanitaria”, o almeno, non è solo questo, ma è soprattutto un incontro con quel Dio che continua a chiamare i suoi figli a vocazioni tutte speciali.

Partendo dagli insegnamenti di sant’Annibale, apostolo della preghiera per le vocazioni, i suoi figli continuano questa missione nella Chiesa di oggi, perché ogni vita è vocazione, la relazione stessa con Dio ha la dinamica della chiamata. Dio non impone, non chiede ai suoi figli usando la violenza. Dio chiama, chiama nella libertà, perché ogni giovane possa dire “sì” alla sua vocazione.

Il campo missione vocazionale rogazionista in Albania è tutto questo: una vera e propria chiamata di Dio alla sua sequela tra i piccoli e i poveri, come ha sperimentato sant’Annibale, perché ogni giovane possa vivere al meglio la propria vita.

Così quando si parte verso l’Albania come missionario, si pensa di portare qualcosa, ma quando si torna dall’Albania ci si accorge invece di aver ricevuto tanto da Dio in questa bellissima terra.

di Claudio Pizzuto

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19 settembre 2019

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