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La Germania frenata dall'inflazione

· Prezzi aumentati in dicembre a livello annuo dell'1,7 per cento, ai massimi dall'ottobre 2008 ·

Brusca frenata per la locomotiva d'Europa. L’inflazione tedesca a dicembre è cresciuta dell’un per cento su base mensile, ai massimi dal dicembre 2004, e dell’1,7 per cento su base annua, ai massimi dall'ottobre 2008: questi i dati preliminari diffusi dall’Ufficio federale di statistica. L’indice armonizzato dei prezzi al consumo ha registrato invece un aumento dell’1,2 per cento su base mensile e dell’1,9 per cento su base annua.

Non è un segnale positivo per la Germania. Non lo è nemmeno per l'Eurozona. L'inflazione complessiva nella zona euro, a dicembre, dovrebbe assestarsi al livello del due per cento e, probabilmente, superarlo. In Germania, a dicembre i prezzi sono saliti dell'1,2 mensile. Il dato ha fatto balzare l'inflazione annuale dall'1,6 all'1,9 per cento. Analizzando i dati delle singole regioni, emerge il fatto che a spingere il costo della vita sono soprattutto i prezzi degli alimenti e dell'energia. L'incremento andrebbe fatto risalire alla politica delle economie emergenti, i cosiddetti Paesi in via di sviluppo, che stanno spingendo al rialzo il prezzo delle materie prime. E questo alla lunga rischia d'incidere notevolmente anche sulle economie più stabili.

Complessivamente, nell'Eurozona migliora il credito privato, che nell'ultimo mese è salito dall'1,5 al due per cento, e i prestiti concessi alle aziende private non finanziarie, al più 2,4 per cento dal precedente 1,7. Molti analisti collegano l'aumento dell'inflazione tedesca alla situazione monetaria europea. La massa monetaria M3, la più ampia, è aumentata a novembre, crescendo dell'1,9 per cento annuo, dallo 0,9 fatto segnare il mese precedente. Un dato che non veniva registrato dall'agosto del 2009. È il sintomo — spiegano gli esperti — di una ridistribuzione degli investimenti finanziari tra i diversi rendimenti, e una parte consistente di essi è rientrata in M3. È una situazione incerta e difficile da decifrare. Gli analisti s'interrogano sul futuro dell'Eurozona.

L’Ufficio federale di statistica, che ha sede a Wiesbaden, nell’Assia, ha reso noto ieri che il deficit pubblico della Germania nel 2010 sarà significativamente inferiore alle previsioni, grazie alla ripresa economica che spinge gli introiti del Fisco e contiene l’onere per i conti pubblici dei sussidi di disoccupazione. La spesa pubblica (la somma della spesa federale, statale, locale e di previdenza sociale) ha superato le entrate nei primi nove mesi del 2010 di 84,2 miliardi di euro, mentre nel 2009 il deficit era stato più alto di 12,6 miliardi. Si temeva, all’inizio del 2010, che lo Stato avrebbe dovuto continuare a finanziarsi in modo massiccio. La spesa pubblica complessiva è calata dello 0,3 per cento a 837,2 miliardi di euro, mentre i ricavi sono saliti dell’1,4 a 753,1 miliardi, nei primi nove mesi dell’anno.

Sempre ieri, il World Economy Institute, con sede a Kiel, ha comunicato che il deficit del Governo federale nel 2010 sarà probabilmente di 48 miliardi di euro, due miliardi in meno di quanto previsto solo qualche settimana fa. Lo ha reso noto il quotidiano finanziario «Handelsblatt». Le previsioni più recenti del ministero delle Finanze avevano indicato un deficit inferiore ai 50 miliardi di euro. All’inizio dell’anno Berlino aveva previsto che il deficit sarebbe potuto ammontare a 80 miliardi di euro.

La Germania si conferma così il Paese europeo con i conti pubblici più in regola e lo Stato più affidabile. Berlino è la maggior nazione creditrice, perché considerata dai mercati internazionali quella più affidabile. A trainare la crescita è soprattutto il settore industriale, per il quale è prevista una crescita nel 2011 pari al cinque per cento. Aumentano gli investimenti così come i posti di lavoro.

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