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Che sorpresa
l'«Ecclesiam suam»

· Il 10 agosto 1964 veniva pubblicata la prima enciclica di Paolo VI ·

La rilettura dell’Ecclesiam suam di Paolo VI ha in serbo qualche sorpresa, anche per chi ha vissuto a distanza ravvicinata lo sviluppo della prospettiva che essa ha introdotto nella mente cattolica nel mezzo secolo che ci separa dalla sua pubblicazione.

Aldo Carpi, «Paolo VI e Athenagora» (1968)

Lo scrive Pierangelo Sequeri sottolineando che una tale prospettiva è comunemente riassunta nel forte impulso conferito allo stile del dialogo, indicato come l’atteggiamento più idoneo a caratterizzare la forma della comunicazione cristiana della fede e nella fede. In effetti, nel discorso di apertura del secondo periodo conciliare (29 settembre 1963), Paolo VI aveva sostanzialmente anticipato l’impianto tematico dell’enciclica, indicando le quattro «priorità» che la prosecuzione dei lavori conciliari poneva all’attenzione dell’assemblea conciliare: la chiara formulazione della coscienza che la Chiesa deve avere di se stessa, l’importanza di rinnovare la trasparenza della sua identità, la generosa dedizione alla causa dell’unità fra i cristiani, l’adozione di un atteggiamento di comprensione e di amicizia nei confronti del mondo che deve essere incoraggiato ad aprirsi al vangelo. In quel discorso, tuttavia, il concetto e il termine di “dialogo” non erano impiegati. Essi appaiono invece centrali nell’enciclica Ecclesiam suam, dove lo spirito e la pratica del dialogo sono oggetto di giustificazione teologica, ma anche di accurate precisazioni a riguardo dei diversi contesti della sua applicazione.

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19 novembre 2019

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