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La fraternità
è una chiamata divina

· ​L’intervento ad Abu Dhabi del segretario generale del Wcc Olav Fykse Tveit ·

In un mondo segnato da odio, intolleranza e conflitto, ciò che le tradizioni religiose del mondo hanno da offrire è il contrappeso indispensabile dell’amore. Perché quella della fraternità è una vocazione divina. È quanto, in sintesi, ha affermato il segretario generale del World Council of Churches (Wcc), Olav Fykse Tveit, nell’intervento pronunciato nel corso della Conferenza sulla fraternità umana di Abu Dhabi, negli Emirati Arabi Uniti. Parlando in rappresentanza delle circa trecentocinquanta tra Chiese e comunità ecclesiali che aderiscono all’organizzazione ecumenica con sede a Ginevra, Tveit ha sottolineato come il tema della «fraternità umana» sia un elemento fortemente centrale della fede cristiana. Ed è tornato a chiedere un «patto» tra le religioni per superare le situazioni di criticità, soprattutto in Medio Oriente. 

«È una verità data nella nostra fede: siamo tutti creati dall’unico Dio, il Creatore di tutti, in ogni generazione e in ogni nazione», ha detto il segretario generale del World Council of Churches, il quale ha ricordato il particolare impegno messo in campo attraverso il tradizionale “pellegrinaggio di giustizia e pace”. «Quest’anno — ha spiegato — ci concentriamo in particolare su come combattere il razzismo, che forse più degli altri oggimette direttamente in discussione la nostra visione della fraternità umana. L’influenza malvagia del razzismo nel mondo di oggi ci sfida tutti, qualunque sia la nostra fede, a mettere in pratica ciò che significa veramente amare tutte le nostre sorelle e i nostri fratelli, e cercare per loro l’esperienza della giustizia e della pace nelle loro vite quotidiane che vorremmo anche per noi stessi». Tanto più, ha aggiunto, che «oggi sappiamo che questo è anche geneticamente vero: siamo connessi e le nostre differenze genetiche, nella prospettiva globale, sono abbastanza relative e insignificanti. Una delle differenze meno significative geneticamente, per esempio, è il colore della nostra pelle. Pertanto, il concetto di “razza” è una costruzione, spesso utilizzata per rafforzare determinati interessi politici, a volte anche combinati con alcune prospettive religiose». Tuttavia, nei fatti, il razzismo è una realtà, «degradante, discriminante ed escludente». Di più, il razzismo «è un peccato umano e uno dei veleni più pericolosi della nostra vita. È mortale per le nostre relazioni. E può comportare un enorme rischio e persino conseguenze mortali per gli esseri umani».

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