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Maggioranza schiacciante
per il partito del presidente Macron

· I consensi superano il 32,6 per cento in elezioni legislative dove ha votato meno del 49 per cento dei francesi ·

La Francia sceglie Macron, ancora una volta. Nonostante un dato sull’affluenza in netto aumento, il partito del presidente La République en Marche esce nettamente in testa dalle legislative francesi con il 32,6 per cento dei consensi e soprattutto con un numero di seggi che si aggira attorno ai 440. Una maggioranza schiacciante, visto che l’Assemblée Nationale ha in tutto 577 deputati.
Fondato meno di un anno fa e al suo debutto elettorale, il movimento di Macron è il primo partito nel primo turno delle elezioni parlamentari. Un mese dopo le presidenziali. I francesi rafforzano la fiducia nel nuovo giovane capo di stato, offrendogli gli strumenti per governare. Ora c’è attesa per il secondo turno, che dovrà soltanto precisare i termini della vittoria e assegnare i seggi. «La Francia è tornata» ha esultato il premier Edouard Philippe, con toni trionfalistici. Un portavoce del governo, Christophe Castaner, ha però voluto sottolineare che l’affluenza al 49 per cento (un francese su due non ha votato), la più bassa nella storia della Quinta Repubblica, dimostra il «fallimento di queste elezioni». Del resto gli stessi media francesi hanno sottolineato come un successo di queste proporzioni possa causare qualche problema alla stessa maggioranza macroniana. 

Il presidente francese Emmanuel Macron all’Eliseo (Afp)

I dati, tuttavia, parlano chiaro. Al secondo posto c’è la destra dei Républicains, che comunque riesce a raggiungere tra il 19 e il 21 per cento dei voti, un dato che nei collegi uninominali potrebbe portare a conquistare un centinaio di seggi al parlamento. Terza posizione per il Front National di Marine Le Pen, la leader che il 7 maggio era riuscita a conquistare il 33 per cento del voto contro il 66,1 di Macron. Adesso Le Pen ha ottenuto il 14 per cento; dovrebbe avere dai 3 ai 10 seggi. Quarto sarebbe al momento La France Insoumise, il partito del tribuno della sinistra radicale Jean-Luc Mélenchon con il 12 per cento dei voti: anche lui, con il sistema a collegi uninominali, dovrebbe avere pochi seggi.
L’ingresso di Macron all’Eliseo ha invece letteralmente travolto il partito socialista nel quale il presidente mosse i primi passi in politica. I socialisti sono infatti l’ultimo dei partiti nazionali con circa il dieci per cento dei voti; dovrebbero avere da 20 a 35 seggi. Ne avevano 280. Una débâcle.
«Nonostante il tasso di astensione, il messaggio dei francesi è inequivocabile» ha detto Philippe in una dichiarazione alla televisione. «Per la terza volta di fila, milioni di cittadini hanno confermato il loro sostegno alla politica di rinnovamento, unità e riconquista del presidente della Repubblica» che, ha aggiunto, nell’ultimo mese «è stato l’incarnazione, in Francia e all’estero, di fiducia, forza di volontà e audacia». Quanto alla scarsa partecipazione al voto, Philippe l’ha attribuita alla «smobilitazione» dei partiti politici che hanno perso alle presidenziali e di «alcuni elettori per i quali l’elezione del presidente della Repubblica ha chiuso la discussione». Un forte richiamo all’unità del partito di Macron è giunto anche dal suo presidente ad interim, Catherine Barbaroux, che ha detto: «Non ascoltate i nostalgici dell’immobilismo e dell’impotenza che pretendono che un’ampia maggioranza sarebbe un handicap per la democrazia». Il partito «rispetterà il dialogo e ogni sensibilità» ha aggiunto. Così come altri membri del partito: «Sapevamo che l’Assemblée Nationale si sarebbe rinnovata moltissimo; gli elettori francesi hanno scelto il cambiamento e le riforme».
Domenica prossima ci sarà un secondo turno. Il sistema elettorale francese prevede che se un candidato non ha ricevuto il 50 per cento dei voti più uno sia necessario un ballottaggio. Tuttavia, in questo caso, al secondo turno passano tutti i candidati che nei collegi uninominali abbiano ottenuto almeno il 12,5 per cento dei consensi. Potrebbero quindi esserci ballottaggi a 2, a 3 e in qualche caso anche a 4 candidati. I partiti hanno già avviato negoziati per provare a unirsi, a rinunciare in alcuni collegi per provare a portare a casa qualcuno dei deputati. Non è chiaro quale sarà il negoziato che il gauchista Mélenchon aprirà con i socialisti. Mentre è sicuro che in molti collegi il Front National e l’ala più radicale della destra conservatrice dei Républicains potranno fare accordi per cercare di frenare l’avanzata dei macroniani.

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