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La forza
dell’unione

· Rilanciata dal patriarca Sako l’idea di un Consiglio delle Chiese in Iraq ·

Baghdad, 8. Un nuovo nome, Iraq Council of Churches (Icc), Consiglio delle Chiese in Iraq, per rilanciare l’«azione cristiana comune» a sostegno di tutti i fedeli iracheni alle prese con uno dei periodi più difficili della loro storia. Un organismo che segua il solco tracciato dal Middle East Council of Churches e dal World Council of Churches, con una nuova struttura e un nuovo status. 

È ciò che propone il patriarca di Babilonia dei Caldei, Louis Raphaël I Sako, in una lettera datata 16 aprile (ma resa nota nei giorni scorsi), inviata ai membri del Consiglio dei capi delle comunità cristiane in Iraq, creato nel febbraio 2010. In essa si prende atto che quest’ultimo ha dato pochi risultati in questi anni. Da qui la proposta di costituire l’Icc, da tempo fortemente auspicata dal patriarcato caldeo, rilanciandone la ragion d’essere, programmando un incontro generale che ne fissi in maniera realistica il ruolo, attraverso riflessioni riguardo il presente e l’avvenire della presenza dei cristiani nel paese.

Sako — che il 29 giugno verrà creato cardinale da Papa Francesco — spiega che l’organismo non dovrà interferire nelle questioni interne a ciascuna Chiesa e comunità, né potrà impedire alle singole realtà ecclesiali di avere contatti diretti e autonomi con le diverse istituzioni statali e politiche. Inoltre l’Iraq Council of Churches potrà promuovere occasioni di comunione come preghiere per la pace e iniziative da mettere in atto durante la Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani.
«I cristiani — scrive il patriarca — hanno compreso l’importanza del supporto della Chiesa e attendono dall’azione cristiana comune risposte alla difficile situazione che stanno vivendo. Come affermano molti fedeli, il ruolo della Chiesa caldea, nel quadro della tragedia dei cristiani in Iraq, non può essere ignorato né negato, specialmente nell’accoglienza dei rifugiati nelle città e nei villaggi, nell’aiuto dato a centinaia di allievi universitari, di qualsiasi religione, affinché continuino i loro studi, così come nello sforzo di dare voce ai cristiani sia a livello nazionale che internazionale, cercando sempre di salvaguardarne i diritti».

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18 ottobre 2019

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