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La forza delle immagini

· Pulitzer per la fotografia agli scatti che documentano il dramma dei profughi e dei migranti ·

Ci sono foto che in qualche modo hanno contribuito a cambiare la storia perché capaci di inquietare le coscienze, di suscitare l’indignazione dell’opinione pubblica, e quindi di influire sulla politica. Non sappiamo se le nuove immagini di profughi e immigrati premiate con il Pulitzer e che raccontano la cronaca di questi giorni difficili — troppo spesso segnati da tragedie, con carrette del mare che affondano portandosi dietro decine, a volte centinaia di vite — serviranno a convincere i governi del vecchio continente a riaprire le frontiere, a operare per approntare canali umanitari sicuri, offrendo accoglienza senza fare troppi calcoli. 

Uno scatto di Daniel Etter

Di sicuro finora testimoniano dinanzi alla storia l’ipocrisia di un’Europa debole e tutt’altro che unita. Ma testimoniano anche come il dramma di profughi e migranti resti centrale nel racconto dell’oggi.

Non è un caso che proprio alcuni di questi scatti — strazianti e ciononostante capaci di esprimere bellezza pur nella tragedia — siano diventati simboli. Perché nulla più di una foto riesce a rendere la drammaticità della realtà di bambini, anziani, uomini, donne in fuga da guerre e povertà, situazioni così disperate da non esitare a mettere a rischio la loro stessa vita. L’Europa e il mondo intero si erano commossi davanti alla foto del piccolo Aylan, del suo corpicino senza vita — sembrava dormisse — lambito dalle onde sulla spiaggia di Bodrum, in Turchia. E da lì la prima presa di coscienza da parte della comunità internazionale del dramma che si stava consumando nel Mediterraneo nella quasi totale indifferenza. Ma nazionalismi e interessi particolari hanno presto frenato quell’estemporaneo seppure importante moto di accoglienza. L’Europa, che non aveva brillato quanto a solidarietà con i Paesi in prima linea sul fronte dell’emergenza, ha fatto un ulteriore passo indietro, addirittura alzando muri qua è la, chiudendo e blindando le frontiere.

Ma che cosa può fermare chi non ha più nulla da perdere? Niente. Lo raccontano altre foto catturate lungo i confini della rotta balcanica. E una in particolare, scattata da Warren Richardson Hope, premiata qualche mese fa con il World Press Photo, restituisce la forza della disperazione di chi fugge in cerca di futuro: di notte un uomo passa a un’altra persona un neonato sotto il filo spinato al confine tra la Serbia e l’Ungheria. Anche questa è una delle immagini simbolo di quella che Papa Francesco ha definito la più grande catastrofe umanitaria dalla fine della seconda guerra mondiale. Immagini a cui si vanno ad aggiungere quelle di un altro prestigioso riconoscimento giornalistico, il Pulitzer, che ha premiato gli scatti dei fotoreporter del «New York Times» e dell’agenzia Reuters sul dramma che si sta consumando nel Mediterraneo e nei Balcani.

di Gaetano Vallini

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21 maggio 2019

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