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La forma del Mistero

· Cristologia e mistica nella fede cristiana ·

Si è svolto il 24 e il 25 novembre all'Università Cattolica un convegno di studi sul tema «Filosofia e mistica». Pubblichiamo stralci dell'intervento del preside della Facoltà Teologica dell'Italia settentrionale, vescovo ausiliare di Milano.

Possiamo capire bene il problema della mistica cristiana, o più in genere della spiritualità cristiana, cioè la questione del suo riferimento non occasionale a Gesù Cristo, centro della rivelazione, riassumendo il tema con le parole di Rahner: «La teologia mistica cattolica mostra quanto sia difficile compiere l'atto religioso fondamentale con vero spirito cristiano davanti a Dio. Essa ha avuto sempre, persino in san Giovanni della Croce, la tentazione di scomparire tutta davanti a Dio nell'atto mistico e si è dovuto correggere questo principio panteistico per poter sostenere che il mistico può e deve occuparsi anche dell'umanità di Cristo».

La figura del credente cristiano come uomo spirituale esige di precisare che cosa sia propriamente l'esperienza dell'uomo spirituale come creatura nuova in Cristo.

Possiamo avvicinarci al significato della «esperienza cristiana» prima attraverso un procedimento di purificazione critica. Quando usiamo la parola «esperienza», possiamo dire che facciamo un uso disinvolto di un termine apparentemente consensuale, che ha però un significato oscuro.

Il significato «emozionale»: il primo senso di esperienza si riferisce a un'emozione, a una risonanza spontanea, a un'esperienza esistenziale, a un moto vitalistico. Essa si riferisce a un puro stato emotivo sia prodotto dal soggetto sia patito dall'esterno (dal contesto, da altri). Si chiama esperienza questo stato dell'anima, in cui è prevalente l'elemento di passività, dove la coscienza e la decisione sono quasi ridotte a zero, perché esse sono quasi sopraffatte dall'immediatezza dell'emozione che vince l'uomo toccando il suo sentire, vedere, ascoltare. A noi sembra che questo significato «emozionale» dell'esperienza sia molto ricco, ma in realtà risulta troppo povero per dire la profondità dell'esperienza cristiana. Esso non va tuttavia represso.

C'è un secondo significato della parola esperienza, quando essa viene intesa come sperimentalismo e/o sperimentazione. Questo secondo senso si apre già alla questione del vero, ma il vero viene inteso come ciò che è sperimentabile, o, in versione, più recente, ciò che non è falsificabile. È il significato più diffuso di esperienza nell'ambito scientifico, anzi corrisponde allo stesso concetto di «scientificità». La scienza coglie le connessioni causali dei fenomeni: si fa esperienza cogliendo le costanti dei fenomeni, in vista di poterli riprodurre. La comprensione sperimentale dell'esperienza è in vista del «fare», del «produrre», della «teche», della trasformazione. Si apre già alla dimensione della conoscenza, ma si riferisce al sapere calcolante, strumentale, del mezzo in ordine allo scopo, che ha come obiettivo quello di «disporre» della realtà. Un tale significato di esperienza (oggi dominante a motivo dei risultati della scienza e della tecnica) risulta inapplicabile ad altri campi dell'esperienza umana, al rapporto con gli altri, con il proprio destino, ma per sé anche al rapporto con il mondo. Tutte queste relazioni non sopportano un rapporto solo funzionale e strumentale. Questo significato di esperienza esclude la decisione di fronte al valore, la determinazione di fronte al bene. Si dice che la scienza è avalutativa — e può darsi che lo sia come pura scienza — ma l'uso della scienza stessa deve fare i conti con il valore, e non solo con le regole. L'obbedienza al valore è la forma della buona relazione (esperienza) con il bene (nella sua forma cristiana si tratta della consegna alla rivelazione che è Gesù). L'esperienza come sperimentazione esclude la scelta e l'interiorità e quindi svuota la dimensione di fedeltà nell'esperienza. Si comprende come è difficile parlare in questo senso di esperienza per la fede cristiana.

Un terzo significato della parola esperienza assume già una connotazione più dinamica, più unitaria e unificante. L'esperienza umana, e in particolare l'esperienza spirituale, è vista come una tecnica dell'armonia personale. Si denomina come esperienza spirituale l'unità psico-corporea del proprio sé. Lo «spirituale» è inteso come armonia psico-corporea, volto a raggiungere un senso di benessere psichico da acquisire mediante alcune tecniche terapeutiche dell'esperienza umana. Le forme della religiosità sono percepite come insieme di elementi, anche autentici, della religiosità cristiana, che sono ricomposte attorno a un desiderio di armonia personale con il sé, con la natura, con gli altri, e così via. Si tratta di una religiosità del bricolage, dove i singoli pezzi sono autentici, ma l'insieme non dico che sia falso, ma è costruito secondo un disegno che non introduce alle forme cristiane della fede. E difficile che questa esperienza spirituale si apra a una dimensione etica, progettuale, ultimamente vocazionale.

L'esperienza può essere vissuta come «immediatezza»: quest'ultimo senso è forse quello più sofisticato, e si presenta nella storia della spiritualità e della mistica cristiana come una continua tentazione. Anzi come il tentativo di percepire l'esperienza cristiana come «im-mediatezza», cioè come il superamento di ogni mediazione, di ciò che è frammentario, molteplice, diveniente. Il rapporto con Dio viene percepito nella sua immediatezza senza mediazioni, saltando tutto ciò che possa interporsi tra noi e Lui. L'esperienza cristiana si raccoglie come in un punto intimo e profondo dell'anima, descritto come «fondo» o «vertice» spirituale, dal quale si transita immediatamente a Dio (qualche volta percepito persino come una cosa che si tocca direttamente oltrepassando ogni segno storico). Questo modo di intendere la spiritualità come rapporto im-mediato, senza-mediazioni storiche, ha sovente fatto sentire agli spirituali cristiani, quasi come una vera tentazione, la tendenza a superare e trascendere l'umanità di Cristo e la storicità ecclesiale (parola, sacramenti, istituzione), perché erano sentiti come ostacoli all'unione immediata con Dio. Ma i grandi mistici cristiani hanno saputo ricuperare la mediazione per l'immediatezza, soprattutto il significato fondamentale dei mysteria carnis del Signore (e con essa di tutte le forme storiche del credere) in ordine al loro rapporto di comunione intima con Dio. Spesso contro anche tutte le controindicazioni che provenivano dalla loro formazione o mentalità.

Il secondo passo ci conduce a disegnare in positivo in che senso si possa parlare di esperienza cristiana, coniugando esperienza e rivelazione. L'esperienza cristiana, infatti, ha una particolare struttura perché è esperienza della rivelazione di Dio in Gesù Cristo: essa ha una struttura storica, fatta di gesti e parole, a cui corrisponde un comprendere e un decidersi, che è un atto di fede negli atti della fede. Possiamo proporre due vie di accostamento a cogliere la sua particolare struttura: il sapère e il sàpere nell'esperienza cristiana, dimorare in Lui. La prima via di accostamento è suggerita dai molti che si sono avventurati nell'esistenza cristiana, arrischiando il severo cammino che li portava alla buona relazione con il Signore. Molti spirituali hanno cercato il Signore nella via di una sapienza, che era sì un comprendere, che si trascendeva in una sapienza, che era un appropriarsi della verità cristiana conosciuta, facendola propria, gustandola, personalizzandola, e così via. Si potrebbe proporre la tensione tra com-prendere e in-tendere, tra intelligere e sàpere . L'aspetto conoscitivo della fede cristiana era visto come un momento di una situazione dove convergono in unità il comprendere, l'amare, lo sperare, il donarsi, il senso globale dell'esistenza. Basterebbe fare a questo proposito la storia dei tre doni dello Spirito: intelletto, scienza e sapienza. E bisognerebbe ricordare il tema della cognitio oscura dei mistici, cioè di quella forma del sapere che mette in gioco non solo il comprendere analitico, chiaro, concettuale, magari applicato alle stesse verità cristiane (alla Parola, al dogma, al linguaggio liturgico), ma che si riferisce a quel sàpere , a quel far proprio, lasciandosi espropriare nel movimento di adesione che tende alla realtà del mistero: sapienza, cioè sapere amante che ci unifica e ci semplifica nel movimento di unione a Dio. Un sapere che, con linguaggio giovanneo, parla di un «dimorare» in Lui.

L'altro percorso che ci offre la spiritualità cristiana per superare le precedenti riduzioni parla di un vissuto spirituale, che è un vissuto umano, integrale, autentico, che riceve la propria verità e autenticità dalla rivelazione di Gesù Cristo. Anche la via del vissuto — come quella del sapere — ci spinge a superare una visione vitalistica dell'esperienza umana (con un'antropologia legata a un'analisi del desiderio e delle pulsioni vitali), per condurla verso un vissuto integrale, che comprende tutte le dimensioni corporee, affettive, intellettuali, etiche, e così via. Questa integralità del vissuto porta verso il riferimento a una costellazione di valori, presenti nelle forme storiche con cui la rivelazione ci viene incontro nei gesti e nella persona di Gesù. Il vissuto dell'esperienza cristiana è allora contrassegnata dall'integralità delle dimensioni antropologiche sul versante della persona e dalla determinazione cristologica sul versante della promessa offerta alla persona. Si tratta di un «vissuto-di» che prende la forma della consegna, dell'obbedienza, della buona relazione al Signore, alle sue parole e ai suoi gesti, che si lascia condurre quasi per mano a realizzare quell'esperienza unificante, la quale è «integrale» non solo perché sono in gioco tendenzialmente tutte le dimensioni della persona senza sconti, ma anche perché le dimensioni del mistero cristiano senza riduzioni portano a questa unità interiore (la parola, la celebrazione, la carità, la missione).

Di qui il terzo passo: è decisivo allora indicare qual è l'elemento unificante che fa la sintesi tra l'oggettivo cristiano che dà forma e il soggettivo vissuto che si lascia con-formare da esso. Non può essere che la fede cristiana come dono dello Spirito. Il dinamismo della fede cristiana consente di dar forma al vissuto come vissuto integrale e fa in modo che il vissuto prenda i contorni dell'obbedienza filiale di Gesù Cristo. Mi piace illustrare questo punto con le parole del mio maestro don Moioli. Egli ricorda i due aspetti della fede: la fides qua creditur , la fede con la quale si crede, il dono dello Spirito che chiama a credere e abilita l'uomo alla fede, l'atteggiamento esistenziale e comunitario della fede; e la fides quae creditur , cioè l'oggetto della fede, la rivelazione in Gesù Cristo, la parola e il sacramento, le verità della fede, ciò che viene creduto.

La contemporaneità a Cristo assume e trasfigura la storia di ciascuno di noi, ma il modo di accedere a lui è la forma dell'esperienza della fede, cioè un rapporto totale e personale con Cristo. È il processo continuo del venire alla fede e alla luce, del passaggio dall'uomo vecchio al nuovo.

Il modo particolare con cui l'esperienza mistica prende i contorni della fede cristiana, può essere detto in relazione ai due poli che determinano il rapporto del credente alla rivelazione: il mistero e la fede. «Mistico» dice anzitutto riferimento al «mistero». Tuttavia, s'intenda bene il senso del mistero cristiano: è il disegno di Dio prima nascosto e ora manifestato ai suoi santi (cfr. Colossesi , 1, 26); esso viene comunicato al credente nel dono di Gesù e dello Spirito.

Quindi mistico in senso cristiano ha riferimento al mistero, in quanto donato nella storia di Gesù e nei gesti salvifici che lo rendono presente oggi (parola e sacramento). Pertanto non è possibile pensare all'esperienza cristiana e alla mistica come un superamento e un trascendimento del riferimento al mistero cristiano, ma caso mai come il modo con cui il rapporto con il mistero avviene nella sua «forma» cristiana, attraverso la carne di Gesù e l'attrazione dello Spirito.

Perciò l'esperienza mistica cristiana è una forma dell'esperienza della fede, una forma particolare che però non può superare e trascendere il regime della fede. Il mistico non esce dalla storia, non pretende di superare i segni e i linguaggi della fede, ma caso mai di penetrarli fino alla loro sorgente più radicale che è l'amore inesauribile di Dio. La fede cristiana, allora, contrassegna pienamente il cammino della mistica; e anche tutti i segni straordinari sono relativizzati, nel senso che sono posti in relazione alla fede che li misura, li norma, li interpreta. In certa misura il mistico cristiano teme questi doni straordinari, li rifugge, non li usa a proprio vantaggio, aiuta a leggerli come il corollario della fede, che acquista sempre più i tratti della fede della chiesa. Il mistico cristiano si assoggetta umilmente al giudizio della Chiesa, perché sente che la fede della Chiesa è una misura interna, è un ritmo interiore del suo abbandono a Dio: egli sente soprattutto come il riferimento alla Parola di Dio (anche in tempi dove il contatto con essa era sospetto o non praticato) e ai gesti sacramentali sono il luogo reale per intensificare la sua obbedienza al mistero. Perciò la mistica cristiana (e quella cattolica in particolare) non è esoterica, magica, privata, iniziatica, perché il mistico sentirebbe come sconveniente al suo sentire cattolico rinchiuderla nel cerchio di pochi o di segni spettacolari.

Se la mistica è dall'interno normata e misurata, si potrebbe quasi dire ritmata dal riferimento al mistero e alla fede cristiana si può tentare ora anche di tracciarne la «forma». Il mistico è colui che non solo vive alla presenza di Dio, ma anche e soprattutto della sua presenza, quasi all'interno di un'iniziativa di Dio che incombe su di lui, che è irresistibile, che viene percepita come una presenza patita e subita. È quasi come se l'atto della fede passando attraverso le forme storiche della fede, pur senza abbandonarle né deprezzarle, le sentisse nella loro trasparenza simbolica, che lo fanno approdare alla sponda del mistero della condiscendenza di Dio in Gesù.

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11 dicembre 2019

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