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La festa e i falò

· Religiosità e tradizioni popolari nelle celebrazioni siciliane e pugliesi in onore dello sposo di Maria ·

Oltre cento sodalizi giuseppini che tra luminarie, poesie e pani merlettati esprimono la fede del popolo

«Finito di stampare nel mese di marzo 2012». Si tratta di una coincidenza voluta, perché il volume che presentiamo è dedicato proprio a La festa di san Giuseppe, dalla Sicilia alla Puglia , a cura di Vincenza Musardo Talò (Manduria, Talmus-Art, pagine 208, euro 54,60). Un’edizione di lusso con sovracoperta a colori raffigurante un delicato san Giuseppe in adorazione, opera di Filippo Lippi, e con la presentazione di Vittorio Sgarbi.

Tanta sontuosità, inconsueta per la figura nascosta del nostro santo, potrebbe far pensare a una ricercata captatio benevolentiae del lettore, se non fosse che lo stesso Sgarbi dimostra non solo la sua personale sensibilità verso san Giuseppe nel testo a lui dedicato («Iconografia giuseppina nell’arte colta»), ma anche il suo coinvolgimento emotivo, maturato a Salemi, la città dove è stato sindaco fino al 15 febbraio 2012 e nella quale si celebra una delle più belle feste italiane di san Giuseppe.

Diciamo subito che il volume è non solo da leggere, ma soprattutto da “vedere”. Coloro che vi hanno collaborato, infatti, si soffermano nella descrizione accurata dell’argomento prescelto, sviluppandone tutti i dettagli, ma offrono contemporaneamente allo sguardo numerosissime immagini, da essi ritenute indispensabili ed efficaci per documentare quanto affermato e rendere visibile quanto sarebbe difficile immaginare. Essi stessi si sentono coinvolti nelle cose che hanno “veduto” e desiderano farle vedere.

Oggetto della ricerca sono la Sicilia («Terra di san Giuseppe») e la Puglia («Omaggio a san Giuseppe»), regioni di consolidata devozione verso il grande patriarca. I sodalizi giuseppini in Puglia e in Sicilia sono infatti oltre il centinaio e sovrastano congiuntamente quelli delle altre regioni della penisola italiana. Una raccolta sistematica e documentata della loro storia e attività potrebbe essere oggetto di un’ampia pubblicazione.

«San Giuseppe è il santo più festeggiato in Sicilia e la sua ricorrenza liturgica non è confinata solo al 19 marzo, ma anche alla domenica successiva e per i due mesi successivi». Giusto un esempio, su quarantadue comuni dell’agrigentino, otto lo festeggiano esclusivamente in chiesa, undici lo festeggiano per le strade, e i rimanenti ventitré traslano la ricorrenza tra maggio e agosto. Il santo è il protettore di quarantacinque comuni dell’isola, dislocati nelle nove province.

Sono almeno una decina i soprannomi dati al santo ricorda Claudio Paterna. In Sicilia sedici comuni hanno eletto san Giuseppe a patrono principale e ventisei a loro compatrono; in Puglia sono sei i comuni posti sotto il suo patrocinio e molto attive le confraternite che ne portano il nome.

Sotto il titolo «Asterischi» incontriamo, a chiusura del volume, altri contributi: quello già ricordato di Vittorio Sgarbi, e poi quelli di Vincenza Musardo Talò («Dalla Sicilia alla Puglia: le confraternite di san Giuseppe custodi della religiosità popolare»), Stefania Colafranceschi («“A te, o beato Giuseppe”: il culto di san Giuseppe nei santini»).

Nulla è tralasciato. Si passa dai falò (denominati in cento modi diversi) alle spettacolari luminarie, dai colori dei fiori al loro fantasioso ornamento, dalle grandiose processioni alle cavalcate (Scicli) e drammatizzazioni (Assoro), dalle forme poetiche (Cantate, Parti di san Giuseppe) alle semplici invocazioni, dalle preziose statue all’umile strumento dei santini. Molto spazio è dato alla preparazione dei cibi secondo determinate regole, ma ciò che colpisce maggiormente è la simbiosi tra la devozione e il pane, presente in molteplici espressioni (tavolate, mense, cene, altari). Nel “pane quotidiano” si realizza il passaggio della semplice fede del popolo alle opere caritative più immediate. L’umile condizione della santa Famiglia e le sue vicissitudini, che avevano richiesto la concretezza della solidarietà, parlano direttamente al cuore, traducendosi in un richiamo sempre attuale, ieri come oggi, di soccorrere in modo concreto chi è nel bisogno.

La festa di san Giuseppe diventa così «una festa di chiesa, di piazza e di casa», chiara dimostrazione di una fede vissuta.

Musardo Talò, curatrice dell’opera, considerando i tanti rituali delle feste giuseppine, «artari, ammìtu, cene, tavolate, e così via», li definisce in modo espressivo «liturgia della mensa dei santi», sostanzialmente originati dallo spirito di carità, mossa, è vero, da esigenze e motivazioni di devozione personale, ma con generosa ricaduta nelle opere di misericordia spirituale e materiale a vantaggio del prossimo.

Le confraternite non sono in nessun modo un residuo storico del passato, da sostituire semplicemente con forme più moderne di aggregazione; nate e sviluppate in un tessuto sociale che si ripete continuamente e ovunque, esse hanno la funzione di fornire a quanto ha il merito di essere “umanitario”, da qualunque parte esso venga, quell’ humus spirituale, che lo alimenta senza esaurirsi mai.

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