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La fede viva della gente

· Intervista al cardinale Sarah sul viaggio di Francesco nelle Filippine ·

Carità al passo con l’annuncio del Vangelo

Il centro per i poveri «Pope Francis» nell’isola di Leyte, le aspettative degli africani sulla possibilità di una visita del Pontefice, le missioni svolte nei teatri di grandi tragedie che hanno sconvolto l’umanità. 

Di ritorno dal viaggio nelle Filippine, in cui ha fatto parte del seguito papale, il cardinale Robert Sarah, prefetto della Congregazione per il Culto divino e la Disciplina dei sacramenti, affida al nostro giornale le proprie impressioni sulla visita. E nel farlo traccia un bilancio della attività svolta come presidente del Pontificio consiglio Cor Unum dalla fine del 2010 alla fine del 2014.

Nelle Filippine il maltempo ha impedito a Papa Francesco di visitare il centro per i poveri a lui intitolato, finanziato da Cor Unum. Può raccontarci qualcosa in più di questa realtà che lei già conosceva e se ha avuto modo di parlarne con il Pontefice?

Certamente abbiamo avuto modo di parlarne con il Santo Padre, e il suo desiderio di inaugurare il “Centro per i poveri” a lui intitolato testimonia quanto egli tenesse a vederne la realizzazione. Il fatto che non siamo riusciti in questo intento adesso appare come un dettaglio: ciò che importa è quello che la Chiesa sta facendo lì. Il Centro, in linea generale, è molto ben fatto: credo risponda ai parametri che ci eravamo posti all’inizio del progetto. Però sono rimasto stupito anche dall’avanzamento dei lavori nel resto di Tacloban, dove molto è stato ricostruito, così come a Palo. Mi riferisco a tante realtà abitative, alla cattedrale, alla casa del vescovo e al seminario. Infine, quello che mi colpisce sempre visitando le Filippine è la fede viva della gente.

Sul volo di ritorno il Papa ha parlato della sua intenzione di recarsi in Africa alla fine dell’anno. Come ha accolto questo annuncio?

Credo che il viaggio sarà una benedizione per tutta l’Africa. Io lo ringrazio a nome di tutto il continente per aver pensato di visitare l’Uganda e la Repubblica Centrafricana. Questo aiuterà gli africani a essere confermati nella fede, nell’amore di Dio e nella loro comunione con la Chiesa universale, nonostante le sofferenze, le difficoltà economiche e sociali, la forte aggressione del colonialismo ideologico occidentale che vuole imporre a tutti i popoli la sua terribile crisi antropologica, distruggendo con l’ideologia del gender la nozione della famiglia, del matrimonio e di tanti valori umani, sociali e religiosi.

di Gianluca Biccini

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19 marzo 2019

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