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La fede
nella vita del sacerdote

· Meditazione di Papa Francesco per i preti di Roma durante l’incontro per l’inizio della quaresima ·

Una lunga e approfondita meditazione sul «progresso della fede nella vita del sacerdote» e una pubblicazione sull’importanza del perdono: sono i doni che Papa Francesco ha lasciato al clero di Roma al termine del tradizionale incontro d’inizio quaresima, svoltosi stamane, giovedì 2 marzo, al Laterano.

All’uscita dalla basilica di San Giovanni i preti romani hanno infatti trovato il testo stampato delle parole pronunciate poco prima dal Pontefice e copie di un libro intervista a Luis Dri, cappuccino novantenne di Buenos Aires, dal titolo Non avere paura di perdonare. Il “confessore” del Papa si racconta. «Si legge bene come un romanzo — ha detto Francesco congedandosi — ma è la verità e forse ci aiuterà a crescere nella fede».

Giunto verso le 11, mentre nella cattedrale di Roma era in corso la liturgia penitenziale guidata dal vescovo ausiliare Angelo De Donatis — incaricato del servizio per la formazione permanente dei sacerdoti — il Papa ha confessato una dozzina di presenti. Quindi ha pronunciato la sua meditazione prendendo spunto dalla richiesta dei discepoli, riportata dall’evangelista Luca, «Signore, accresci in noi la fede!» (17, 5). Ne è scaturita una riflessione incentrata su tre punti fermi: memoria, speranza e discernimento del momento. Perché «è sempre importante ricordare la promessa del Signore che mi ha posto in cammino; la speranza mi indica l’orizzonte, mi guida: e, nel momento specifico, ad ogni incrocio di strade devo discernere un bene concreto, il passo avanti nell’amore che posso fare, e il modo in cui il Signore vuole che lo faccia».

Ricorrendo, come di consueto nella sua predicazione, a immagini del vivere quotidiano, Francesco ha detto che quando parla di punti fermi, gli viene in mente il «giocatore di basket, che inchioda il piede come “perno” a terra... Per noi — ha chiarito — quel piede inchiodato al suolo, intorno al quale facciamo perno, è la croce di Cristo». E ha ricordato una frase scritta sul muro della cappella della casa di esercizi di San Miguel nella capitale argentina che riprendeva il motto di san Bruno e dei certosini: «Fissa sta la Croce, mentre il mondo gira» (Stat crux dum volvitur orbis).

Sviluppando soprattutto il terzo punto, quello del discernimento, il Papa ha offerto ai presenti l’icona di Simon Pietro “passato al vaglio”, perché — ha commentato — esprime il «paradosso per cui colui che deve confermarci nella fede è lo stesso al quale spesso il Signore rimprovera la sua “poca fede”».

In quest’ottica il Pontefice ha fatto notare che Dio di solito indica «come esempi di grande fede altre persone», addirittura quelle più “semplici” — il riferimento è al centurione e alla donna siro-fenicia — «mentre ai discepoli e a Simon Pietro in particolare rimprovera spesso la loro “poca fede”». Ma, ha osservato il Papa, la fede di Simon Pietro «progredisce e cresce nella tensione» dei suoi due nomi: Simone, quello «con cui Gesù lo chiama quando parlano e si dicono le cose come amici»; e Pietro, quello «con cui il Signore lo presenta, lo giustifica, lo difende e lo pone in risalto in maniera unica come suo uomo di totale fiducia, davanti agli altri». Anche perché «avere due nomi lo decentra» e l’icona di questo decentramento è quando Pietro «chiede a Gesù di comandargli di andare verso di lui sulle acque». Essa infatti, ha affermato il Pontefice, riflette da un lato la consapevolezza dell’apostolo di avere “poca fede” e dall’altro «la sua umiltà di lasciarsi aiutare da chi sa e può farlo».

Quindi il Pontefice ha invitato a soffermarsi sulle tentazioni che sono sempre presenti nella vita di Pietro e in quelle dei ministri di Cristo. «Pietro ha commesso il peggiore dei peccati — ha rimarcato Francesco — e tuttavia lo hanno fatto Papa». Perciò «è importante per un sacerdote saper inserire le proprie tentazioni e i propri peccati» nella preghiera «perché non venga meno la fede, ma maturi e serva a rafforzare a sua volta la fede di coloro che ci sono stati affidati. Mi piace ripetere — ha confidato — che un sacerdote o un vescovo che non si sente peccatore, che non si confessa, si chiude in sé, non progredisce nella fede». Al termine il Pontefice ha voluto concludere la sua riflessione rievocando l’esperienza concreta fatta da un giovane nella comunità di recupero di padre Pepe a Buenos Aires. Infine, il cardinale vicario Agostino Vallini ha ringraziato il Pontefice a nome di tutti i presenti. 

La meditazione del Papa

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