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La fede cristiana è anzitutto servizio

· Terzo viaggio di Benedetto XVI nella Repubblica Federale di Germania ·

Non importa da quale direzione si arrivi a Friburgo in questi giorni: è impossibile ignorare quale straordinario evento si sta prospettando. Lungo le strade d’accesso alla città si legge a grandi lettere: «Dove c’è Dio, là c’è futuro — Benvenuto di cuore Papa Benedetto XVI». Da molti mesi si stanno facendo progetti e preparativi per la visita del Pontefice. E non è solo la città a prepararsi a questo avvenimento storico, bensì l’intera diocesi, che con i suoi 184 anni è giovane rispetto ad altre, ma che con due milioni di cattolici è ricca di fedeli. Per la prima volta nella storia dell’arcidiocesi, e dopo oltre 1.600 anni di cristianesimo nella regione del Reno superiore, un Pontefice viene in visita a Friburgo. Dal lago di Costanza fino alle regioni del Nordbaden e del Tauberfranken, dalla pianura della valle del Reno alle alture della Foresta Nera e alla regione di Hohenzollern la gente è piena di curiosità e di attesa per l’incontro con il Papa: per la preghiera, il canto e la celebrazione eucaristica comuni.

Qui, nella Germania sudoccidentale, il paesaggio è caratterizzato da crocifissi lungo le strade, immagini sacre, statue mariane, cappelle e chiese, che testimoniano in modo impressionante la profonda fiducia in Dio e la fede dei nostri antenati. Anche oggi, come in ogni tempo, abbiamo il grande compito di testimoniare la fede nella quotidianità, di cercare cammini verso il futuro e di parlare alle persone del coraggio e della speranza che il Vangelo ci dona. Questo è tanto più possibile quanto più, immersi insieme nella Parola di Dio, ci ascoltiamo gli uni gli altri e entriamo in dialogo con Dio e tra noi per trovare risposte alla domanda su come è possibile vivere oggi la fede e mostrare e trasmettere alle persone la sua forza vitale. Vogliamo farci indicare da Dio il cammino lungo il quale desidera condurci in futuro. Infatti, noi cristiani viviamo nella ferma convinzione che Dio non ci dona solo il passato, ma anche il presente e il futuro. E questo futuro deve essere modellato. Lo spiega bene il gesuita Alfred Delp, originario della diocesi di Friburgo, giustiziato nel 1945 dai nazionalsocialisti: «L’uomo non esiste solo per essere nella storia o per subirla. L’uomo deve fare la storia. Per questo occorre un impegno attivo e incessante. Chi non ha il coraggio di fare la storia, ne diventa un misero oggetto».

Sono diversi i luoghi e molti i modi in cui uomini e donne forgiano la storia dell’arcidiocesi di Friburgo nella sequela di Cristo e modellano la società nello spirito del Vangelo. Nomi come quelli del primo cardinale originario della Foresta Nera, Augustin Bea, primo presidente del Segretariato per l’Unità dei Cristiani, o del prelato Lorenz Werthmann, fondatore e primo presidente di Caritas Germania, sono strettamente collegati all’arcidiocesi. E le loro tracce sono visibili ancora oggi. Ciò che è partito da Friburgo per iniziativa di Lorenz Werthmann è imponente e impressionante. Non per niente Friburgo viene definita la «capitale della Caritas». Quanto fatto dalla Caritas tedesca e dalle associazioni di Caritas diocesane e locali negli ultimi cento e più anni difficilmente può essere espresso con parole. Caritas non è solo sinonimo di amore del prossimo, aiuto e solidarietà, ma rappresenta anche i valori importanti che scaturiscono dalla fede in Gesù Cristo e dei quali vive la nostra società. A questi valori, a questo legame con Dio, il quale crea e compie la nostra vita, vuole rimandarci il campanile, alto 116 metri, della cattedrale di Friburgo. Esso indica verso l’alto, oltre le attività quotidiane della città, e ci dice: Dio vive in mezzo a noi.

Quando accoglieremo il Pontefice a Friburgo, lo faremo all’ombra di questa «torre più bella del cristianesimo», come il grande storico d’arte svizzero Jacob Burckhardt, durante un viaggio all’inizio del diciannovesimo secolo, ha definito il campanile della cattedrale dedicata a Nostra Signora. Qui, nel cuore della città, pregheremo l’Angelus con il Papa e gli daremo un cordiale benvenuto. E quando la sera più di ventimila giovani si riuniranno nell’area fieristica ai margini della città per la veglia di preghiera con Benedetto XVI, allora sarà evidente quanti giovani cercano un sostegno e un orientamento. Infine, quando domenica durante la celebrazione eucaristica nell’aeroporto lo sguardo del Papa scorrerà dal palco dell’altare per guardare in lontananza, egli vedrà uno scenario unico: in primo piano la grande comunità di fede — costituita da giovani e anziani, uomini e donne, abitanti del luogo e persone venute appositamente, tedeschi, alsaziani, svizzeri — e, dietro, il profilo della città con la cattedrale, e poi all’orizzonte i monti della Foresta Nera.

Come noi, i nostri vicini in Francia e in Svizzera sono contenti che Benedetto XVI voglia dare proprio adesso preziosi impulsi all’Europa. Lo suggerisce già il motto stesso della visita: «Dove c’è Dio, là c’è futuro». Dove noi cristiani ci preoccupiamo degli uomini a partire dalla nostra fede, forgiamo il futuro. Dove ci impegniamo nell’ambito della tutela della vita e aiutiamo i non nati ad avere un futuro, dove ci prendiamo cura delle persone socialmente deboli ed emarginate, dove ci impegniamo contro la fame nel mondo o lo sfruttamento del creato, là facciamo sì che il Vangelo diventi vivo. Naturalmente le condizioni esterne e le strutture cambiano. Anche nell’arcidiocesi di Friburgo. Il Papa verrà a mostrarci la bellezza della fede e a sensibilizzarci: gli elementi decisivi e portanti della nostra fede non sono le strutture, ma gli uomini appassionati di Gesù Cristo. Dall’Eucaristia, sacramento di unità, che celebreremo con Benedetto XVI, scaturisce per noi il compito di vivere e modellare questa unità come Chiesa. Dagli incontri con il Papa a Friburgo partiranno importanti impulsi. E certamente alcuni di coloro che all’inizio hanno mostrato scetticismo, a lungo andare capiranno che la visita del Pontefice non significa un profitto immediato. L’atteggiamento fondamentale della fede cristiana non è l’utilità bensì il servizio. E proprio perché è così, la nostra società riceve un ricco dono dall’impegno dei cristiani.

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16 ottobre 2019

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