Avviso

Questo sito utilizza cookies...
I cookies sono piccoli file di testo che aiuto a migliorare la sua esperienza di navigazione nel nostro sito. Navigando in ogni parte di questo sito lei autorizza l'utilizzo dei cookies. Maggiori informazioni sulla policy dei cookies visualizzando le Condizioni di utilizzo.

La fede al primo posto

· Il cardinale Tarcisio Bertone in Piemonte per i 960 anni del concilio di Vercelli ·

In un mondo che si sta rapidamente secolarizzando, dinanzi all'affermazione di modelli di comportamento amorali, vissuti spesso come evasione dalla realtà, il cristiano è chiamato a mettere la fede al primo posto. Lo ha sottolineato il cardinale Tarcisio Bertone, segretario di Stato, durante la messa celebrata domenica 5 settembre, in occasione dei 960 anni del concilio di Vercelli.

Il porporato si è recato nella città piemontese, di cui è stato pastore dal 1991 al 1995, su invito dell'arcivescovo Enrico Masseroni — suo successore sulla cattedra di sant'Eusebio — per la conclusione del convegno eucaristico diocesano. All'omelia, commentando il brano del vangelo di san Luca proposto durante la liturgia della Parola, il porporato ha ribadito come oggi più che mai credere sia una sfida: «Accettare la fede cristiana — ha detto — nell'odierno contesto socio-culturale è una scelta non facile, può richiedere rotture dolorose con l'ambiente che ci sta attorno, a volte una croce da portare». Secondo il cardinale Bertone «non sono pochi coloro che considerano la vita, come i pagani di una volta, un tempo da consumare nell'egoismo. Molti non sentono il bisogno di rapportarsi con Dio e con Gesù Cristo. Qualcuno a volte quasi si vergogna di essere cristiano, di pregare, di offrire amore. E Gesù, ieri come oggi, parla ai suoi discepoli con schiettezza, perché Lui sa che cosa è importante nella vita delle persone, Lui ci dà quella sapienza — come era stato ricordato nella prima Lettura — che confuta i timidi ragionamenti dei mortali, raddrizzandone i sentieri».

Ecco perché anche oggi il Signore «ci chiede di mettere al primo posto la fede in Lui, pur amando teneramente e intensamente i nostri cari. Però — ha ammonito — se essi propongono scelte contrarie ai valori irrinunciabili, quali per esempio il rispetto della vita umana dal concepimento al suo naturale tramonto, oppure azioni disoneste per avere vantaggi economici, il cristiano deve saper dire di no; perché, pur amando il coniuge, i genitori, i figli, il credente è prima di tutto di Cristo e in Lui trova la verità della vita. Gesù ci dice ancora che dobbiamo portare la nostra croce». Da qui l'esortazione a non cercare «il volere di Dio solo nelle scelte più comode, in ciò che appaga di più» e ad accogliere la fede «anche quando richiede fatica, quando è addirittura un martirio. Certe fedeltà, o certi impegni e doveri che diventano gravosi, sono la nostra croce, e la nostra giornata è seminata di sacrifici. Dobbiamo chiedere al Signore la forza, sul suo esempio, di portare la nostra croce di ogni giorno, e anche le croci che durano mesi o anni».

Infine, il cardinale Bertone ha evidenziato come Gesù raccomandi di non considerare le cose o le persone come nostro possesso, di non rimanere attaccati ai beni materiali, ma di usarli senza farne degli idoli. «Se anteponiamo i nostri interessi, la nostra ricchezza alla Parola di Dio e alla sequela di Gesù — ha spiegato — non riusciremo a vivere e neppure a comprendere il volere di Dio per noi. E la volontà di Dio è il miglior bene per noi su questa terra e soprattutto per l'eternità. È la strada della vera felicità».

In precedenza il porporato aveva ricordato il concilio di Vercelli, che nel solco vivo della grande tradizione della Chiesa riaffermò come l'incontro tra Cristo e chi si comunica nell'Eucaristia implichi un reale contatto con il Corpo di Gesù. In pratica l'assise vercellese, nel confutare le tesi spiritualiste, sostenne la dottrina insegnata da Lanfranco da Pavia, ribadendo che nella consacrazione il pane e il vino si cambiano nella sostanza della carne e del sangue del Signore. Pertanto — è la conseguenza — «credere significa affidarsi all'Amore e vivere l'Amore che in Gesù è donato al mondo e a tutti gli uomini, anche a quelli che non lo sanno».

In proposito il segretario di Stato ha citato il messaggio indirizzato da Benedetto XVI all'arcivescovo Masseroni per la commemorazione del concilio di Vercelli: «La fede di quel Santo Pontefice (san Leone ix) e dei Padri conciliari di Vercelli è la stessa fede cattolica che, mediante le Scritture e la successione apostolica, ci pone in contatto vitale con Cristo Salvatore. Tale incontro — prosegue il messaggio pontificio — si rinnova e si consolida in modo singolare ogni domenica, quando la comunità ecclesiale si raduna attorno all'Eucaristia per fare memoria della Pasqua del Signore, annunziando la sua morte e risurrezione “finché egli venga”. La Messa domenicale — conclude il Papa — diventa, così, per i fedeli costante occasione di crescita nella fede».

Il cardinale Bertone ha poi ricordato il discorso pronunciato a Subiaco il 1° aprile 2005 — poche settimane prima della sua elezione alla Cattedra di san Pietro — dall'allora cardinale Joseph Ratzinger, il quale esprimeva il suo rammarico per la fede epidermica di tanti cristiani, contraddetta dalla condotta, e la necessità di coerenza alla vera sequela di Gesù. Con parole chiare, il futuro Pontefice indicava alcune linee guida per la nostra esistenza di fede: «Vivere fino in fondo il Vangelo, seguendo Cristo totalmente, è la conseguenza per chi seriamente crede nella Presenza reale e vivente di Gesù nella propria vita, sforzandosi di stare con Lui, di amarlo, pur vivendo in questo nostro mondo complesso. Il Vangelo vuole condurci a una tale esperienza della fede per cui il “credere in” diventa la decisione radicale che tocca il senso fondamentale dell'esistenza, perché è l'incontro con una persona che cambia la vita dell'uomo, è l'abbandono in Colui che si dona talmente all'uomo, in modo che l'uomo diventa in Lui capace di realizzare la propria esistenza in tutte le sue dimensioni, in un orizzonte che supera ogni desiderio e previsione umana».

A tale proposito, Bertone ha ricordato ai presuli — tra i quali, oltre all'ordinario, anche i vescovi Gianni Ambrosio e Giuseppe Versaldi — e ai canonici del duomo, agli altri sacerdoti concelebranti, alle autorità presenti e ai numerosissimi fedeli che gremivano la cattedrale di Vercelli, come la fede della Chiesa sia essenzialmente eucaristica e si alimenti in modo particolare alla mensa di Dio che è l'altare. «Per questo, il Sacramento dell'altare sta sempre al centro della vita ecclesiale; grazie all'Eucaristia la Chiesa rinasce sempre di nuovo. Quanto più viva è la fede eucaristica nel Popolo di Dio, tanto più profonda è la sua partecipazione alla vita ecclesiale mediante la convinta adesione alla missione che Cristo ha affidato ai suoi discepoli». Ecco perché la celebrazione eucaristica costituisce un invito all'accoglienza del Dono che genera l'uomo nuovo. «Gesù, Pane di vita, si offre incessantemente per saziare la nostra sete di verità; diventa — ha concluso — la nostra forza, ci dona una tale pienezza di esistenza che ogni attimo si dilata alle dimensioni dell'eternità».

EDIZIONE STAMPATA

 

IN DIRETTA

Piazza S. Pietro

20 settembre 2019

NOTIZIE CORRELATE