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La Fed paventa
effetti negativi dei dazi

· Mentre Trump promette altre misure contro Europa e Cina ·

Washington, 19. L’economia statunitense ha continuato a espandersi a un passo tra il «modesto» e il «moderato». È quanto rileva il «Beige Book», il rapporto sulla crescita presentato ieri dalla Federal Reserve. A preoccupare sono i dazi imposti dall’amministrazione Trump sull’acciaio e l’alluminio provenienti da alcuni paesi, tra cui Cina, Giappone e Russia, poi allargati all’Unione europea. Provvedimenti che hanno creato tensioni e rappresaglie da parte dei paesi chiamati in causa.

E proprio ieri il presidente Donald Trump ha minacciato «una enorme punizione» contro l’Europa se non ci saranno concessioni sul commercio, riferendosi al mercato dell’auto. Si è trattato di un commento in vista della visita a Washington del presidente della commissione Ue, Jean-Claude Juncker, fissata per il 25 luglio. Juncker sarà ricevuto dal presidente Donald Trump alla Casa Bianca. A questo proposito, in un comunicato stampa della commissione europea si legge che «i due leader discuteranno della profonda cooperazione tra l’Unione europea e il governo e le istituzioni degli Stati Uniti», che si sostanzia «in una vasta gamma di priorità, tra cui la politica estera e di sicurezza, l’antiterrorismo, la sicurezza energetica e la crescita economica». Nel colloquio, precisa la nota, «il presidente Juncker e il presidente Trump si concentreranno sul miglioramento del commercio transatlantico e sulla creazione di un partenariato economico più forte».

Ieri Christine Lagarde, direttore generale del Fondo Monetario Internazionale, ha lanciato l’allarme affermando che la guerra commerciale in atto «mette a rischio il Prodotto interno lordo globale».

È di questi giorni l’avvertimento della Cina: risponderà in maniera proporzionata alle «angherie» statunitensi. Lo ha annunciato il ministero del commercio all’indomani della minaccia di Washington di nuove possibili tariffe nell’ambito dell’indagine sul furto di proprietà intellettuale perpetrato contro le aziende statunitensi.

La guerra commerciale tra le due superpotenze è entrata in una nuova fase martedì scorso, quando lo Us Trade representative, Robert Lighthizer, ha reso nota una lista di oltre 6000 prodotti cinesi su cui Washington sta pensando di imporre dazi del dieci per cento. Il valore complessivo delle merci coinvolte è di circa duecento miliardi di dollari. L’amministrazione Trump ha due mesi di tempo per raggiungere un accordo con Pechino prima che le nuove misure diventino effettive. L’escalation segue l’applicazione di dazi del 25 per cento su 34 miliardi di dollari di made in China, al quale il gigante asiatico ha già reagito venerdì scorso con barriere commerciali equivalenti. Potrebbe aggiungersi una stretta ai flussi turistici verso gli Stati Uniti. Un business che oggi vale 115 miliardi di dollari.

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