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La famiglia cristiana è il futuro dell'Europa

· Le conclusioni dell'assemblea plenaria del Ccee sul calo demografico ·

Davanti all'attuale, generalizzato calo demografico in Europa, preoccupante sia in termini sociali che culturali e sul quale incidono il tipo di politiche familiari messo in atto dai vari Paesi e soprattutto il clima culturale diffuso che influisce non poco sui comportamenti personali e sociali, il modello di famiglia cristiana appare una proposta felice, da promuovere, perché mostra che è possibile vivere come Gesù Cristo invita, testimoniando i valori fondamentali dell'uomo. È questo, in estrema sintesi, il messaggio che emerge dalla Dichiarazione sulla demografia e sulla famiglia contenuta nel comunicato finale dell'annuale assemblea plenaria del Consiglio delle conferenze episcopali d'Europa (Ccee), svoltasi dal 3 settembre al 3 ottobre a Zagabria, in Croazia.

Il tema dell'assemblea, «Demografia e famiglia in Europa», è stato approfondito attraverso un'inchiesta promossa da tutte le Conferenze episcopali e la cui sintesi è stata affidata a monsignor Carlos Simón Vázquez, sotto-segretario del Pontificio consiglio per la famiglia, a Lola Velarde, membro del Pontificio consiglio per i laici nonché presidente della Rete europea dell'istituto per le politiche familiari, e al medico lituano Virgilijus Rudzinskas. Di fronte al cosiddetto inverno demografico, da parte cattolica è necessario, secondo i vescovi, «crescere in una fede più consapevole e documentata per poter valutare con senso critico la cultura dominante che ha messo in discussione valori come la vita umana dall'inizio al tramonto naturale, la persona nella sua struttura oggettiva, la libertà come responsabilità morale, la fedeltà, l'amore, la famiglia».

In tal senso — si legge nella Dichiarazione — è seriamente preoccupante il dibattito di questi giorni, presso il Consiglio d'Europa, che vuole limitare il diritto all'obiezione di coscienza del personale medico per rendere più facile l'accesso all'aborto. L'assemblea parlamentare dovrebbe votare il testo dopodomani, giovedì. L'aspetto più problematico, sottolinea il Ccee nel comunicato finale, sta nel fatto che si raccomanda ai quarantasette Stati membri del Consiglio d'Europa di limitare il diritto all'obiezione di coscienza dei medici in quanto esso ostacolerebbe l'accesso all'aborto, che viene considerato come un «diritto». Il testo, affermano i vescovi, «è pronto a contraddire quella che appare una grande conquista della cultura e della giurisprudenza europea: la libertà di coscienza. C'è un capovolgimento di giudizio morale: l'aborto diviene un diritto e l'obiezione di coscienza è vista con sospetto, in qualche modo non morale».

Tutto questo mostra che, «oltre alla necessità di tenere ben radicata e viva la fede, c'è bisogno di credere nella capacità della ragione di scoprire la verità delle cose in se stesse e dell'etica». Se la cosiddetta post-modernità sembra essere caratterizzata da una sostanziale sfiducia verso la ragione umana, la presenza della Chiesa cattolica, in tale contesto, deve essere ispirata dalla speranza: «La nostra speranza è Gesù Cristo — scrivono i presidenti delle Conferenze episcopali d'Europa — e deve saper cogliere i segni di attenzione e fiducia, anche se espressi in forma riservata». I presuli si dicono convinti della capacità della coscienza umana di aprirsi ai valori presenti nella natura creata e redenta da Dio per mezzo di Gesù: «La Chiesa, consapevole della sua missione di servire l'uomo e la società con l'annuncio di Cristo Salvatore, ricorda le implicazioni antropologiche e sociali che da Lui derivano». Per questa ragione non cessa di affermare i valori fondamentali della vita, del matrimonio fra un uomo e una donna, della famiglia, della libertà religiosa ed educativa, valori sui quali «s'impianta ed è garantito ogni altro valore declinato sul piano sociale e politico».

Ecco perché le famiglie che accolgono la presenza di Gesù e vivono secondo verità, «non cessano di dare testimonianza della bellezza e della corrispondenza al cuore dell'uomo di quanto la Chiesa proclama mostrando che è possibile vivere in famiglia come Cristo invita». Alla luce del tema — concludono i presuli — «è emerso in tutta la sua urgenza il compito educativo secondo il millenario patrimonio della Chiesa: compito che trova in Cristo, vero Dio e uomo perfetto, il Maestro, il modello e la sorgente di grazia».

Fra i temi affrontati a Zagabria, questione degli zingari ed ecumenismo. Per quanto concerne la prima, i presidenti concordano sul fatto che i governi definiscano una loro propria politica di immigrazione, ma si interrogano anche su cosa la Chiesa può e deve fare per migliorare la convergenza tra esigenze pastorali, diritti di una comunità e le necessità della politica. Riguardo il secondo punto, si è riferito dello stato del dialogo con la Conferenza delle Chiese europee e dei lavori del comitato congiunto. È stato inoltre presentato il programma del secondo forum cattolico-ortodosso che si svolgerà a Rodi, in Grecia, dal 18 al 22 ottobre su invito del Patriarca ecumenico Bartolomeo: si parlerà delle relazioni tra Chiesa e Stato dal punto di vista teologico.

La prossima assemblea plenaria del Ccee si svolgerà a Tirana, in Albania, dal 29 settembre al 2 ottobre 2011, su invito dell'arcivescovo di Tiranë-Durrës, Rrok K. Mirdita, presidente della Conferenza episcopale albanese.

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