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Là dove c’era la chiesa

· Polemiche in Francia sulla demolizione dei luoghi di culto in stato di abbandono ·

In Francia la polemica sulla demolizione delle chiese cattoliche pericolanti o in stato di abbandono non è nuova e si rinfocola ogni volta che un luogo di culto rischia di essere raso al suolo. Gli ultimi casi in ordine di tempo — riferisce il quotidiano «La Croix» — sono quelli di Saint-Blaise du Breuil, nell’Allier, di Saint-Pie-x, nell’Hérault, di Saint-Jacques d’Abbeville, nella Somme, e di Saint-Pierre-aux-Liens, a Gesté, in Maine-et-Loire, dipartimento particolarmente preso di mira da questo fenomeno. Si calcola che dal 2000 a oggi siano state abbattute, in tutto il territorio nazionale, una ventina di chiese e che altre duecentocinquanta potrebbero fare presto la stessa fine. Un dossier del Senato ha stimato in duemilaottocento le chiese rurali destinate a sparire dal paesaggio francese.

«Meno preti, meno messe, meno praticanti, dunque minore necessità di conservare grandi bastimenti, quando sarebbe sufficiente una cappella»: questo il ritornello — scrive Guy Massin Le Goff, conservatore di antichità e oggetti d’arte, nel suo rapporto, del 2009, intitolato La polémique autour de la démolition des églises: le cas du Maine-et-Loire — che ha condotto molti Comuni francesi, proprietari degli immobili, a preferire la demolizione al restauro, troppo costoso. Ma, afferma l’esperto, «limitare l’uso della chiesa alla messa, domenicale o quotidiana, è una esposizione dei fatti erronea, anche se estesa alle cerimonie di battesimo, matrimonio e ai funerali. Una chiesa non è un luogo aperto unicamente per l’eucaristia; le preghiere individuali dei fedeli, i ceri offerti, le molteplici ragioni di bussare alla sua porta, da soli o in piccoli gruppi, lo confermano». Massin Le Goff — fortemente critico con i sindaci dell’Anjou (fra le regioni storiche simbolo del cattolicesimo francese) per la facilità con la quale decidono le demolizioni (a volte la presunta instabilità dell’edificio è solo un pretesto per mettere mano al piano regolatore) — sottolinea che in molti paesi tutta la comunità, non solo cattolica, è cresciuta attorno alla chiesa. Per questo distruggerla significa annientare tutto un passato. «Che sarebbe quel villaggio senza la sua chiesa?», si chiede, plaudendo all’iniziativa del consiglio generale del Maine-et-Loire di stanziare fondi per il restauro dei luoghi di culto non rientranti fra i monumenti storici.

Per Béatrice de Andia, personalità della cultura, fondatrice nel 2006 dell’Osservatorio del patrimonio religioso, ciò che sta accadendo in Francia è inedito quanto preoccupante: «Per la prima volta distruggiamo dei luoghi di culto senza causa apparente, lasciando al loro posto dei parcheggi, ristoranti, boutiques, piazze con giardini pubblici, abitazioni. Il messaggio di tali demolizioni è chiaro: il religioso, il sacro, il patrimonio, il “non redditizio” deve farsi da parte di fronte al presente e alle sue esigenze. I distruttori — aggiunge — passano per dei bravi gestori, preoccupati dell’equilibrio delle finanze del loro Comune che non potrebbe, secondo essi, sopportare il costo dei lavori della chiesa». Ma la manutenzione, sottolinea, «è un obbligo dei sindaci».

Fra i motivi all’origine delle demolizioni “facili” c’è il calo inarrestabile del numero dei sacerdoti in Francia. Nel 2001 — secondo cifre diffuse dalla stessa Conferenza episcopale — i preti (diocesani e religiosi) erano complessivamente 24.251; nel 2008 erano scesi a 19.640. In quell’anno i sacerdoti diocesani ammontavano a 15.008 per scendere nel 2011 (ultimo anno a cui si riferiscono le statistiche) a 13.822. Sempre nel 2011 c’erano 13.630 parrocchie ma negli ultimi anni i vescovi ne hanno erette di nuove per meglio rispondere all’evoluzione demografica e culturale. Più precisamente, nelle grandi città sono sorte nuove chiese, soprattutto nelle periferie, mentre nella campagna il numero delle parrocchie è stato drasticamente ridotto, in alcuni casi accorpando quelle confinanti sotto la cura di un solo sacerdote, con un maggiore coinvolgimento di diaconi (in forte crescita) e laici.

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