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La donna che scardinò i tabù

· Margarethe von Trotta racconta Hannah Arednt nel suo ultimo film ·

La filosofia può diventare cinema, le riflessioni più profonde e più sofferte, lo strappo al pensiero conformista e persino la rottura con un alcuni profondi tabù possono essere raccontati anche sul grande schermo, farsi seguire e appassionare. Margarethe von Trotta ci crede e ci riesce pienamente in Hannah Arendt , il suo ultimo film, che racconta un periodo importante della vita della filosofa (interpretata da Barbara Sukova), quello in cui vive negli Stati Uniti e, inviata dal «New Yorker», segue a Gerusalemme il processo ad Adolf Eichmann, uno maggiori gerarchi nazisti responsabili dello sterminio degli ebrei.

Hannah Arendt, fino ad allora, ha insegnato all’università, ha pubblicato Le origini del totalitarismo , ha una cerchia di amici che formano l'intellighenzia americana, mantiene rapporti stretti e affettuosi con molti ebrei tornati in Israele. Ma decide di andare a Gerusalemme. E proprio qui, nel tribunale israeliano in cui Ben Gurion ha deciso di processare il mostro nazista, ascoltando le parole dello stesso Eichmann che si dichiara semplice e ligio esecutore degli ordini, e quelle, drammatiche, dei sopravvissuti che raccontano della condiscendenza al nazismo di molti ebrei importanti, Hannah Arendt progressivamente e con sofferenza elabora la sua teoria sulla «banalità del male».

Margarethe von Trotta, segue passo per passo l'elaborazione del pensiero, indaga con attenzione nel percorso che porta la filosofa ad arrivare alle conclusioni che a gran parte del mondo appariranno assurde e sbagliate. La teoria di Arendt, i suoi articoli, il suo libro vengono attaccati senza esclusione di colpi. Il film li ripercorre a uno a uno. E ci mostra una donna addolorata ma mai lamentosa, colpita ma non risentita, e, comunque, ferma sia nelle sue convinzioni che nei suoi sentimenti.

Il film diventa grande proprio nel momento in cui quel pensiero si esprime con la chiarezza di una lezione sulla «banalità del male» che Hannah Arendt tiene all'università, malgrado l'opposizione delle autorità accademiche. Un momento in cui l'argomentazione acquista la forza di una straordinaria recitazione, rapisce e commuove. E l'anticonformismo diventa la forza di una donna che, pur non rinunciando a nessuna delle sue idee, non perde un briciolo della sua umanità.

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13 novembre 2018

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