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La domenica di Tommaso

· Nell’iconografia cristiana ·

Durante la lunga e suggestiva veglia pasquale, nell’ambito del rito solenne del battesimo, i nuovi fedeli indossavano — come è noto — una simbolica e candida tunica, che portavano per tutta la settimana, sino alla domenica successiva che, per questo, era definita in albis, in quanto solo allora si deponeva questa veste (in albis depositis o deponendis).

Pannello d’avorio con scena di Tommaso (v secolo,  British Museum)

Anche se, dopo il concilio Vaticano II, tale domenica venne più semplicemente denominata seconda domenica di Pasqua o dell’ottava di Pasqua e se, durante il grande giubileo del 2000, Giovanni Paolo II la collegò alla santa mistica polacca Faustina Kowalska, denominandola domenica della Divina Misericordia, questa giornata può anche essere chiamata domenica di san Tommaso, in quanto durante la celebrazione eucaristica viene letto il Vangelo che tratta dell’incredulità dell’apostolo.

Il discepolo, ricordato dopo la morte di Lazzaro (Giovanni 11, 15), in occasione dell’apparizione sul lago di Tiberiade (Giovanni 21, 2) e nell’enumerazione dei discepoli riuniti nel Cenacolo dopo l’ascensione di Gesù (Atti degli Apostoli 1, 13), viene menzionato anche nei sinottici (Matteo 10, 3; Marco 6, 15; Luca 3, 18).

Se gli apologisti e i primi Padri della Chiesa — da Giustino ad Ireneo, da Tertulliano ad Origene, da Cipriano a Novaziano — si riferiscono al luogo giovanneo per commentare genericamente le apparizioni del Cristo dopo la resurrezione, nel corso del iv secolo l’episodio dell’incredulità entra nel giro esegetico antiariano, per provare la duplice natura di Gesù.

A questo riguardo, Ilario di Poitiers nel De Trinitate (3, 20) sviluppa il concetto della perfetta e coerente divinità del Cristo e del suo corpo reale, che soffre il dramma della passione, tanto che, in virtù della sua potenza divina, apparve a Tommaso per mostrare le ferite inferte al suo corpo.

Epifanio di Salamina raffigura questo concetto, sottolineando come il Cristo, pur essendo puro spirito, si fece toccare da Tommaso, per cui l’apostolo credette nello stesso tempo in Dio e nell’uomo, in colui, cioè, che si presentava come perfetta unità delle due nature (Ancora della fede 80, 5)

Particolarmente significativo risulta un passaggio del De Trinitate di Agostino (4, 3, 6), laddove Tommaso e la sua incredulità divengono simboli di due diverse resurrezioni: quella dell’uomo interiore e di quello esteriore.

Un concetto quest’ultimo meglio definito da Paolino di Nola il quale, consolando i genitori di Celso, morto precocemente, fa proprio riferimento a Tommaso, illuminato dal mistero della resurrezione dopo il tormento del dubbio (carme 31). Anche Paolino insiste sulle due nature del Cristo e ricorda che solo l’uomo-Dio poteva eliminare il peccato e vincere la morte. «Dobbiamo dunque imparare a credere che sulla morte dell’uomo ha trionfato la morte di Cristo crocefisso e che nella sua resurrezione è insita la speranza delle genti» (ibidem). Per quanto riguarda il culto dell’apostolo incredulo, sappiamo già da Rufino che una basilica era stata costruita a Edessa in suo onore. Qui, sullo scorcio del iv secolo, giunse la pellegrina spagnola Egeria, che narra di aver pregato presso la tomba di Tommaso, sulla quale era sorta, appunto, una «chiesa grande e bella» (Itinerario di Egeria 19, 1-3). È proprio la pellegrina Egeria a riferire che il Vangelo di Giovanni relativo all’incredulità di Tommaso veniva letto a Gerusalemme sia nella notte di Pasqua, sia nell’ottava (ibidem 39, 5).

Questo collegamento dell’episodio evangelico alla liturgia spiega il motivo per cui l’arte cristiana delle origini ha accolto questo tema nelle sequenze cristologiche, nei cicli e nelle narrazioni evangeliche, con cadenza rievocativa e intenti catechetici. Se, infatti, l’episodio appare in un sarcofago di Brescia, in uno di Milano e in uno di Ravenna tra il IV e il V secolo, il racconto di Giovanni si tematizza solo nel ciclo cristologico di Sant’Apollinare Nuovo, ancora a Ravenna, da riferire all’età teodoriciana; nella porta lignea di Santa Sabina a Roma, in un avorio con scene di passione, ora al British Museum di Londra e in alcune ampolle plumbee di Monza e di Bobbio.

di Fabrizio Bisconti

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26 aprile 2019

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