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La domatrice di mosche

· Colomba da Rieti nell’Europa del XV secolo ·

«Ci sono in Lombardia moltissime vergini devote a Cristo e note per la grande santità della loro vita. Ed escludendo altri ordini religiosi, molti dei quali brillano per i loro miracoli, questo è esattamente il caso dell’ordine religioso chiamato l’ordine della Penitenza di San Domenico. E tra queste vergini ve ne sono tre della più perfetta santità. Fra loro ve n’è una il cui nome è Colomba, di circa ventiquattro anni, nella città italiana di Perugia, che già per otto anni ha perseverato nel non prendere cibo, eccetto che per il sacramento dell’eucarestia, ed è sostenuta dal ricevere quotidianamente la comunione, e porta un cilicio che le cinge la carne con una catena di ferro, e ha con sé molte compagne vergini che conducono una vita degna di elogio».

Giannicola di Paolo,  «Beata Colomba» (XVI secolo)

Questo elogio di suor Colomba da Rieti (1467-1501) apparso a stampa il 20 aprile 1501, un mese prima della morte della religiosa, e corredato da una descrizione dei doni miracolosi attribuiti a Colomba, era stato pubblicato nella città morava di Olomouc da fra’ Henricus Institoris (alias Heinrich Kramer), inquisitore domenicano originario dell’Alsazia e autore del Malleus Maleficarum, cioè «Il Martello delle streghe» (1486). Institoris, il più celebre cacciatore di streghe del Quattrocento, fu infatti un devoto ammiratore della mistica reatina, nonché autore della prima relazione sulla vita di Colomba mai apparsa a stampa.
La vita di Colomba di fra Sebastiano Angeli, che il confessore domenicano perugino iniziò a scrivere dopo la di lei dipartita, sarebbe stata pubblicata, in lingua volgare, nel 1521 da fra Leandro Alberti. Inoltre, nonostante altri devoti di suor Colomba, come il conte Giovanfrancesco Pico della Mirandola, iniziarono a elogiare in pubblicazioni la sua spiritualità ascetica poco dopo la sua morte, Institoris fu l’unico autore che lo fece quando ella era ancora in vita.
Il panegirico di Institoris sui poteri mistici di Colomba da Rieti si apriva con una descrizione dell’incontro di quest’ultima con Alessandro vi, durante il soggiorno del Papa a Perugia nel 1495. In qualità di nunzio nel regno di Boemia, Institoris teneva in alta considerazione il resoconto delle esperienze soprannaturali di Colomba avvenute alla presenza di Alessandro vi, il cui stemma adornava il frontespizio del Clippeum.
Presentando Papa Borgia come testimone di quelle estasi, egli riteneva evidentemente di fornire ai suoi lettori una prova dell’autentica santità di Colomba, in grado di confutare le asserzioni hussite sull’eucarestia. Sebbene i Fratelli Boemi non si spingessero fino alle posizioni di altri gruppi hussiti (che negavano la reale presenza di Cristo nell’ostia), non accettavano tuttavia la dottrina della transustanziazione.
La descrizione delle estasi di Colomba, che si verificavano subito dopo l’assunzione dell’ostia, era intesa da Institoris come prova inoppugnabile dei poteri divini dell’eucarestia, in grado di confermare la validità della dottrina della transustanziazione.
La descrizione fornita da Institoris dell’incontro di Colomba con Papa Alessandro segue di solo poche pagine il racconto dell’abitudine dei Fratelli Boemi di ingoiare il diavolo in forma di mosca: in tal modo è verosimile che i lettori del Clippeum associassero le mosche che tentavano di entrare negli occhi di Colomba con il diavolo. L’indifferenza mostrata da Colomba all’attacco delle mosche serviva pertanto a evidenziare il contrasto tra l’ispirazione divina delle sue estasi e l’ossessione demoniaca dei Fratelli Boemi e dunque, in ultima analisi, a contrapporre i veri miracoli compiuti da Dio unicamente in seno alla vera Chiesa e i prodigi ingannevoli prodotti dal demonio tra gli eretici boemi. Mentre i Fratelli inghiottivano consapevolmente e volontariamente le mosche per ottenere la conoscenza diabolica, Colomba — ben lungi dall’ingoiarle — non si accorgeva neppure delle mosche che tentavano di interrompere le sue estasi.
Questo resoconto venne più tardi ripreso nella versione dell’agiografia rivista dall’inquisitore bolognese Leandro Alberti, che insisteva ulteriormente su tale particolare.
A differenza di Institoris tuttavia, nè Angeli né Alberti sembravano attribuire una connotazione diabolica alle mosche che attaccavano Colomba. Institoris, inoltre, per rafforzare ulteriormente l’associazione delle mosche con il demonio, richiamava un episodio contenuto nei vangeli sinottici, in cui i farisei accusano Gesù di scacciare i demoni in nome del principe dei diavoli, Beelzebub («il Signore delle Mosche»). L’inquisitore alsaziano faceva riferimento a questo episodio nel confutare il rifiuto degli eretici di credere alle esperienze miracolose di Colomba. Sebastiano Angeli narra di come un inquisitore francese, che si trovava a passare da Perugia, tra il 1487 e il 1500, insieme al maestro generale dell’ordine domenicano, avesse messo in dubbio l’origine divina di tali esperienze. Tuttavia dopo un attento esame l’inquisitore si convinse che Colomba fosse realmente ispirata da Dio.
Sempre a detta di Sebastiano Angeli, Colomba sarebbe intervenuta per liberare dei posseduti. Uno dei primi miracoli da lei compiuti sarebbe stato l’esorcismo di una donna posseduta dopo essere stata stregata. Nel corso del pellegrinaggio di Colomba al santuario di Santa Maria della Quercia a Viterbo, ella «per spiritu conobbe» che questa donna «havea certe malefiti e nome de demonii ligati sotto el braccio (…) e insieme cum le altre sore la pigliò per le trecce e buttòronla in terra e per força li grapporono quille prestigie e incantatione e subito li brusciò». La notizia del miracolo si diffuse rapidamente e così Colomba acquistò la fama di “santa viva” in grado di neutralizzare il potere maligno delle streghe. In virtù di tale reputazione, Colomba è ancora oggi invocata per i suoi poteri intercessori nei casi di magia e di stregoneria.
Institoris, che dedicò un capitolo del suo Malleus Maleficarum al problema del riconoscimento e dell’annullamento degli incantesimi malefici, era certo molto interessato a tale argomento. Raccomandava il ricorso a persone sante, e citava un episodio tratto dalla Leggenda di san Bernardo. Eppure, sebbene convinto della capacità di alcune persone sante di riconoscere gli inganni di Satana e di liberare gli indemoniati, nel Clippeum non fa alcun riferimento alla fama di Colomba in tal senso, né — d’altra parte — ai sospetti di possessione che avevano gravato sulla mistica domenicana, né menzionava l’esame compiuto dall’inquisitore straniero.
Institoris fornì invece ai lettori del Clippeum il resoconto di un’altra «indagine» informale sul prolungato digiuno di Colomba, commissionata, a quanto pare, dagli abitanti di Perugia, che incaricarono alcune donne di osservare la terziaria per un mese intero. La narrazione presenta diversi punti di contatto con le descrizioni presenti nelle agiografie di Colomba, tuttavia, mentre Sebastiano Angeli e Leandro Alberti miravano a convincere i lettori della pazienza di Colomba nel superare tali prove, è evidente che lo scopo di Institoris fosse invece quello di fornire un’ulteriore prova del suo miracoloso sostentarsi grazie esclusivamente al cibo eucaristico.
Colomba morì un mese dopo la pubblicazione della prima edizione del Clippeum. Institoris ricevette la notizia da Jacobus Johannes Streller (1463-1521), un domenicano di Sant’Adalberto di Breslavia che aveva completato i propri studi presso lo Studium generale di san Domenico a Bologna nel 1499 e che si era recato a Roma per il giubileo.

di Tamar Herzig 

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21 marzo 2019

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