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La domanda di Nicole

· Islanda e sindrome di down in un programma televisivo ·

Daniel era il figlio che Arthur Miller aveva cancellato dalla sua vita perché down. Daniel e Miller si incontrarono per la prima volta in pubblico nel 1995 a una conferenza sulle false confessioni estratte a forza a persone con ritardo mentale. Daniel, presente con un gruppo di People First, un’organizzazione di persone con disabilità, gli andò incontro, lo abbracciò e gli disse di essere orgoglioso di lui. «Miller rimase di sasso ma ricambiò l’abbraccio», ha rievocato un testimone. «Si fecero una foto assieme. Danny era al settimo cielo». Quello che più sconvolse il drammaturgo furono la totale assenza di rancore nei suoi confronti e la capacità, da parte del figlio, di vivere la gioia piena di quel momento.

Nicole Orlando

Anche noi, spettatori qualche giorno fa del viaggio in Islanda di Nicole Orlando, andato in onda durante una puntata del programma televisivo Le Iene, rimaniamo senza parole davanti alla felicità e alla grazia, sempre divertita, con cui la ragazza, atleta paralimpica con sindrome di down, affronta quello che ha davanti: dalla bellezza dell’Islanda alla soddisfazione di raccontare i suoi successi, dai geyser al porre domande difficili a quei medici lontani dal suo mondo, ma che lei non sente così minacciosi. La meta del viaggio non è stata casuale: come noto, infatti, l’Islanda è ormai un paese pressoché down-free.

«Ciao, perché ci vuoi eliminare?», chiede Nicole al dottor Stephansson. «Io non voglio uccidere nessuno — replica lui — né te né nessun altro, è uno spiacevole fraintendimento. Non c’è alcuna cospirazione governativa per sopprimere i bimbi con la sindrome di down. È solo una decisione della donna. Certo, dovremmo dare più informazioni positive perché credo che il fatto che in Islanda tutti i feti con la sindrome di down siano abortiti sia un attacco ai diritti umani. I bambini con la sindrome di down sono fonte di immensa gioia per i genitori, simpatizzo per te, ti sono vicino col cuore».

Dal servizio de Le Iene sembrerebbe dunque che il genetista, alla fine, ammetta che forse è il momento di fare un passo indietro rispetto al sogno eugenetico volto a cancellare il limite, a dimenticare il diverso.

Sembrerebbe quasi che la presenza sorridente di Nicole abbia scavato qualche dubbio. Certo, da un paese la cui costituzione riconosce espressamente, accanto all’islandese, la lingua dei segni islandese (islenskt táknmál) come lingua primaria della comunità dei sordi e il braille islandese come lingua scritta della comunità dei ciechi, si può forse sperare in qualche perplessità.

Resta che Nicole ci crede, la mamma è dubbiosa, ma è stato sicuramente un incontro importante. Perché è solo dall’incontro che può nascere qualcosa di veramente costruttivo.

Importante è stato anche osare questo servizio, con tutti gli interrogativi che apre, da parte di un programma di prima serata come Le Iene. Nell’affrontare un tema così delicato e complesso, per le scelte di vita che implica, si rischiano scorciatoie di giudizio pericolose, come quella di dividere in buoni e cattivi, ignorando quanto di profondo e sofferto ci sia sempre dietro certe decisioni. Il desiderio di omologazione è insito nell’uomo, colpevolizzarlo è pericoloso e inutile. Solo la conoscenza, l’incontro, la riflessione che porta a prospettive più ampie possono operare quella rivoluzione copernicana, liberatoria, in noi stessi.

Dice il celebre geologo Mario Tozzi che non esistono le calamità naturali. Esistono i fenomeni naturali, assolutamente necessari al ciclo vitale della terra. Ogni elemento ha la sua unicità e non vuole forzature, la calamità si scatena quando questo viene ignorato. Per noi esseri umani vale il medesimo principio: ognuno diventa diversamente abile, calamità famigliare, «handicappato», se non rispettato nel suo essere unico. Pur avendo consapevolezza di questo, sappiamo che certi eventi non possono non disorientare. Sicuramente molte scelte sarebbero diverse potendo contare su prospettive sicure, di condivisione, sulla possibilità di aspettative gratificanti, sulla certezza di un dopo dignitoso. E qui la responsabilità diventa davvero di tutti. Non solo delle Nicole disponibili a raccontare, delle madri dubbiose o dei genetisti che sembrano avere ripensamenti.

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14 dicembre 2018

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