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La disoccupazione
è una tragedia mondiale

· All’udienza generale del 1° maggio l’appello del Papa per il lavoro ·

«Oggi celebriamo la memoria di san Giuseppe... L’umile lavoratore di Nazareth ci orienti verso Cristo, sostenga il sacrificio di coloro che operano il bene e interceda per quanti hanno perso il lavoro o non riescono a trovarlo». L’appello del Papa è riecheggiato in piazza San Pietro al termine dell’udienza generale del 1° maggio, con la richiesta in particolare di pregare per quanti «non hanno lavoro, che è una tragedia mondiale di questi tempi».

In precedenza il Pontefice aveva proseguito le catechesi sul Padre Nostro, soffermandosi sulla penultima invocazione: «Non abbandonarci alla tentazione». Ispirandosi al brano biblico tratto dalla prima Lettera di san Paolo ai Corinti (10, 13), Francesco ha sottolineato come sia proprio in questo passaggio della preghiera di Gesù che «il nostro dialogo con il Padre celeste entra nel vivo del dramma, cioè sul terreno del confronto tra la nostra libertà e le insidie del maligno».

E sebbene consapevole che «l’espressione originale greca contenuta nei Vangeli è difficile da rendere in maniera esatta» e che «tutte le traduzioni moderne sono un po’ zoppicanti», il Papa si è detto convinto che «su un elemento possiamo convergere in maniera unanime»: occorre «escludere che sia Dio il protagonista delle tentazioni che incombono sul cammino dell’uomo». Del resto, ha aggiunto Francesco, il Signore non sta «in agguato per tendere insidie e tranelli ai suoi figli». Anzi «un’interpretazione di questo genere è lontana dall’immagine di Dio che Gesù ci ha rivelato». Da qui l’esortazione del Pontefice a non dimenticare mai che «il Padre Nostro incomincia con “Padre”. E un padre — ha commentato — non fa dei tranelli ai figli».

L'udienza generale

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22 luglio 2019

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