Avviso

Questo sito utilizza cookies...
I cookies sono piccoli file di testo che aiuto a migliorare la sua esperienza di navigazione nel nostro sito. Navigando in ogni parte di questo sito lei autorizza l'utilizzo dei cookies. Maggiori informazioni sulla policy dei cookies visualizzando le Condizioni di utilizzo.

La diplomazia delle spille

Read my pins, “leggete le mie spille”, era solita dire la battagliera Madeleine Albright ai giornalisti che la tampinavano fuori dalla sala del Consiglio di sicurezza quando era rappresentante permanente statunitense presso le Nazioni Unite. Una strategia comunicativa adottata anche durante gli anni in cui Albright fu la prima donna della storia a guidare la diplomazia del suo paese. Bastava guardare il gioiello appuntato sul suo tailleur per capire lo stato d’animo del segretario di stato, e dell’amministrazione Clinton: tre scimmiette non vedo non sento non parlo dopo il rifiuto di Putin di riconoscere gli orrori commessi dai russi in Cecenia; una broche a forma d’ape dinnanzi i continui ostacoli posti da Arafat alla trattativa sul Medio oriente; un angelo d’oro per commemorare le 212 vittime degli attentati in Tanzania e Kenya. Del resto Read my pins: Stories from a Diplomat’s Jewel Box è il titolo del libro che la stessa Albright scrisse nel 2009, e dal canto loro le spille sono state oggetto di una mostra itinerante per anni. Nel 2017 la signora che Saddam Ussein definì «un serpente senza uguali» (definizione che non solo lusingò Albright ma le fece venire l’idea dei messaggi via gioiello) ha recentemente donato la sua collezione al United States Diplomacy Center di Washington, il cui museo sarà completato a breve.

EDIZIONE STAMPATA

 

IN DIRETTA

Piazza S. Pietro

10 dicembre 2019

NOTIZIE CORRELATE