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La via di Cristo

Esattamente un mese dopo l’elezione in conclave Papa Francesco ha nominato un consiglio di cardinali di tutto il mondo per aiutarlo nel governo della Chiesa e in una riforma, con evidenza necessaria, della Curia romana. Un’opera esigente e impegnativa — nel contesto di un mondo attraversato da cambiamenti sempre più rapidi e ai quali Benedetto XVI aveva accennato nella sua dichiarazione di rinuncia al pontificato — che è stata intrapresa senza indugi.

E ora, prima che si compia il primo anno di pontificato, il vescovo di Roma ha creato i suoi primi cardinali e ha istituito un Consiglio e una Segreteria per l’economia. Uomini e strutture che aiuteranno il Pontefice e i suoi collaboratori nell’opera di rinnovamento. Con un metodo, quello della collegialità, caratteristico della Chiesa di Roma, che l’ha rilanciato con il concilio Vaticano II e sempre più sviluppato nel mezzo secolo da allora trascorso.

Sembra voler esprimere questo metodo collegiale anche la circostanza che la prima creazione cardinalizia di Papa Francesco e il documento istitutivo degli organismi per l’economia — frutto di un lungo lavoro appunto collegiale — siano stati preceduti da un concistoro a cui ha partecipato la stragrande maggioranza dei cardinali, venuti a Roma alla vigilia di una festa significativa come la cattedra di san Pietro.

Chiave di lettura di queste decisioni che incideranno nella vita di tutta la Chiesa è quella proposta dal vescovo di Roma. La chiamata è al servizio — ha detto all’Angelus — «perché la vocazione del Vescovo, del Cardinale e del Papa è proprio questa: essere servitore, servire in nome di Cristo». Insomma, con sintesi come sempre efficace, «buoni servitori, non buoni padroni» per andare incontro «alle attese e alle esigenze spirituali degli uomini e delle donne del nostro tempo».

Spiegando il Vangelo il vescovo di Roma ha parlato della santità: «Essere santi — ha detto — non è un lusso, è necessario per la salvezza del mondo». E rivolgendosi in particolare ai nuovi porporati ha ricordato che un cardinale entra a far parte della Chiesa di Roma, non di una corte: «Evitiamo tutti e aiutiamoci a vicenda ad evitare abitudini e comportamenti di corte: intrighi, chiacchiere, cordate, favoritismi, preferenze».

Fu Paolo VI ad abolire la corte pontificia poco dopo il concilio, ma il rinnovamento è una necessità continua e profonda. La fede è infatti una «via» — proprio questa definizione si ritrova nei più antichi testi cristiani — e non «una filosofia, un’ideologia» ha detto Papa Francesco, «una strada da percorrere con Gesù», anzi dietro di lui, sul cammino della croce. Un andare non facile né comodo, ostacolato dalla mentalità del mondo, ma sul quale il Signore «cammina davanti a noi».

Su questa via di Cristo il vescovo di Roma incoraggia i nuovi cardinali, ma più in generale ogni fedele. «Camminare» — ha ricordato — è stata la prima parola della messa celebrata nella Cappella Sistina con i cardinali che lo avevano appena eletto. Su questa strada bisogna andare avanti.

g.m.v.

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15 ottobre 2019

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