Avviso

Questo sito utilizza cookies...
I cookies sono piccoli file di testo che aiuto a migliorare la sua esperienza di navigazione nel nostro sito. Navigando in ogni parte di questo sito lei autorizza l'utilizzo dei cookies. Maggiori informazioni sulla policy dei cookies visualizzando le Condizioni di utilizzo.

La denuncia di suor Margaret

Le denunce si susseguono ormai da anni, ma in India la strage di feti femminili e neonate continua a essere una realtà. Anzi: gli aborti selettivi e gli infanticidi delle bimbe crescono soprattutto nelle aree urbane, superando le barriere di casta, classe, comunità e anche il divario nord-sud. Basti pensare che l’Associazione Medica Indiana stima che ogni anno vengano abortiti cinque milioni di feti femmine. Una nuova accesa denuncia viene ora da suor Devadoss Joseph Margaret, medico e religiosa delle Figlie di Maria Ausiliatrice. «Il dato più allarmante — ha dichiarato — è che l’aborto selettivo prevale anche tra i ceti sociali più alti. Un’altra forma di omicidio femminile consiste nell’infanticidio intenzionale di una bambina entro il primo anno di età: se la piccola sopravvive al feticidio viene abbandonata o gettata tra i rifiuti o nelle discariche. Alcune sono bruciate vive, altre avvelenate, altre invece vengono uccise applicando veleno sul seno della madre. E ancora sappiamo di bambine vendute, torturate e picchiate. Tutta questa malvagità è dovuta all’estremo desiderio del figlio maschio diffuso tra alcune fasce della nostra società». Le bambine che sopravvivono sono comunque penalizzate: prive di istruzione, soggette a lavoro minorile, matrimonio forzato, violenze e vessazioni di ogni tipo. «Per fermare il feticidio e l’infanticidio femminile, liberare le bambine vessate e promuovere i loro benefici generali, dobbiamo innanzitutto fermare i test di selezione sessuale. In secondo luogo, dobbiamo creare un ambiente in cui ogni bambino non ancora nato sia accolto senza alcun pregiudizio di genere. Terzo, dobbiamo ricordare che nessuna società può prosperare quando la metà della sua popolazione viene costantemente trattata in modo inferiore all’altra metà. Quarto: qualunque legge scritta non servirà a nulla se noi, come società, non smettiamo di negare alle femmine la dignità, la libertà e le opportunità che spettano loro. E soprattutto dobbiamo iniziare a considerarle come un patrimonio».

EDIZIONE STAMPATA

 

IN DIRETTA

Piazza S. Pietro

11 dicembre 2019

NOTIZIE CORRELATE