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La via dell’amore

· ​Messaggio pasquale del patriarca Cirillo ·

«Come festeggiare la Pasqua in un mondo oppresso dal dolore e dalla sofferenza, soffocato dalle guerre e dai conflitti, pieno di odio e risentimento? Come cantare “con la sua morte ha calpestato la morte e a quanti giacevano nei sepolcri ha donato la vita”, quando la morte continua a essere la più evidente fine della vita terrena di ognuno di noi?». Se lo chiede il patriarca di Mosca, Cirillo, nel messaggio per la Pasqua che gli ortodossi russi celebrano domenica 1° maggio. 

La Pasqua, scrive, «non abolisce la reale presenza della morte nell’universo, ma il dolore umano e la tragedia della vita terrena sono stati vinti dal Signore Gesù risorto che ha donato a noi, suoi discepoli e seguaci, la speranza invincibile di raggiungere la vita eterna. La morte per noi cristiani non significa più una separazione definitiva, ma un incontro gioioso, l’atteso incontro con Dio».
Cirillo ricorda che Cristo, «primizia di coloro che sono morti» (1 Corinzi, 15, 20), ha mostrato all’uomo l’unica via possibile per il superamento del peccato e della morte, ovvero la via dell’amore: «E questo amore siamo chiamati a testimoniare al mondo, prima di tutto con l’esempio della nostra vita, poiché da questo tutti sapranno che siamo discepoli del Signore, se avremo amore gli uni per gli altri (cfr. Giovanni, 13, 35). L’amore, che secondo le parole di san Paolo è il vincolo di perfezione (Colossesi, 3, 14), è la più alta e più grande virtù cristiana. Quando raggiungeremo l’eternità e potremo vedere lo stesso Signore, la nostra fede diventerà conoscenza e la speranza nella salvezza, per la misericordia di Dio, giungerà al compimento. Tuttavia l’amore “non avrà mai fine” (1 Corinzi, 13, 8) e non cambierà».

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16 dicembre 2019

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