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La via della prudenza

· Riflessioni sul venerabile Giuseppe Lazzati ·

Un’antifona della liturgia prenatalizia chiede alla divina sapienza che ci insegni la via della prudenza. Il venerabile Giuseppe Lazzati era talmente convinto della centralità di tale virtù cardinale che talora amava parafrasare l’antico adagio auriga virtutum molto argutamente: «È la virtù senza la quale nessuna virtù è virtù». Ma non era un gioco di parole bensì cifra del suo stile di vita, sobrio e compassato, mai oltre le righe. Lo si evince pure dalle testimonianze nell’inchiesta canonica. Come durante l’internamento nel lager, a causa della resistenza dopo la caduta del regime, divenuto riferimento per i commilitoni con l’esempio e il coraggio, quando osò appellarsi alle convenzioni internazionali per i prigionieri di guerra senza assumere toni provocatori.

Secondo Lazzati la prudenza cristiana, che non ha nulla a che vedere con la furbizia umana, punta al fine ultimo senza prescindere dai mezzi idonei per conseguire il fine immediato. Perciò richiede un discernimento continuo in base alle reali possibilità di agire. Essa necessita di una intelligenza concreta, non solo speculativa, che è dire una intelligenza pratica in grado di cogliere il fine immediato e conseguentemente scegliere i mezzi idonei per poterlo raggiungere. Non sembri forzato cogliervi una risonanza con il magistero di Papa Francesco: «L’idea — le elaborazioni concettuali — è in funzione del cogliere, comprendere e dirigere la realtà. L’idea staccata dalla realtà origina idealismi e nominalismi inefficaci, che al massimo classificano o definiscono, ma non coinvolgono. Ciò che coinvolge è la realtà illuminata dal ragionamento» (Evangelii gaudium, 232).

In definitiva, per il venerabile Lazzati, la prudenza è «la virtù che rende capaci di dar ragione del modo con cui si deve operare in ogni azione, perché ogni azione raggiunga il suo fine, inteso come fine medio, o come mezzo, per arrivare al fine ultimo. Ogni azione è una scelta. Se si vuol vivere da uomini, e da cristiani, bisogna che ogni azione che si compie sia guidata, in quanto uomo, dalla ragione; in quanto cristiano, dalla ragione illuminata dalla fede. Perché l’azione sia tale, si deve scegliere. La virtù della prudenza cristiana è ciò che dà la capacità di scegliere in modo tale che ogni azione sia secondo la ragione illuminata dalla fede» (Giuseppe Lazzati, La prudenza, Roma, Ave, 1989, pagina 14). Perciò la riscoperta di questa virtù può essere un’utile bussola per affrontare anche le complesse e variegate sfide della società di oggi.

di Piergiorgio Confalonieri, Postulatore della causa

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18 marzo 2019

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