Avviso

Questo sito utilizza cookies...
I cookies sono piccoli file di testo che aiuto a migliorare la sua esperienza di navigazione nel nostro sito. Navigando in ogni parte di questo sito lei autorizza l'utilizzo dei cookies. Maggiori informazioni sulla policy dei cookies visualizzando le Condizioni di utilizzo.

La via della pace

Sono lieto di incontrare il Santo Padre nel cinquantacinquesimo anniversario delle relazioni diplomatiche tra la Repubblica di Corea e la Santa Sede. Insieme al popolo della Repubblica di Corea esprimo il mio profondo sentimento di gratitudine per il solido e fermo sostegno manifestato da Papa Francesco a favore della pace nella penisola coreana. La democrazia trova il suo vero spirito nella vita e negli insegnamenti di Gesù, che si è degnato di abbassarsi dall’alto fino a noi. Egli visse insieme ai poveri, agli emarginati, ai senza potere e agli ammalati. Per Gesù tutte le persone godevano della stessa dignità, indipendentemente dalla loro posizione sociale o dal loro status: ricchi e poveri, uomini e donne.

Il cattolicesimo si affermò in Corea con l’insegnamento che tutte le persone erano uguali in dignità, poiché create a immagine di Dio. Questa antropologia della Chiesa cattolica risvegliò la Corea, il cui sistema sociale era allora fondato sulle caste. Attenendosi fedelmente a questo credo, molti coreani sono stati martirizzati. Anche se il cattolicesimo non era la religione di stato, dalla sacra Scrittura il popolo coreano ha appreso la direzione che la vera democrazia deve percorrere e ha trovato il coraggio di affrontare l’ingiustizia. Durante il periodo della dittatura militare le chiese cattoliche in Corea erano anche santuari e rifugi della democrazia.

Molti sacerdoti si sono impegnati nei movimenti per la democratizzazione, in conformità con la dottrina sociale della Chiesa. I fedeli laici, a loro volta, come uomini e donne della Chiesa nel mondo, ispirati dall’esempio di Gesù, si sono dedicati alla realizzazione della giustizia, della pace e dell’amore. Questo è uno dei motivi per cui la Chiesa cattolica gode di rispetto in Corea. Mentre affrontava la violenza perpetrata dallo stato, la Chiesa in Corea è riuscita a conservare la pace e, in questo modo, ha continuato a ricordarci che la democrazia è essenzialmente la via per il recupero della dignità umana e che quella via deve essere pacifica. Questo insegnamento è stato lo spirito della “rivoluzione delle candele”, bella e pacifica, che ha avuto luogo nel freddo inverno del 2017.

Negli ultimi mesi la preghiera e la benedizione del Santo Padre hanno dato grande incoraggiamento e speranza al popolo coreano nel suo cammino verso la pace. Ho sempre ricordato i messaggi papali che mettevano in evidenza la diplomazia dell’incontro per la riconciliazione, proprio al fine di avviare una nuova era di pace e di prosperità nella penisola coreana.

Io e Kim Jong-un, presidente della commissione degli affari di stato della Repubblica Popolare Democratica di Corea, il mese scorso abbiamo annunciato congiuntamente la storica «Dichiarazione di Pyongyang di settembre». La Corea del Sud e quella del Nord hanno deciso di porre fine al confronto militare. Gli Stati Uniti d’America e la Corea del Nord si sono seduti faccia a faccia, mettendo fine a un’ostilità durata settant’anni. La Corea del Nord ha cessato i test nucleari e missilistici. Inoltre la Corea del Sud e gli Stati Uniti d’America hanno interrotto le esercitazioni militari su larga scala. Sono questi i frutti dell’incontro e del dialogo.

Gesù si è sacrificato per eliminare l’odio, generando la riconciliazione, ed è risuscitato nella pace. Dopo la sua risurrezione, disse ai suoi discepoli «pace a voi» (Giovanni 20, 19). Fino a questi giorni, quando si sono svolti gli incontri tra la Corea del Sud e quella del Nord e si è aperto il dialogo tra quest’ultima e gli Stati Uniti d’America, nel corso della storia ci sono stati molti sacrifici. Ma ora è giunto il momento in cui possiamo trasformare la separazione e il confronto in prosperità, per mezzo della pace.

In occasione della mia visita a Pyongyang nel settembre scorso, anche monsignor Hyginus Kim Hee-jong, arcivescovo di Gwangju, vi si è recato, in qualità di rappresentante della Chiesa cattolica in Corea, per favorire le relazioni tra la Chiesa nel Sud e quella nel Nord. A questo proposito, sono grato alla Santa Sede per la speciale attenzione e per il sostegno garantiti affinché tali relazioni possano svilupparsi ulteriormente. Inoltre, auspico che anche i rapporti tra la Santa Sede e la Corea del Nord possano rivitalizzarsi.

Per realizzare la vera riconciliazione e cooperazione, e anche la pace permanente tra la Corea del Sud e quella del Nord, occorre qualcosa che vada al di là dei cambiamenti operati dalla politica e dal sistema. È necessario inoltre un cuore che ci tenga uniti, gli uni agli altri, come fratelli, non soltanto per la condivisione dei profitti economici.

Nel settembre scorso ho dichiarato, sulla base della mia filosofia governativa che mette al centro il bene della persona, che la Repubblica di Corea deve diventare una “nazione dell’inclusione”. Al riguardo concordo profondamente con le parole di Papa Francesco pronunciate il 14 agosto 2014 incontrando le autorità durante la visita nella Repubblica di Corea: «Il bene comune, il progresso e lo sviluppo devono in definitiva essere non solo di carattere economico ma anche umano». La Chiesa cattolica si è impegnata e si impegna per superare la violenza e l’odio, la discriminazione e lo sfruttamento, l’indifferenza e l’intolleranza, la disuguaglianza e l’emarginazione. Essa, poi, ha la forza e la sapienza che possono lenire il dolore dei tempi, come un raggio di sole nella società buia del materialismo e della competizione illimitata. Essa riflette seriamente su quale tipo di società Gesù desiderasse e si adopera per realizzarla. Credo che la Chiesa cattolica sostenga sempre, con fermezza, una politica dell’inclusione nella penisola coreana.

Io e il popolo coreano portiamo nel cuore le parole che Papa Francesco ha pronunciato all’Angelus del 1° settembre 2013: «La cultura dell’incontro, la cultura del dialogo, questa è l’unica strada per la pace». Noi perseguiremo risolutamente la realizzazione della democrazia, della pace permanente nella penisola coreana e la costruzione di un paese dell’inclusione. Auspico che la benedizione del Santo Padre e la preghiera dei suoi collaboratori accompagnino sempre il cammino del popolo coreano.

di Moon Jae-in
Presidente della Repubblica di Corea

EDIZIONE STAMPATA

 

IN DIRETTA

Piazza S. Pietro

16 settembre 2019

NOTIZIE CORRELATE