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La via del silenzio

· Antonella Lumini intervistata da Paolo Rodari ·

Nella società contemporanea si tende di solito a presentare la religione come un residuo del passato in via di scomparsa o, se nel migliore dei casi, come un’associazione assistenziale per i derelitti. La spiritualità, intesa come ricerca di Dio da vivere come meta della propria vita, non trova più posto. Come non trova più posto il silenzio in un mondo invaso da rumori incessanti, da sottofondi musicali non richiesti, da chiacchiere continue e inutili.

«Donna del silenzio» (monastero di Bose)

Ma esistono accanto a noi persone che, sole o in una comunità monastica, provano a percorrere quella via antica ma sempre nuova che è la ricerca di un rapporto personale con Dio nel silenzio. Persone che magari vivono accanto a noi. È questa la scoperta che ha portato Paolo Rodari a dedicare un libro intervista ad Antonella Lumini (La custode del silenzio, Torino, Einaudi, 2016, pagine 128, euro 15), eremita urbana che vive a Firenze, nel centro della città, dove fino a poco tempo fa lavorava — da poco è andata in pensione — in una antica e importante istituzione, la Biblioteca nazionale.
Lumini spiega con semplicità e modestia questioni spirituali complesse, le sa condividere senza assumere arie di superiorità, senza esagerare il lato misterioso della sua esperienza, anche se «il tocco dello Spirito — dice — arriva sempre in modo misterioso, sorprendente. Bisogna accettare di farsi sorprendere». Si direbbe che ora per lei è diventata chiara la via che ha intrapreso, tanto che può diventare guida per altri.
Rodari scrive, organizza il materiale raccolto con la sua esperienza giornalistica, rende leggibili e comprensibili concetti difficili, ma si descrive sempre nella veste di discepolo, che si fa guidare, talvolta con un po’ di tremore, in questo territorio ignoto del silenzio e dell’interiorità. Ne risulta un libro appassionante, molto attuale, che può attirare anche persone lontane da uno spirito religioso, che può suggerire una nuova chiave per curare infelicità e depressione.

Un libro che nasce dalla miseria spirituale del mondo attuale, ma che porta un segno di speranza: Antonella è convinta che si stia aprendo una nuova era, e dice che «il segno evidente di un tempo nuovo l’ho visto proprio in Papa Francesco. Il suo pontificato è una costante testimonianza di amore, tenerezza, misericordia. Va oltre ogni giudizio».

di Lucetta Scaraffia

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19 settembre 2019

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