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La custodia
di tutti gli uomini

· Il cardinale Sandri sugli ottocento anni di presenza francescana in Terra santa ·

«San Francesco incontra il sultano» basilica di Santa Croce a Firenze (1240 circa)

  La Custodia di Terra santa «è una comunità internazionale» dotata di una «forza profetica capace di far sentire, vivendo in Medio oriente, l’attrattiva della comunione che supera le differenze e le provenienze ma le pone a servizio della testimonianza a Cristo», anche perché «il Vangelo ci chiede di dialogare, se non lo facciamo ci riduciamo a moltiplicare i muri di separazione mentre siamo chiamati a edificare ponti di comunione». Sono alcuni passaggi dell’intervento che il cardinale Leonardo Sandri, prefetto della Congregazione per le Chiese orientali, ha tenuto ieri a Roma, presso la Pontificia università Antonianum, in occasione della conferenza internazionale dedicata a «Il dialogo tra culture e religioni nella promozione della pace: 800 anni di presenza francescana in Terra santa». L’incontro prosegue oggi ad Assisi sul tema «Il francescanesimo in Terra santa, dalle origini alla contemporaneità. Parole e gesti», con interventi di padre Mauro Gambetti, custode del Sacro convento, di padre Giulio Michelini, preside dell’Istituto teologico di Assisi, del sindaco della città Stefania Proietti, e di monsignor Domenico Sorrentino, vescovo di Assisi - Nocera Umbra - Gualdo Tadino. Segue un incontro, moderato dal direttore dell’Osservatore Romano, al quale prenderanno parte padre Patton ed Ernesto Galli della Loggia, storico ed editorialista del «Corriere della Sera», Andrea Maiarelli, archivista e docente dell’Istituto superiore di scienze religiose di Assisi, e padre Giuseppe Buffon, ordinario di storia della Chiesa moderna e contemporanea all’Antonianum. La conferenza, come si può evincere dal tema, è stata organizzata anche per celebrare un anniversario particolarmente significativo, quale sono gli 800 anni di presenza francescana nei luoghi santi.
Secondo il cardinale Sandri, «l’intuizione di Francesco e dei frati suoi compagni infatti ci provoca perché in quella Pentecoste del 1217 in fondo si stabilirono i confini dell’invio dei frati da quella piccola cittadina dell’Umbria: e il confine fu proprio quello di “non avere confini”. L’incontro con Cristo, la conversione e il cammino come discepoli desiderosi di tornare a una vita evangelica coinvolge tutto l’uomo e non può che inviare a tutti gli uomini, proprio come fece il Maestro di Nazareth. L’orizzonte diventa il mondo, perché in Cristo nessuno mi è indifferente o sconosciuto, persino chi è lontano o professa un altro credo». Il bene che Francesco è stato capace di costruire però, ha aggiunto il porporato «non è stato un proposito quasi favolistico di distacco dalla realtà, quanto piuttosto un andare sino in fondo, alle radici di essa, prendendosi carico di quel fardello di speranza e dolore che abita nei cuori degli uomini e delle donne. Ne è prova il “metodo” di presenza che egli ha affidato ai suoi frati chiamati ad abitare nella “provincia d’Oltremare”, come allora erano designati gran parte dei territori che ora fanno capo alla Custodia di Terra santa. È un atteggiamento, quello indicato dal santo di Assisi, che tanto ama Papa Francesco, citandolo sin dalle prime battute del suo pontificato, quando fece la parafrasi di un passo della Regula non bullata. Il Papa lo ha così interpretato: “Predicate sempre il Vangelo, e se fosse necessario anche con le parole”».
Attraverso le scuole e la presenza nelle comunità cristiane loro affidate in Terra santa, «i frati cercano anche di rendere le persone più consapevoli del passato cristiano che li ha generati; il passato e il presente della Custodia sono non solo un impegno per i figli di san Francesco ma offrono numerosi spunti e occasioni di rilancio anche per chi è impegnato nel servizio del bene comune, nella politica, nelle attività sociali, e per tutti coloro che pregando il Salmo ripetono “domandate pace per Gerusalemme, sia pace sulle tue mura, sicurezza nei tuoi baluardi”».

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15 settembre 2019

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