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La cura della testimonianza

· Contro il torpore e la rassegnazione nelle comunità cristiane ·

È appena uscito Liber pastoralis (Brescia, Queriniana, 2017, «Giornale di teologia» 395, pagine 246, euro 14,50). A presentarlo in questo articolo scritto per «L’Osservatore Romano» è lo stesso autore, già preside della Facoltà teologica dell’Italia settentrionale (20o6-2012) e vescovo ausiliare di Milano (2007-2012), dal 2012 vescovo di Novara e dal 2015 vicepresidente della Conferenza episcopale italiana. Oltre gli scritti teologici, tra le sue pubblicazioni ricordiamo La Parrocchia oggi e domani (terza edizione, 2004) e Tempo della festa e giorno del Signore (2012). 

Dietrich Bonhoeffer


Perché un Liber pastoralis? Che cos’è e per chi è pensato tale percorso? Ho custodito l’intuizione di questo libro per molti anni. Il desiderio di por mano all’opera è rinato alla fine del sinodo sulla famiglia e dopo il convegno di Firenze. In quell’occasione Papa Francesco diceva: «Permettetemi solo di lasciarvi un’indicazione per i prossimi anni: in ogni comunità, in ogni parrocchia e istituzione, in ogni diocesi e circoscrizione, in ogni regione, cercate di avviare, in modo sinodale, un approfondimento della Evangelii gaudium, per trarre da essa criteri pratici e per attuare le sue disposizioni».
Questo appello ha risvegliato un ricordo della mia giovinezza, quando mi capitò tra le mani un testo di grande intensità spirituale, dal titolo Seelsorge (“Cura d’anime”) di Dietrich Bonhoeffer. Si trova nel quattordicesimo volume delle sue opere (Dietrich Bonhoeffer Werke, 1996), e appartiene al periodo eroico della formazione dei pastori nel seminario di Finkenwalde, tradotto col titolo Una pastorale evangelica (seconda edizione, 2005). Mi ha sempre suscitato il desiderio di poter dire da cattolico le cose che condivido con Bonhoeffer, di integrare quanto mi sembra parziale, di eguagliare lo stile e la sua scrittura inarrivabili.

di Franco Giulio Brambilla

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21 novembre 2018

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