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Una questione di giustizia

· Il presidente del Pontificio consiglio per gli operatori sanitari a un convegno sulla tubercolosi ·

«La cura dei poveri non è soltanto una questione di carità, ma di giustizia» ed «è nostro dovere far sì che il diritto alla salute sia una realtà per tutti i cittadini». Lo ha ribadito l’arcivescovo Zygmunt Zimowski, presidente del Pontificio consiglio per gli operatori sanitari, intervenendo nei giorni scorsi a un incontro sull’eliminazione della tubercolosi, svoltosi a Roma per iniziativa dell’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) e della European respiratory society.

Il presule vi ha rilanciato uno dei temi al centro del magistero di Papa Francesco, esortando «ad avere una particolare considerazione per i poveri e i deboli». Perché la Tbc colpisce soprattutto «i meno fortunati della società, coloro che sono emarginati, e che per questo sono spesso senza voce».

Infatti nonostante la «Strategia per il controllo» della malattia — avviata una ventina d’anni fa a seguito della dichiarazione del 1993 dell’Oms sulla tubercolosi come emergenza sanitaria globale — abbia prodotto ottimi risultati, non bisogna dimenticare che la malattia continua a uccidere soprattutto «le persone più povere, sia nei Paesi a basso reddito sia in ambienti ad alto reddito».

Secondo stime recenti la campagna dell’Oms — definita «un vero e proprio strumento per la promozione della salute e della dignità umana» — avrebbe permesso di salvare negli ultimi anni almeno 22 milioni di vite, mentre 56 milioni di persone sono state curate con successo. Inoltre, ha ricordato il presule nel suo intervento, «sono stati lanciati e resi accessibili a prezzi agevolati alle comunità a basso e medio reddito nuove ed efficaci tecnologie e farmaci». Eppure, nonostante tali «risultati incoraggianti», ha commentato, sembra ancora lontano l’obiettivo di debellare questa malattia killer entro il 2015.

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