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La cultura d’impresa
per un nuovo umanesimo economico

· Economia francesecana ·

È in termini di «nobile vocazione» che Papa Francesco costantemente si rivolge al mondo delle imprese, esortandolo ad essere «artefice del bene comune e di un nuovo “umanesimo del lavoro”». A questi «piloti nella formazione della moderna società industriale, tecnica e commerciale» (Paolo vi) e a tutti coloro che, a diverso titolo, si occupano di economia il Pontefice ha lanciato l’invito a riunirsi ad Assisi per l’Economy of Francesco (26-28 marzo 2020), allo scopo di ripensare e «ri-animare», alla luce del pensiero economico francescano, gli attuali paradigmi dell’economia e della finanza.

Ripartire, dunque, da san Francesco e dal contributo della scuola ispirata alla sua Regola ove la povertà può definirsi, a buon diritto, come l’altro nome della vera libertà: una libertà senza idoli e ideologie, che si apre fiduciosamente alle novità (di Dio) e investe su un progetto di progresso condiviso e sostenibile. Figure di spicco del pensiero economico francescano, come Pietro di Giovanni Olivi, Duns Scoto e Bernardino da Siena hanno riflettuto, tra l’altro, proprio sul contributo della nascente imprenditoria rispetto al tessuto sociale della comunità di appartenenza. Significativa al riguardo è «una delle più utili prediche» che Bernardino da Siena pronunciò a Campo di Siena nell’estate del 1427. Il tema: le «mercanzie».

La ragione dell’importanza dell’argomento sembra essere un dato acquisito: «Non si può ben vivere se non si fanno l’arti e mestieri [...] — sostiene l’Albizzeschi — considerando quanto necessaria cosa l’arti ne le città e mestieri, e quanto so’ utile cosa, quando s’esercitano lecitamente». Ebbene, come «ben fare e dirittamente» svolgere l’attività commerciale? Dalle «sette circostanze» addotte dal religioso ai suoi concittadini affinché ciò si realizzi, emerge l’identikit dell’imprenditore come di un uomo integro e capace, un uomo, soprattutto, che sa orientare la propria iniziativa a favore de «lo bene comune». È la descrizione del «mercante perfetto» proposta da un altro imprenditore, Benedetto Cotrugli, il quale, nel 1458, suggerisce a colui che intende «arricchirsi con onore» poche, essenziali doti: cultura, equilibrio e onestà, tanto nella vita privata quanto nella sfera pubblica.

Basterebbero questi pochi cenni sul pensiero economico francescano per affermare, senza tema di smentita, che l’approccio ermeneutico francescano rispetto alle istituzioni economico-sociali costituisca un solido riferimento analitico riscontrabile nella Dottrina Sociale della Chiesa rispetto, ad esempio, all’elogio della libera iniziativa e dell’imprenditore: la prima, definita come l’«espressione dell’umana intelligenza e dell’esigenza di rispondere ai bisogni dell’uomo in modo creativo e collaborativo», l’altro, letteramente “colui che prende su di sé”, assumendosi il rischio della competizione economica si pone al «cuore di quella rete di legami [...] che caratterizza la moderna realtà di impresa» (Compendio della Dottrina Sociale della Chiesa).

Scevra tanto da idealizzazioni perfettistiche e utopistiche quanto dalle derive del relativismo etico asservito al totem della massificazione del profitto, la cultura d’impresa prende corpo attorno a quel patrimonio immateriale che conferisce all’impresa l’originale status di «bene di interesse comune» (Papa Francesco). Il saper-far-bene per competere, grazie alla ricerca e all’innovazione di prodotto e di processo, e la propensione a guardare avanti, come orientamento al futuro che evita di compiacersi di quanto si è già realizzato, si uniscono al coraggio e all’intraprendenza, alla genialità e alla costanza, all’abnegazione e alla temperanza: tutto questo è cultura d’impresa. Ma non solo. All’operosità della passione, della progettualità, della fatica e della genialità Papa Francesco invita ad agganciare i valori evangelici dell’ascolto, della condivisione e del servizio, unendo la formazione tecnica con le virtù morali e civiche della solidarietà, della giustizia, della dignità, della sostenibilità. In particolare, scaturiscono dalla libera iniziativa economica i valori della responsabilità e della “leadership del servizio”, nella duplice accezione di virtù individuali, rivolte alla crescita umana del singolo, ma anche come virtù sociali tese allo sviluppo dell’impresa, «comunità di uomini» (Giovanni Paolo ii). E la fede stessa diviene terreno di incontro con l’Amore di Dio e, per mezzo di Lui, con il prossimo.

In tale prospettiva l’economia e la finanza sono ontologicamente etiche, «non per un’etichettatura dall’esterno, ma per il rispetto di esigenze intrinseche alla loro stessa natura» (Benedetto xvi). Si tratta di risvegliare, ultimamente, in seno all’ethos dell’imprenditore, la consapevolezza dell’essere scelti da Dio per un progetto di sviluppo e benessere capace di coniugare profitto e solidarietà, ove ciascuno, portatore di una storia e di un valore intrinseco, unico e irripetibile, costituisce il principio e il fine dell’agire economico.

di Mauro Bontempi
Redazione “Prospettiva Persona”

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