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La cultura dell’abuso
una ferita alla credibilità della Chiesa

· ​Ai vescovi statunitensi il Papa chiede un atteggiamento nuovo per superare la logica del particolarismo e del discredito ·

Negli ultimi tempi la Chiesa negli Stati Uniti d’America è stata «scossa da molteplici scandali che toccano nel più profondo la sua credibilità». Prende le mosse da quest’amara constatazione la lettera inviata dal Papa ai vescovi statunitensi, che all’inizio del nuovo anno sono riuniti a Chicago per gli esercizi spirituali, suggeriti dallo stesso Francesco lo scorso 13 settembre, durante l’incontro avuto con la presidenza della Conferenza episcopale.

La prima e l’ultima pagina del testo originale della lettera

Si tratta — esordisce il Pontefice nella missiva scritta nella sua lingua madre, lo spagnolo — di «tempi burrascosi nella vita di tante vittime che hanno subito nella loro carne l’abuso di potere, di coscienza e sessuale da parte di ministri ordinati, consacrati, consacrate e fedeli laici». Tempi burrascosi, ripete Francesco, e di croce, al punto che «la credibilità della Chiesa si è vista fortemente messa in discussione e debilitata da questi peccati e crimini, ma specialmente dalla volontà di volerli dissimulare e nascondere». Infatti, rimarca il Papa, l’occultamento lungi dal «risolvere i conflitti, ha permesso agli stessi di perpetuarsi e di ferire più profondamente la trama di rapporti che oggi siamo chiamati a curare e ricomporre». Anche perché, fa notare, essi hanno inferto «una ferita profonda nel cuore del popolo fedele», seminando «perplessità, sconcerto e confusione»; e ciò a volte viene usato «come scusa per screditare la vita» di tanti cristiani che invece testimoniano con coerenza la fede nel Vangelo.

Ecco perché, è la raccomandazione del Pontefice, «la lotta contro la cultura dell’abuso» e «la ferita nella credibilità» della Chiesa «esigono da noi un atteggiamento nuovo e deciso». Di più: «la ferita nella credibilità non si risolve con decreti volontaristici o stabilendo nuove commissioni o migliorando gli organigrammi di lavoro come se fossimo capi di un’agenzia di risorse umane». Al contrario, assicura il Papa, «tutti gli sforzi che faremo per rompere il circolo vizioso del rimprovero, della delegittimazione e del discredito, evitando la mormorazione e la calunnia, in vista di un cammino di accettazione orante e vergognosa dei nostri limiti», consentiranno di «trovare cammini evangelici che promuovano» riconciliazione e credibilità. Nella consapevolezza che occorre «smettere di proiettare sugli altri le nostre confusioni e insoddisfazioni», osando piuttosto «metterci insieme in ginocchio dinanzi» a Dio. Con un’ultima esortazione a rifuggire operazioni «di marketing» o di «mera strategia». Del resto, conclude il Pontefice, «il popolo fedele di Dio e la missione della Chiesa hanno già sofferto, e soffrono troppo, a causa degli abusi e della loro cattiva gestione, per aggiungere loro la sofferenza di trovare un episcopato disunito».

La lettera del Papa

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21 novembre 2019

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