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La crisi in Somalia questione continentale

· Il vertice dell'Unione africana a Kampala ·

La XV assemblea ordinaria dei capi di Stato e di Governo dell'Unione africana, in programma da domenica a martedì nella capitale ugandese Kampala, di ordinario ha ben poco, se non nell'accezione negativa che tale termine assume in un continente che registra le più gravi emergenze dell'umanità, dalla guerra al sottosviluppo, dalle malattie alle devastazioni ambientali.

Tra i temi principali ci sono la salute di mamme e gestanti e quella dei neonati e dei minori, oltre a quello dello sviluppo sostenibile dell’Africa a fronte delle sfide interne, della crisi globale e delle potenzialità di un continente che cerca di guardare al suo futuro in un’ottica di unità.

Tuttavia, questi argomenti, e la professione di ottimismo mostrata alla vigilia da molti partecipanti al vertice non potranno cancellare i temi relativi alla sicurezza del continente con particolare riferimento ad alcune aree di crisi. Vale per l’evoluzione politica in Niger, Madagascar e Guinea, paesi che hanno di recente sperimentato pronunciamenti militari e che stanno affrontando la crisi politica che ne è seguita in modi e tempi diversi. Vale per le annose questioni del Sudan e della regione dei Grandi Laghi. Vale soprattutto per la Somalia.

Come detto, alla vigilia dell'incontro a Kampala non sono mancate prese di posizione improntate a ottimismo. In queste si è iscritto l'intervento fatto dal presidente della Commissione dell'Unione africana, Jean Ping, durante la riunione preparatoria tenuta dai ministri degli Esteri. Secondo Ping, infatti, l’Africa è un continente in cammino, nonostante la crisi economica internazionale, il ritardo infrastrutturale e i vari conflitti irrisolti. Le affermazioni di Ping fanno riferimento in particolare al contesto economico, in considerazione del fatto che negli ultimi due anni le economie del continente «hanno mostrato una notevole capacità di resistenza» e hanno ora «un futuro promettente». Ancora una volta, peraltro, Ping ha ribadito la cruciale necessità di sviluppare le reti infrastrutturali un obiettivo al quale da tempo l'Unione africana dedica attenzione e risorse, nella convinzione che la mancata realizzazione e l'insufficiente rafforzamento di infrastrutture — dalle stradali, ferroviarie, marittime, a quelle idriche ed elettriche, per arrivare a quelle telematiche — sia oggi il principale ostacolo alla crescita africana.

A giudizio di molti, anche lo scarso contributo dell’Africa al commercio internazionale (il continente influisce solo per l’1 per cento sulla mole di scambi planetari) sarebbe da imputare proprio all'assenza di infrastrutture e a politiche commerciali antiquate che ostacolano sia il commercio interno al continente che quello internazionale. Sotto questo aspetto ci sarebbe da discutere, dato che allo strangolamento commerciale dell'Africa non sono certo estranee le regole imposte dal nord ricco del mondo, dato che un commercio veramente paritario ridurrebbe di gran lunga i guadagni determinati dalla moltiplicazione artificiosa dei bisogni per aumentare i consumi a basso costo delle società avanzate.

In ogni caso, a ostacolare gli obiettivi di sviluppo restano i conflitti politici e sociali. Sebbene Ping e altre voci continentali sottolineino una dinamica tutto sommato positiva nell'ultimo quinquennio, almeno rispetto agli anni precedenti, i problemi irrisolti restano molti. Tra questi, sarà la crisi somala ad avere particolare attenzione nella riunione nella capitale ugandese. Tra i temi in discussione, infatti, c'è il rafforzamento dell'Amisom, la missione dell'Unione africana in Somalia, probabilmente con una diversa definizione del mandato. In questo senso ha espresso auspici anche Ping, che ha fatto altresì riferimento agli attentati dinamitardi che l’11 Luglio hanno causato più di settanta vittime proprio a Kampala. Come noto, gli attentati in questione sono stati rivendicati da al Shabaab (gioventù, in arabo), il gruppo radicale islamico che guida l'insurrezione contro il Governo somalo, proprio come ritorsione per la partecipazione all'Amisom di soldati dell'Uganda, finora unico Paese insieme con il Burundi a fornire contingenti alla missione.

L'Amisom, inizialmente ipotizzata in 20.000 uomini, da anni è ferma a non più di 4.000 soldati. Da questo vertice dovrebbero uscire novità: Ping, ha annunciato che la Guinea è pronta a inviare un battaglione di rinforzi a Mogadiscio e anche Nigeria, Zambia, Senegal e Ghana starebbero valutando l’invio di propri soldati.

La questione del rafforzamento dell'Amisom, peraltro, non ha aspetti solo militari, ma anche politici. Negli ultimi giorni, l'agenzia di stampa satatunitense Associated Press ha riferito di una serie di rapporti interni dell'Unione africana con accuse ai militari dell'Amisom di aver effettuato più volte bombardamenti indiscriminati in aree residenziali di Mogadiscio. I rapporti prospettano che la missione potrebbe presto perdere il sostegno anche di quella parte della popolazione contraria all'insurrezione. Di fatto, nella capitale somala i civili sono da anni le principali vittime del fuoco incrociato tra gli insorti e le forze governative appoggiate dall'Amisom.

Secondo alcuni osservatori, la crescente aggressività delle milizie di al Shabaab ha spinto i contingenti dell'Amisom — che ancora questa settimana hanno avuto due soldati uccisi — a reagire spesso con modalità giudicate eccessive. Tutto ciò potrebbe avere un peso sulle decisioni che si prenderanno a Kampala. Diverse fonti, oltre alla revisione del mandato dell’Amisom, per consentirle di aumentare il sostegno alle forze governative nel contrastare l’opposizione armata, ipotizzano addirittura la messa a punto di un nuovo piano di battaglia per riportare sotto controllo la situazione in Somalia, giudicata sempre più una minaccia per tutta l’Africa.

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