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La crisi del lavoro è la principale minaccia mondiale

· L’allarme lanciato dall’Ocse e dall’Ilo mentre Sarkozy chiede al g20 una regolazione sociale per tutelare i più deboli ·

La gravità della crisi del lavoro in atto a livello mondiale, con oltre duecento milioni di disoccupati — trenta milioni in più in meno di due anni — è stata sottolineata in un messaggio congiunto inviato ai ministri competenti del g20, riuniti ieri e oggi a Parigi, dall’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (Ocse) e dall’Organizzazione internazionale del lavoro (Ilo). «Vogliamo esprimere la nostra preoccupazione per la gravità della crisi del mercato del lavoro. Intorno al mondo, ci sono duecento milioni di persone senza lavoro, un dato vicino al picco raggiunto nel periodo della grande depressione» del 1929, scrivono il segretario generale dell’Ocse, Angel Gurría, e il direttore generale dell’Ilo, Juan Somavia, nel messaggio indirizzato alla presidenza di turno francese del g20.

La crisi del lavoro colpisce in modo particolarmente forte i gruppi più vulnerabili, tra cui i giovani e i precari, sottolineano Gurría e Somavia, rimarcando che i Governi non possono e non devono ignorare quello che definiscono il volto umano della crisi. Di qui l’appello a porre l’occupazione e la tutela sociale al centro delle discussioni politiche globali: «Torniamo a insistere sulla cruciale importanza di fare della creazione di posti di lavoro una priorità», scrivono ancora Gurría e Somavia.

Secondo i responsabili dell’Ocse e dell’Ilo, la riunione di ieri e oggi a Parigi «offre una grande opportunità per i Paesi del g20 di fornire leadership e dimostrare in modo chiaro l’impegno per rispondere alla crisi del mercato del lavoro».

Ai ministri riuniti a Parigi l’Ocse e l’Ilo hanno presentato anche uno studio dal quale emerge che il rallentamento dell’economia mondiale potrebbe condurre entro il prossimo anno a un ulteriore grave deficit occupazionale fra gli stessi Paesi del g20. L’aggiornamento statistico presentato dall’Ocse e dall’Ilo mostra, inoltre, che se il tasso di crescita dell’occupazione si manterrà al livello attuale, pari all’1 per cento annuo, sarà impossibile recuperare i venti milioni di posti di lavoro persi nei Paesi del g20 dall’inizio della crisi finanziaria ed economica nel 2008. Secondo lo studio delle due organizzazioni, lo sforzo da compiere in questo senso sarebbe relativamente poco oneroso per le economie avanzate. Infatti basterebbe che l’occupazione crescesse a un ritmo pari almeno all’1,3 per cento per poter ritornare entro il 2015 ai livelli antecedenti la crisi. In termini reali, questo tasso di crescita permetterebbe di creare 21 milioni di nuovi posti di lavoro all’anno, di recuperare i posti di lavoro persi dal 2008 a oggi e di assorbire l’incremento della popolazione in età da lavoro. Di contro, l’analisi avverte che in assenza di politiche correttive l’occupazione in realtà potrebbe crescere a un tasso inferiore di appena lo 0,8 per cento fino alla fine del 2012, provocando nei Paesi del g20 la perdita di altri quaranta milioni di posti di lavoro l’anno prossimo e un deficit ancora più grave entro il 2015.

Lo stesso Somavia, incontrando la stampa, ha insistito sulla necessità di agire subito. Secondo il direttore dell’Ilo, occorre assolutamente «dare priorità al lavoro dignitoso e agli investimenti nell’economia reale» e c’è bisogno per questo di una cooperazione forte a livello mondiale e, soprattutto, della consapevolezza che occorre «mettere l’occupazione di qualità al centro della ripresa».

Della gravità della situazione si è detto cosciente il presidente francese, Nicolas Sarkozy, intervenuto ieri alla riunione dei ministri del Lavoro del g20. Preso atto che «le ineguaglianze si sono accresciute», Sarkozy ha esortato i partner del gruppo a istituire una «regolazione sociale» a livello mondiale che ha definito come una «soglia minima di protezione in tutti i Paesi», destinata a tutelare i più deboli. Sarkozy ha sostenuto che il g20 «manterrà la sua legittimità solo se riuscirà a dimostrare la sua efficacia a favore della crescita e dell’occupazione», aggiungendo che «alla regolazione finanziaria, alla regolazione economica, bisogna aggiungere la regolazione sociale».

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