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La crescita statunitense è lenta ed esposta a rischi

· Lo ha ricordato Ben Bernanke durante un’audizione al Senato ·

«Frustrante»: così il numero uno della Federal Reserve, Ben Bernanke, ha definito la crescita dell’economia americana, giudicata ancora troppo lenta ed esposta ai rischi della crisi in Europa. Senza contare un tasso di disoccupazione che — nonostante la recente inversione di tendenza — resta ben «lontano dalla normalità». Di qui l’appello al Congresso a non ostacolare inutilmente la ripresa e a lavorare a un piano di lungo termine che assicuri la sostenibilità dei conti pubblici: questa è la priorità, ha detto Bernanke, sottolineando come la Fed prenderà tutte le misure necessarie per «proteggere il sistema finanziario ed economico americano» dal contagio europeo.

Bernanke, intervenuto nel corso di un’audizione al Senato, è sembrato dunque lanciare la volata al piano taglia-deficit che il presidente statunitense Barack Obama si appresta a presentare la prossima settimana e che, secondo le anticipazioni del «Wall Street Journal», prevede risparmi per 3.000 miliardi di dollari in dieci anni. Risparmi che la Casa Bianca spera di ottenere anche grazie a 1.500 miliardi di entrate fiscali provenienti da un innalzamento delle tasse sui più ricchi. «Abbiamo bisogno di un piano credibile e di lungo termine, e su questo mi appello al Congresso», ha esortato il numero uno della Fed, sottolineando come non siano state ancora intraprese quelle azioni necessarie per riportare il debito pubblico su di un livello sostenibile: «Per raggiungere una stabilità economica e finanziaria — ha aggiunto Bernanke — è necessario stabilizzare il debito e preferibilmente ridurlo nel tempo». Solo questo potrà garantire una crescita più robusta e un drastico calo della disoccupazione. Il piano Obama, le cui principali misure dovrebbero diventare legge prima delle elezioni presidenziali del prossimo 6 novembre, non dovrebbe presentare sorprese. Sul piano delle entrate fiscali — spiega il «Wall Street Journal» il presidente proporrà che circa 750 miliardi arrivino dalla fine delle agevolazioni fiscali dell’era Bush, quelle di cui finora hanno beneficiato le famiglie con un reddito superiore ai 250.000 dollari l’anno. L’altra metà dovrebbe invece arrivare dalla cosiddetta Buffet Rule , secondo cui le famiglie che guadagnano oltre un milione di dollari l’anno non solo saranno private delle attuali deduzioni ma dovranno pagare almeno il 30 per cento di tasse. Il piano dovrebbe prevedere anche la fine di tutta una serie di sgravi fiscali per le società quotate, comprese le agevolazioni per le società petrolifere e del settore dell’energia.

Tra i tagli di spesa — anticipa ancora il quotidiano — anche 248 miliardi relativi al Medicare, il programma sanitario per i più anziani, e 72 miliardi relativi al Midicaid, il programma per le persone disagiate. La fine delle guerre in Iraq e in Afghanistan nel piano del presidente dovrebbe infine portare a un risparmio di 750 miliardi.

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12 dicembre 2019

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