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La Corea del Nord accetta una moratoria sul nucleare

· La svolta del regime comunista collegata alla promessa di aiuti alimentari ·

Positivi segnali di disgelo a nord del 38º parallelo. Con una decisione che potrebbe innescare una vera e propria svolta nei rapporti con l’Occidente e più in generale con la comunità internazionale, la Corea del Nord ha accettato ieri la sospensione di test nucleari, lancio di missili a lungo raggio e arricchimento dell’uranio nell’impianto di Yongboyn, il cuore del programma nucleare del regime comunista di Pyongyang, dando inoltre il via libera all’ingresso degli ispettori dell’Agenzia internazionale per l’energia atomica (Aiea). Il sì alla moratoria — in un Paese dove circa la metà dei 25 milioni di abitanti soffre la fame — è stato sbloccato dall’impegno di Washington all’invio di consistenti aiuti umanitari per l’isolato regime del presidente Kim Jong Un che, a sole due settimane dalla sua presa del potere, sembra così voler condurre il regime comunista fuori da quel cono d’ombra diplomatico in cui da anni è avvolto.

La moratoria secondo il ministero degli Esteri di Pyongyang è legata a una precisa richiesta degli Stati Uniti ed è tesa a «mantenere un’atmosfera positiva» in quelli che vengono descritti come colloqui bilaterali «di alto-livello» con Washington. E gli Stati Uniti — ha precisato il ministero nordcoreano — in cambio della moratoria hanno promesso di fornire 240.000 tonnellate di aiuti alimentari con la prospettiva di intensificare il loro apporto e di dare priorità, una volta ripresi i colloqui a sei, allo stop alle sanzioni contro il regime.

La decisione di Pyongyang apre un cruciale spiraglio per la ripresa dei negoziati sul disarmo nordcoreano con Corea del Sud, Stati Uniti, Giappone, Russia e Cina. Colloqui che il regime comunista abbandonò nell’aprile del 2009, facendo ripiombare la questione nel silenzio. «Spero che l’impegno espresso dalla Corea del Nord a intraprendere alcuni passi iniziali sarà attuato attraverso la denuclearizzazione della penisola»: così si è espresso il segretario generale dell’Onu, Ban Ki-moon, in una nota diffusa al Palazzo di Vetro. L’ex ministro degli Esteri sudcoreano considera incoraggiante la ripresa del dialogo tra Stati Uniti e Corea del Nord e si compiace dei progressi registrati dopo i recenti colloqui a Pechino. Ban Ki-moon incoraggia le parti interessate a intensificare i loro sforzi per risolvere le questioni in sospeso con mezzi pacifici, sottolineando tuttavia l’urgenza di soddisfare al più presto le esigenze umanitarie delle fasce di popolazione più vulnerabili del Paese.

La Casa Bianca considera la moratoria nucleare nordcoreana come «un primo positivo passo», davvero benvenuto ma che «deve essere seguito da azioni concrete». «Si tratta certamente di uno sviluppo notevole, ma abbiamo bisogno di concentrarci su azioni, come pure gli accordi», ha affermato il portavoce Jay Carney. Giappone e Corea del Sud danno il benvenuto all’annuncio sulla moratoria nucleare decisa dalla Corea del Nord. Per Tokyo si tratta di un passo importante, mentre Seoul auspica che Pyongyang faccia ulteriori progressi nei colloqui sul disarmo. Anche il ministero degli Esteri cinese ha espresso oggi in un comunicato la sua soddisfazione per la decisione della Corea del Nord sulle sue attività nucleari e la contestuale ripresa degli aiuti alimentari americani. La Cina «si congratula per il miglioramento delle relazioni tra la Corea del Nord e gli Stati Uniti e per il loro contributo al mantenimento della pace nella penisola coreana». Dal canto suo, la Russia ha accolto favorevolmente la decisione di Pyongyang di sospendere gli elementi chiave delle sue attività nucleari, definendo l’accordo con gli Stati Uniti un passo avanti verso una ripresa dei colloqui a sei.

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