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La conversione laica
della zia Amalia

· Nel romanzo di Desy Icardi ·

«I suoi occhi non erano più in grado di distinguere le lettere sulle pagine, e ora il suo cervello doveva aver escogitato un metodo alternativo per leggere. Che le sue facoltà avessero origini naturali o magiche, lei comunque non ne aveva colpa, per cui decise di metterle a frutto concedendosi una mezz’oretta di lettura olfattiva». Torino 1957: la giovane Adelina viene mandata a studiare in città, dalla zia paterna. Leggere le è sempre piaciuto, ma ora un inspiegabile problema alla vista rende ancor più difficile la già complicata ambientazione nel nuovo mondo torinese.

Dalla copertina del libro

Una ragazzina derisa; la zia vedova, spilorcia, algida e dal torbido passato; un antico e misterioso manoscritto; il colto professore severo e intransigente; l’avvocato squinternato e un notaio senza scrupoli, impazzito dietro un sogno e pronto a sacrificare tutto — dalla moglie alla compagna di scuola della figlia — per realizzarlo. Insomma ci sarebbero gli ingredienti per un ben confezionato romanzotto per signorine. Invece, pagina dopo pagina, L’annusatrice di libri (Roma, Fazi Editore, 2019, pagine 407, euro 16) di Desy Icardi si rivela un libro ben più prezioso.

Giunta a Torino, dunque, se misteriosamente Adelina non riesce più a leggere, altrettanto inspiegabilmente però acquisisce il potere di farlo con l’olfatto. A contatto con un testo, infatti, la ragazzina ne percepisce gli aromi, capaci di proiettare nella sua mente storie e immagini («I personaggi del romanzo ora sfilavano armoniosi in un piacevole carosello di dialoghi, dapprima ovattati e via via sempre più nitidi. Alcune scene venivano proiettate nella sua testa chiare e fluide come le immagini del cinematografo, altre si manifestavano all’improvviso, come lo sbuffo di vapore di un bollitore»). Né per Adelina sembrano esistere più barriere linguistiche: con l’olfatto riesce infatti a leggere anche libri scritti in idiomi stranieri o a decifrare inespugnabili codici criptati. Ma se tutto questo migliorerà il suo rendimento scolastico, la farà però finire in una trappola pericolosa e più grande di lei.

Nonostante Adelina tenti di non fare trapelare nulla, qualcuno scopre la sua straordinaria abilità, tentando di avvalersene per scardinare l’insoluto enigma del manoscritto Voynich, il libro più misterioso della storia umana, redatto in una lingua (o forse un codice) che nessuno è ancora riuscito a decifrare (il nome scelto per il reverendo Edward Kelley, severissimo insegnante della giovane protagonista e studioso di testi antichi, è un omaggio di Icardi all’alchimista inglese Edward Kelley, realmente esistito, uno dei tanti a cui è stata attribuita la paternità del manoscritto).

Se fascino e mistero dei profumi non sono una novità per la letteratura, qui però vi è la particolarità di tratti fortemente autobiografici dietro la genesi del romanzo. Dopo vent’anni di lettura, infatti, un morbo ha iniziato a minare la vista di Desy Icardi. La possibilità di poter continuare a leggere è giunta, improvvisa, con la comparsa degli e-reader, in grado di ingrandire il carattere di scrittura sino a renderlo fruibile anche ai lettori ipovedenti. Icardi ha così riscoperto il piacere di leggere al bar o sul tram, e sarà proprio sulla linea 10 di Torino che nascerà L’annusatrice di libri.

I passeggeri, infatti, la criticano: non sapendo che per lei il supporto tecnologico è il solo modo per leggere ancora, pontificano sul profumo dei libri che solo la carta può trasmettere. All’ennesima elegia, ha raccontato l’autrice, «mi venne l’idea di una storia, la cui protagonista possedesse la facoltà di leggere con l’olfatto. Iniziai a pormi mille domande: cosa potrebbe comportare una simile abilità? Come potrebbe essere messa a frutto? Quale sarebbe la reazione delle persone normali di fronte a tale capacità? Fermata dopo fermata il mio personaggio incominciò a delinearsi, e prima del capolinea aveva già un nome, un’età e una personalità piuttosto definita».

Tra tante suggestioni, L’annusatrice di libri non è solo un romanzo che celebra la grande letteratura — dal Decameron a Don Chisciotte, senza tralasciare Alice nel Paese delle Meraviglie, I Promessi Sposi, Anna Karenina e Jane Eyre — ma è soprattutto un libro capace di dimostrare quanto essa possa aiutare a vivere e a sopravvivere nelle battaglie quotidiane.

All’interno di una trama che si fa via via più appassionante, L’annusatrice di libri è però la storia di una conversione. Quella della zia Amalia, soubrette di avanspettacolo negli anni Trenta e scaltra arrampicatrice sociale, che vivrà gran parte della sua vita infelice — lei, ragazza di campagna diventata ricca signora di città — nella consapevolezza di non aver meritato tutto ciò che ha ottenuto. La presenza di Adelina, il fascino che i libri hanno sempre esercitato sulla donna e la lettura di Bel-Ami compiranno però il miracolo. Amalia riprenderà in mano il suo destino. E deciderà di aiutare la nipote a realizzare il suo sogno, e non quello che altri avevano sognato per lei. «Grazie al cielo un romanzo scritto circa settant’anni prima era riuscito ad aprirle gli occhi. Con gesto sicuro, fece il contratto a brandelli. Forse era per cose come quella, pensò Amalia, che tanta gente amava i romanzi».

di Silvia Gusmano

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23 ottobre 2019

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