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La conciliazione possibile

· Nove donne americane cattoliche e femministe ·

È uno stereotipo diffuso quello di ritenere la religione non al passo con la libertà, in un disaccordo particolarmente marcato se si parla di donne: da questa considerazione è partita la professoressa statunitense Helen M. Alvaré, consultore del Pontificio Consiglio per i Laici, nell’ideare il volume Breaking Through. Catholic Women Speak for Themselves (Huntington, Our Sunday Visitor, 2012, pagine 176), di cui è curatrice. In esso nove donne cattoliche parlano con la loro voce spiegando scelte e posizioni.

Volendo aprire una breccia nel pensiero dominante, le autrici intendono dimostrare non solo la conciliabilità, ma ancor più la vitalità e la forza di essere nella Chiesa cattolica e di vivere al contempo il proprio femminismo. I contributi vertono su questioni già battute (ma mai risolte), come maternità ed equilibrio tra lavoro e famiglia, ma coinvolgono anche temi inconsueti. È il caso del ruolo e della collocazione nella Chiesa (e nella società) delle donne single, cioè non sposate e non religiose.

Marie Anderson, ad esempio, racconta la sua storia di donna, moglie, madre e soprattutto medico. Un medico che passo dopo passo si è convertita da una medicina che “toglie” a una medicina che cura, comprendendo sul campo la saggezza della Chiesa, il senso e il significato delle sue indicazioni. Dal canto suo Mary Devlin Capizzi, avvocatessa di Washington con sei figli, rimanda al mittente le critiche mossele da alcune donne secondo cui il suo lavoro la renderebbe una moglie peggiore, una madre degenere e una cattolica di serie b. «Il cattolicesimo non considera il lavoro fuori di casa come la mera risposta alle necessità economiche o a una falsa vocazione».

La testimonianza di Elise Italiano (che dimostra come la Bibbia di una donna single possa anche non essere Sex and the City ) è veramente interessante. Specie quando insiste sull’arricchimento che verrebbe insieme alla cultura e alla Chiesa se la donna single, identità misconosciuta e mal rappresentata in entrambe le sfere, venisse adeguatamente considerata.

In The Sexual Abuse Scandal. The Great Wound of Our Era and Its Challenge , Rebecca Vitz Cherico ricorda come le donne abbiano sofferto ai piedi della Croce sin dai primissimi giorni della vita della Chiesa, quando i più avevano abbandonato Gesù. «Abbiamo bisogno di ciò di cui abbiamo avuto bisogno in altri momenti di crisi: primo, un apprezzamento più vero, puro e autentico di Cristo e della Chiesa; secondo, un adeguato impegno al rinnovamento, che inizia con il tentare ogni restituzione piena a ogni singola vittima».

Quel che è veramente interessante del libro nel suo complesso è il ruolo svolto dal Magistero nell’aiutare queste donne a trovare risposte alle ineludibili domande dell’esistenza. Un insegnamento vissuto inizialmente con sospetto da parte delle autrici, capaci però poi di andare alla ricerca della verità nel loro cammino. La scoperta della forza e della attualità della morale cristiana diventa così il faro del loro essere insieme donne, cittadine, cattoliche e femministe.

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27 gennaio 2020

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