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Maduro isolato
dalla comunità internazionale

· Dopo l’insediamento dell’assemblea costituente in Venezuela ·

 La comunità internazionale sta seguendo con grande preoccupazione l’evolversi della situazione in Venezuela, dove la tensione è altissima dopo l’insediamento della controversa assemblea costituente voluta dal presidente Nicolás Maduro, malgrado le proteste di piazza che si sono registrate per mesi provocando oltre cento morti.

Una manifestazione della comunità venezuelana residente in Messico contro la costituente (Afp)

Alla netta condanna degli Stati Uniti e dell’Unione europea, che si sono rifiutati di riconoscere la legittimità del nuovo organismo e hanno rilevato come l’atteggiamento del governo di Caracas abbia peggiorato la situazione nel paese, si è aggiunta ora quella della Francia. Parigi ha fortemente stigmatizzato l’atteggiamento delle autorità venezuelane evidenziando che la violenza si è aggravata negli ultimi mesi. Il dialogo, si legge in una nota dell’Eliseo, «è l’unica via possibile».

Per oggi, inoltre, è attesa la decisione dei paesi del Mercosur che dovranno stabilire se far scattare la cosiddetta “clausola democratica” e dunque se applicare sanzioni al Venezuela per aver violato i principi democratici. Il presidente argentino, Mauricio Macri, ha detto che il Venezuela «deve esser sospeso definitivamente dal Mercosur» perché «quello che sta succedendo in quel paese risulta inaccettabile». Oltre all’Argentina, anche il Brasile e il Paraguay sembrano orientati a imporre sanzioni. L’Uruguay non ha ancora sciolto la riserva.

Gli oppositori non accettano che l’assemblea costituente — sulla cui elezione pende il sospetto di brogli elettorali — abbia esautorato il parlamento (controllato dall’opposizione) e abbia la totale libertà di riscrivere la carta fondamentale del Venezuela, concedendo di fatto un potere assoluto a Maduro. Il presidente ha comunque chiesto ai suoi di non «cadere nelle provocazioni» aggiungendo che l’inizio dei lavori della costituente favorirà «la riconciliazione e la pace», invitando le forze dell’ordine ad astenersi dall’uso «sproporzionato ed eccessivo» della forza. Malgrado le dichiarazioni del presidente, però, non lontano dalla sede del parlamento, la guardia nazionale ha lanciato ieri gas lacrimogeni contro un gruppo di manifestanti dell’opposizione utilizzando anche pallottole di gomma per disperdere un corteo. L’opposizione è riuscita a mobilitare solo un numero ridotto di simpatizzanti perché il timore di violenze è sempre più forte. Dal primo aprile, quando il governo di Caracas ha annunciato la decisione di far votare una costituente, si sono contati 121 morti, circa 2000 feriti e oltre 5000 persone arrestate.

Nel tentativo di allentare la tensione, le autorità venezuelane hanno rilasciato il sindaco di Caracas, Antonio Ledezma, uno dei principali oppositori al governo di Maduro, concedendogli il ritorno agli arresti domiciliari. Resta invece in carcere l’altro leader dell’opposizione, Leopoldo López, esponente principale del movimento Voluntad Popular. Secondo i manifestanti, circa seicento persone sarebbero state arrestate per reati d’opinione.

Ieri si è inoltre registrato un nuovo intervento dell’arcivescovo di Caracas, cardinale Jorge Urosa Savino, il quale ha chiesto che cessi la repressione. «Ci sono i cittadini che sono stati uccisi e feriti dai militari venezuelani e presumibilmente da truppe armate che agiscono illegalmente e in modo criminale. Questo è totalmente intollerabile». Urosa Savino ha quindi rinnovato «l’appello serio alla Forza armata nazionale bolivariana perché si metta dalla parte della costituzione».

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08 dicembre 2019

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