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La comparsa
che divenne protagonista

«Posso restare una comparsa, sopravvivere in qualche battuta, non esistere nemmeno, come succede spesso quando ci sono dei tagli da fare, il tempo stringe e i soldi per l’allestimento sono pochi. A me interessa vivere, non essere un nome a grandi lettere su un cartellone. È sempre stato così, per me, tutta la vita. La mia vita vera, voglio dire, non quella che ritorna sul palcoscenico ogni volta che qualcuno la racconta, in mille paesi, al cinema, nei racconti per bambini, dietro al sipario delle marionette, nelle note scritte in piccolo ai bordi della pagina, tradotta in quasi tutte le lingue conosciute. È stato così fin da subito, appena uscita dall’infanzia, tutta la vita».

Giovanna Mangiù interpreta Rosalina

È la reverenda madre Rosalina a parlare, lei, la suora protagonista dello spettacolo teatrale scritto con grande maestria da Silvia Guidi, giornalista del servizio culturale dell’Osservatore Romano, che — per sua stessa ammissione — soffre di una vera e propria dipendenza da Dante, Shakespeare, David Foster Wallace ed Elena Bono. Un Olimpo di figure ispiratrici, tutte in qualche modo presenti in controluce nell’atto unico Rosalina - come la polvere e il fuoco, in cui la prima fidanzatina di Romeo, una Capuleti anch’ella, racconta la sua storia.

Personaggio letterario rimasto per secoli muto sullo sfondo della scena — da Shakespeare a diverse versioni cinematografiche di Romeo e Giulietta, come quella di Franco Zeffirelli (1968) o la più recente Still Star-Crossed di Heather Mitchell (2017) — Rosalina trova ora voce grazie alla penna di Guidi: in apparenza riottosa, ma in realtà felice di raccontarsi, la protagonista del monologo propone una lunga e appassionata riflessione sulla vita e sulla fede, sulla vocazione e sull’amore, sull’amicizia, su Dio e sul perdono («Si perdona sempre tutto o quasi. Si perdona sempre tutto, salvo le cose importanti»).

La decisione di entrare in convento si è materializzata lentamente, «poco per volta». All’inizio «era un pretesto per studiare; imparare a leggere e scrivere, ascoltare le lezioni del precettore insieme ai ragazzi di casa, imparare a leggere la musica non mi bastava. Volevo capire come funzionano le cose, volevo toccare il segreto riposto sotto la pergamena porpora dei libri, toccare il cuore incandescente che trema nella musica più bella. Pensavo: posso sempre dire che ci ho ripensato, i miei mi vogliono bene, non se la prenderanno troppo scoprendo che in fondo li ho ingannati. (…) Ero tranquilla, avrei fatto marcia indietro all’ultimo momento, potevo decidere quando e come fare marcia indietro e tornare nel mondo, in mezzo a tutti gli altri, questo mi dava sicurezza. Questo mi dava sicurezza, capisci? Mi faceva sentire grande e responsabile, padrona di me stessa, diversa dalle altre ragazzine, schiave di un cognome e di un’alleanza influente. Poi, lentamente, mi sono accorta che era esattamente quella la vita che volevo, la biblioteca e la sveglia delle lodi, e il Magnificat e i salmi del vespro, perfino il turno in cucina in mezzo a montagne di sedani, di rape e carote, o le serate a ridere in mezzo alle altre con i mucchi di piatti da lavare».

Che poi — riflette con profondità e senso critico Rosalina, abituata a mettersi e rimettersi alla prova e in discussione, che si tratti dell’amicizia con Giulietta o del rapporto con Dio — decidere e scegliere non sono in realtà gli assi portanti della condizione umana. «Decidiamo pochissimo durante il percorso della vita. Solo un inverosimile complesso di superiorità ce lo fa dimenticare. Decidiamo pochissimo, basta guardare nel giardino sotto casa per capire». Nel lasciarci il suo testamento spirituale, Rosalina è serena, forte del fatto che lei — monaca di clausura — ha in realtà vissuto più intensamente non solo della rana dalla bocca larga Mercuzio e dello sbruffone tutto chiacchiere e distintivo Tebaldo, ma anche di tutti i Capuleti e i Montecchi, di ieri e di oggi, messi insieme.

L’idea di dar vita a Rosalina non è stata per Guidi — che è anche autrice radiofonica e ha all’attivo altri testi teatrali andati in scena nel tempo — un fulmine a ciel sereno. Da anni, infatti, la giornalista nata a Firenze collabora con la Sicamore T Company, una compagnia teatrale nata da un blog di fanatici shakespeariani. Il progetto era quello di mettere in scena come protagonisti diversi personaggi secondari e muti del commediografo inglese: Rosalina - come la polvere e il fuoco è nata così.

«Sono suora, non santa, non è automatico diventarlo, per nessuno, bisogna vivere, innamorarsi, odiare, attraversare mille trappole, sbattere il naso in cento strade senza uscita, imboccare vicoli morti, uscirne fuori, sbagliare, lasciarsi perdonare, poi sbagliare ancora, rischiare sempre, non nascondersi mai dietro una formula precotta, non evitare mai le cose che bruciano davvero. Il segreto è rischiare, vivere, e non lasciarsi intimidire da quanto fanno male le ferite, non fermarsi, non perdere tempo a commentare, mai perdersi in analisi, mai fermarsi a calcolare. Mai fare bilanci, ti inceppano la strada, lacrime e sangue ma soprattutto non stancarsi di rischiare».

L’atto unico di Guidi è finora andato in scena a marzo al teatro L’Istrione di Catania e il 22 aprile a Verona, nell’ambito del festival Shakespeare 2018. A Roma dovrebbe arrivare dopo l’estate. Con la regia di Michele Giovanni Cesari (classe 1980), è Giovanna Mangiù, una giovane attrice non credente, a dar volto e corpo a Rosalina, in un’interpretazione rigorosa e molto efficace. Per dare attualità al monologo e scongiurare sdolcinature o sentimentalismi, per la colonna sonora sono state scelte musiche elettroniche del compositore messicano Murcof. E Cesari, dimostrando di essere entrato in perfetta sintonia con l’autrice, ha aggiunto al testo — oltre che un video — brani di Pirandello e poesie di Khalil Gibran, Meister Eckhart e Rilke.

Nel finale, la Rosalina di Guidi rivela il nome che ha scelto una volta entrata in convento. È ora madre Veronica, che significa immagine vera. «Dimentica pure tutto il resto — dice in chiusura la religiosa allo spettatore — ma ricorda questo: non sono “quella che si è rovinata la vita facendosi suora”, sono Veronica, immagine vera di quello che c’è adesso e di quello che ci sarà dopo».

di Giulia Galeotti

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25 agosto 2019

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