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La clava e il bulino

· ​Sull'epica finale di Wimbledon 2019 ·

La clava e il bulino. Si sono incrociati domenica 14 luglio nella nella finale di Wimbledon, lapiù lunga della sua storia, pur punteggiata e nobilitata d altri scontri di respiro epico. È durata 4 ore e 57 minuti. Se si fosse protratta — vista l’eccelsa qualità del tennis sfoggiata dai due fieri contendenti — nessuno se ne sarebbe certo dispiaciuto. Tutti, infatti, avrebbero voluto che continuasse all’infinito, per giunta senza che l’uno o l’altro perdesse. Ma la legge dello sporto è spietata: il vincitore c’è stato, il serbo Novak Djokovic, che ha sconfitto lo svizzero Roger Federer con il punteggio di 7-6, 1-6, 7-6, 4-6, 13-12 (7-3): è la prima volta che il titolo di Wimbledon viene assegnato con la nuova regola del ti-break sul 12-12 al quinto set. 

Ha vinto chi brandiva la clava, Djokovic, il quale ha avuto la meglio su chi incideva, con grazia soave, col bulino. Federer, a tratti, ha elaborato anche dei ricami, sua cifra stilistica da oltre vent’anni, e il pubblico è andato in delirio. Un pubblico, va detto, non sempre sportivo: la maggior parte tifava per lo svizzero non risparmiando manifesti mugugni quando il serbo, sicuramente meno elegante dell’avversario, ma sempre solido e lucido, metteva a segno colpi vincenti, anch’essi di magistrale fattura.
La partita, di memorabile intensità, si è dipanata sotto gli occhi dei reali inglesi: il principe William e la consorte Kate hanno presieduto alla cerimonia di premiazione, e non è certo sfuggita, anche allo spettatore meno attento, la carezza di Kate allo sconfitto. Anche lei, forse, parteggiava per chi usa la racchetta come fosse un bulino.
È doveroso comunque sottolineare che chi brandiva la clava si è dimostrato, ancora una volta, un confortante esempio di sportività. Nel riconoscere i meriti del rivale, Djokovic ha definito Federer «uno dei più grandi tennisti di tutti i tempi, per il quale ho molto rispetto». Ed ha aggiunto che «nessuno dei due avrebbe meritato di perdere». Per Federer, trentasettenne, quindi non più “giovanissimo”, potrebbe essere stata l’ultima finale di Wimbledon. L’anagrafe non è dalla sua parte. Al giornalista che gli ha chiesto se è stata una finale da ricordare, ha risposto: «Io cercherò di dimenticarla». Ma se gli anni cominciano a essere tanti, troppi, è pur vero che il suo talento e la sua classe potrebbero continuare a rivelarsi “armi vincenti”, capaci, anche in futuro, di irridere le ingiurie del tempo che passa.
Federer cercherà dunque di dimenticare la finale. Sarà difficile che ci riuscirà, mentre è impossibile che rimuoverà dalla mente quei due match-point a suo favore che non ha saputo sfruttare e che, se messi a segno, lo avrebbero consegnato definitivamente alla leggenda. Alla quale, a pensarci bene, nonostante la bruciante sconfitta di ieri, in parte già appartiene.

di Gabriele Nicolò

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20 agosto 2019

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