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Legati da una cintola

Leggenda, storia fantastica, espressione di fede, ma soprattutto forte simbolo identitario: alla reliquia del Sacro Cingolo, la Cintola della Vergine Maria custodita nel Duomo di Prato, è dedicata la mostra «Legati da una cintola — L’Assunta di Bernardo Daddi e l’identità di una città» che sarà inaugurata giovedì 7 settembre e resterà aperta fino al prossimo 14 gennaio. 

Bernardo Daddi Predella  con scene della Storia  della Cintola (particolare  1337-1338)

Oltre sessanta opere, con al centro la ricostruzione della pala di Bernardo Daddi che tornerà a farsi ammirare nella sua interezza, una ricca serie di dipinti, sculture e miniature per raccontare la città e il suo patrimonio di cultura e bellezza e restituire il fascino di una storia che si legge come una favola. L’allestimento, organizzato dal comune di Prato in collaborazione con la diocesi di Prato, a cura di Andrea De Marchi e Cristina Gnoni Mavarelli, inaugura i nuovi spazi espositivi del museo recuperati nell’attiguo edificio dell’ex Monte dei Pegni. L’origine del culto della sacra cintola affonda le sue radici nel XII secolo. La leggenda si basa su un testo apocrifo del V-VI secolo e vuole che la cintura, consegnata a san Tommaso dalla Madonna al momento dell’Assunzione, sia stata portata a Prato verso il 1141 dal mercante pratese Michele e da questi donata in punto di morte, nel 1172, al proposto della pieve. La Cintola è una sottile striscia di lana finissima, lunga 87 centimetri, di color verdolino, broccata in filo d’oro con ai capi due cordicelle per legarla. Fra Due e Trecento la reliquia assurse al ruolo di vero e proprio segno dell’elezione della città, santificata da una così preziosa vestigia miracolosamente giunta dalla Terra santa, e divenne motore delle vicende artistiche pratesi. Precursore della diffusione al di fuori dei confini locali del mito fu probabilmente lo scultore romanico conosciuto come Maestro di Cabestany.

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21 ottobre 2019

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